DELLY.
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IL CANDELABRO DEL TEMPIO.
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1958. Casa Editrice A. Salani, FIRENZE.
I ROMANZI DELLA ROSA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Per una misteriosa ragione il bellissimo e orgoglioso Gilberto di Hornstedt, principe di Hornstedt-Iffigen,  obbligato dal padre morente a sposare la bellissima Myriam di Wrmstein, sul cui nome grava una macchia indelebile. Gilberto affronta il destino che gli  imposto, ma il matrimonio rimarr segreto, e non vedr pi la moglie. Una srie di vicende e di Intrighi avvolge allora la bella Myriam.
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Gli Autori.
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Delly  in realt uno pseudonimo collettivo, adottato da Jeanne-Marie Petitjean de la Rosire, nata ad Avignone il 13 settembre 1875, e suo fratello Frdric Petitjean de la Rosire, nato a Vannes nel 1876. I romanzi di Delly furono estremamente popolari fra gli anni dieci e gli anni cinquanta del 1900; alcuni di essi si collocano fra i pi grandi successi editoriali dell'epoca. Jeanne-Marie e Frdric erano figlia e figlio di Ernest Petijean, militare di carriera, e di sua moglie Charlotte Gaultier de la Rosire. Trascorsero la loro infanzia a Vannes, trasferendosi poi a Versailles quando il padre and in pensione. 
Marie consacr la propria vita alla scrittura, dando il via a una notevole produzione letteraria , la cui pubblicazione inizi nel 1903 con il romanzo Dans les ruines. Il contributo del fratello Frdric fu fondamentale, oltre che nella scrittura, nell'abile gestione dei contratti di edizione con le varie case editrici. Il ritmo di produzione dei romanzi - ne furono pubblicati pi di uno all'anno fino al 1925 - e l'ottimo ricavo delle vendite assicurarono ai due una vita agiata, che per non imped loro di restare nell'ombra, sconosciuti al pubblico e alla critica. L'identit di Delly, infatti, fu rivelata solo dopo la morte di Marie, nel 1947, due anni prima di quella del fratello. Marie e Frdric Petijean lasciarono una parte delle loro ricchezze e tutti i loro manoscritti alla Socit des gens de lettres, per fini assistenziali rivolti agli scrittori malati e in difficolt. Una sala dell'Htel de Massa, sede della Socit des gens de lettres, porta il nome di "Sala Delly". 
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IL CANDELABRO DEL TEMPIO.
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PARTE PRIMA.
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Capitolo 1.
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- Finalmente ecco un po' di sole! -
Dicendo queste parole, Carolina d'Eichten
si alz e si avvicin alla finestra aperta:
sporse fuori la testa bionda e la ritir quasi
subito perch una goccia d'acqua aveva avuto
l'indiscrezione di caderle sopra la bianca
fronte incorniciata di ricciolini ben accomodati.
- Sarebbe bello fare una passeggiata, Gilberto,
dopo aver calzato naturalmente delle
scarpe grosse, - aggiunse volgendosi verso
l'interno della stanza, un bel salotto pieno
di mobili antichi di gran valore.
Una signora sulla quarantina, bionda e
robusta, vestita di seta nera, ricamava seduta
vicino a un giovane che sfogliava un
vecchio libro dalla rilegatura scolorita. Alle
parole di Carolina quest'ultimo alz la testa,
e i suoi occhi di un celeste cupo e dallo
sguardo pieno di volont, s'addolcirono un
poco posandosi su quel visetto fresco che si
volgeva a lui con espressione supplichevole.
- Sono a vostra disposizione, Carolina:
ma prima andr un momento a chiedere notizie
di mio padre. -
Cos disse e, posato il libro sulla tavola
vicina, si alz mostrando la sua bella figura
alta e slanciata, resa ancor pi elegante da
un vestito di taglio perfetto.
Egli non aveva davvero la bruttezza proverbiale
dei conti di Hornstedt: da sua madre,
un'ungherese famosa per la sua bellezza,
aveva ereditato i lineamenti, la folta capigliatura
scura a larghe onde e quei begli occhi
che gli ammiratori della bella contessa
dichiaravano con entusiasmo risplendenti
delle stelle.
Aveva preso invece dal padre il portamento
altero della testa, la rara intelligenza
e l'orgogliosa volont che gli si leggeva subito
sul viso.
- Sono molto inquieto per la sua salute, -
continu avvicinandosi alla signora.
- Questo viaggio alla capitale l'ha proprio abbattuto.
- Che pazzia stancarsi cos, - osserv questa
alzando gli occhi dal lavoro - quando
i dottori gli raccomandano invece il riposo
assoluto! Sembrava proprio che per nessuna
ragione egli potesse fare a meno di rispondere
all'appello di quel conte Wrmstein col
quale  rimasto in relazione anche quando
questi, per le sue eccentricit, per le sue teorie
esaltate, e soprattutto per quel suo matrimonio
con la figlia d'un miserabile strozzino,
di un usuraio odioso,  divenuto un
essere abietto, degno del disprezzo dei suoi
pari! -
Mentre la contessa Sofia di Hornstedt diceva
queste parole, un profondo disprezzo si
dipingeva sul suo largo viso roseo coperto
da un leggiero strato di cipria.
- Certo, zia, non ho capito neanch'io
come mio padre, che  cos severo su ci che
riguarda l'onore, abbia potuto conservare dei
rapporti, bench lontani, con quell'uomo:
ma pare che questi gli abbia reso una volta
un gran servigio; e deve essersi trattato di
una cosa ben importante se mio padre si 
creduto in dovere di rispondere all'appello
di un tale uomo che lo chiamava al suo letto
di morte, e ha fatto ci col rischio di compromettere
la sua guarigione gi cos lenta.
- E cos  avvenuto: il dottor Blck sembrava
molto preoccupato stamani, Gilberto.
- Quel bravo dottore, per,  il pessimismo
in persona!... - disse Carolina con un
sorriso che scopr i suoi bei denti. - Sono
sicura che, se mi facessi visitare, scoprirebbe
anche a me chiss quante malattie! -
Lo sguardo di Gilberto si pos divertito
sulla bella ragazza che stava leggermente
piegata verso di lui con la figurina snella
chiusa in un vestito elegante, il viso roseo
e gli occhi brillanti, vera immagine della salute.
- Bisognerebbe in questo caso che egli
fosse proprio cieco; l'aria di Hoendeck vi ha
fatto molto bene, Carolina.
- Oh, s,  vero: Hoendeck  un paradiso
per me! - disse la ragazza con calore.
Un leggiero rossore di confusione le copr
a un tratto le guance, e le bionde ciglia si
abbassarono un istante sugli occhi che guardavano
con dolcezza Gilberto.
Un sorrso leggermente ironico incresp le
labbra del giovane.
- E noi siamo proprio felici, credetelo,
Carolina: il nostro vecchio Hoendeck  orgoglioso
della vostra preferenza. Ma voi, purtroppo,
l'abbandonerete tra pochi giorni...
- Il mio tutore vuole assolutamente che
io stia un po' con lui a Marienbad: non posso
rifiutarglielo, non vi pare?
- Certo. Ma l, tra i piaceri mondani, dimenticherete
presto Hoendeck. -
Un commosso rimprovero apparve nei grigi
occhi della fanciulla.
- Oh, Gilberto, come potrei dimenticare
che posto tiene Hoendeck nella mia vita? 
qui che, povera orfanella, sono stata raccolta,
e con quale bont!  grazie a tutti voi
che ho potuto conoscere le gioie della famiglia,
la felicit... E voi potete pensare che
potrei dimenticare tutto questo?... Mi conoscete
dunque cos poco, Gilberto? -
Egli si mise a ridere, senza ironia questa
volta, prendendo la manina bianca di lei.
- Non vi disperate! Scherzavo, Carolina:
ma, in quanto a conoscervi bene... Si pu
forse conoscer mai il cuore di una donna?...
- Ecco lo scettico! Lo sentite, cara madrina?
- Ma s, lo sento, piccola! - rispose la
contessa Sofia che considerava con un sorriso
soddisfatto quei due giovani l a pochi passi
da lei. - Gilberto scherza, - disse - perch
veramente  cos facile di leggere nel vostro
giovane cuore, limpido come il pi puro
cristallo! -
Gilberto scoppi in una risata un po'canzonatoria
e Carolina gli fece eco.
- Ecco la zia che si slancia nelle metafore!
Un cuore di cristallo! Proprio bello!
- Come sei poco serio, Gilberto, - disse
la contessa cercando di mostrarsi offesa.
Gilberto abbandon subito la sua aria
gaia figurando di diventar serio.
- Poco serio, io?.., Non  davvero quello
che mi dicono alcuni miei amici quando mi
rifiuto di unirmi alle loro follie. E ho gi,
cara zia, un rispettabile bagaglio di riflessioni,
di scetticismo e anche di delusioni.
- Delusioni? Chi dunque ve n'ha date,
Gilberto? - esclam la signorina d'Eichten
con vivacit.
- Non certo voi, Carolina, rassicuratevi, -
rispose Gilberto con tono mezzo serio e
mezzo scherzoso. - Ma durante questi due
inverni che ho passato in gran parte nella
capitale, a Corte, ho osservato e studiato
molte cose, e sono arrivato alla conclusione
che nel mondo esiste un gran numero di persone
cattive.
- Oh, Gilberto!... - esclam la contessa
con aria scandalizzata. - Ho proprio paura
che tu ti faccia parecchio danno con codeste
abitudini di giudicare senza indulgenza anche
le pi alte personalit.
- Fate forse allusione alla predizione del
vecchio principe Storm, di quell'impeccabile
cortigiano, che mi ha dichiarato solennemente
che io non riuscir mai alla Corte?
 possibile: ma in ogni caso nessuno trover
in me un adulatore, statene certa. Carolina,
preparatevi intanto. Vado da mio padre e
torno qui tra dieci minuti. -
Egli si diresse verso una porta, l'apr, attravers
un salone decorato con un lusso antico
e severo ed entr in una galleria dal
pavimento di marmo rosso e bianco, illuminata
da un lato da grandi finestre che gettavano
la loro luce sui quadri appesi alla parete opposta, ritratti
degli antenati di Gilberto.
Eran tutti l, gli antichi Hornstedt, gli
uomini rossi, come li avevano soprannominati.
Infatti eran pochi quelli che non avevano
capelli e barba di questo colore. Quasi
tutti avevano lo stesso portamento altero e
sembravano considerare con orgoglio quel
giovane, loro discendente, che passava davanti
a essi elegante, pieno di vita, altero
gi come un vero Hornstedt.
In fondo alla galleria, bench si fosse in
piena estate, era acceso un gran fuoco di legna
nell' immenso camino di pietra scolpito.
Vicino a questo, era seduto un uomo dal
magro viso incavato dal male: aveva le gambe
rinvoltate in una coperta e un continuo
tremito gli agitava le mani scarne che tenevano
il giornale.
Avvicinandosi, Gilberto gli domand con
tono premuroso:
- Come vi sentite questo pomeriggio,
babbo?
- Un po' meno debole, forse, Gilberto;
ma non riesco a smettere di tremare. -
Gilberto si chin ad accomodargli sulle ginocchia
la coperta che era un po' scivolata
gi, e disse:
- Ma, freddoloso come siete voi, stareste
meglio in un'altra stanza invece che in questa
galleria, mi sembra.
- No, perch ho bisogno d'aria, di molta
aria. -
Ed egli si pose le mani sul petto che si
sollevava lentamente.
- Il dottore vi ha sgridato anche stamattina
per la vostra imprudenza, non  vero,
babbo? - disse Gilberto prendendo una sedia, per sedersi vicino al malato.
Il conte di Homstedt ebbe un vago sorriso.
- Non me lo perdoner mai, Gilberto!...
Povero Blck! Sembrava cos furioso! Ma
io non potevo evitare questo viaggio. -
Tacque e fiss lo sguardo sopra le fiamme
che lambivano i ciocchi nel camino.
Le labbra di Gilberto ebbero una piega sdegnosa.
- Non potr mai ammettere che nel vostro
stato di salute abbiate intrapreso un tale
viaggio per soddisfare il desiderio di un
uomo come quel Wrmstein!
- Era morente e io non potevo assolutamente
rifiutarmi. -
La voce del conte divenne un po' roca e dei
brividi gli passarono sul viso.
-  stato mio amico e mi ha reso in altri
tempi un servigio, un immenso servigio. Non
potevo dimenticarlo: e ho ceduto anche a
un altro suo desiderio accettando di divenire
il tutore delle sue figliuole. -
Gilberto ebbe un brusco movimento di stupore
e d'indignazione:
- Ha osato di chiedervi questo e voi avete
accettato?
- Era necessario: tu capisci che a un moribondo
non si possono negare neanche quelle
cose che sembrano inutili, come in questo
caso... Perch infine tu comprendi che era
meglio scegliesse un altro, invece che uno,
come me, votato a una morte ormai vicina.
- Non dite cos! - lo interruppe Gilberto
con calore.
Una piega amara comparve sulle labbra
del malato, e un doloroso abbattimento si
dipinse su quel viso devastato dalla malattia
che lo minava da lunghi mesi.
-  proprio cos, ragazzo mio, e bisogna
rassegnarsi all'inevitabile... Dicevo dunque
che Wrmstein mi ha confidato la tutela
delle sue figliuole. -
Gilberto si alz con un movimento cos
brusco che la sedia cadde in terra.
- Ma  impossibile! Voi essere il tutore
delle figlie di quell'uomo rinnegato da tutti
i suoi pari! Avere come pupille le nipoti di
quell'odioso incettatore che si chiama Eleazaro
Onhacz!
- Gilberto, mi fai male! - mormor il
vecchio con voce spenta.
Il suo viso era livido e il suo sguardo mostrava
i segni di tale sofferenza che Gilberto
ne fu spaventato.
- Scusatemi, babbo! - disse con tono affettuoso
prendendo la mano del malato. -
Vi ho detto un po'troppo bruscamente la
mia opinione, dimenticando che voi avete
fatto a quest'uomo l'onore di conservargli
un po' della vostra amicizia. Ma, infine, non
avrebbe potuto affidare questo incarico a dei
parenti?
- I suoi lo hanno rinnegato, e da parte
di sua moglie non ha pi che suo suocero,
Eleazaro; e il povero Carlo non  poi caduto
tanto in basso da voler affidare l'educazione
delle sue figliuole in tali mani.
- Chi sa che piccoli mostri saranno simili
discendenti! - mormor il giovane, ironico,
passeggiando per la galleria mentre il conte
lo guardava quasi con disperazione. - E che
ne farete di tali pupille?... - domand poi
riavvicinandosi al padre.
- Saranno messe in un convento dove riceveranno
l'istruzione cattolica; perch fino
a ora sono state istruite nella religione ebraica.
Wrmstein mi ha dichiarato ch'egli non
aveva preferenze per nessuna religione e che
mi lasciava libero a questo proposito.
- Per fortuna dunque la vostra tutela si
limiter a una lontana sorveglianza. Naturalmente
queste bambine hanno del denaro?
- S, la dote della loro mamma. -
Gilberto ebbe un gesto di disgusto.
- Del denaro guadagnato onestamente,
non c' che dire! Saranno dunque le eredi
del vecchio Eleazaro! Ah! -
Il conte abbandon con stanchezza la testa
sulla spalliera della poltrona: il suo viso
apparve cos pallido e contratto che Gilberto
ne fu di nuovo spaventato.
- Babbo, vedo che vi stanca discorrere:
me ne vado e vi lascio riposare.
- S, Gilberto. Di', per, a Giovanni che
faccia entrare Marta appena arriver con le
bambine.
- Che bambine?
- Le piccole Wrmstein ch'essa and a
prendere ieri alla capitale nell'istituto dove
le aveva messe il loro padre. Staranno alla
Casa delle Api finch non avr scelto un convento
per loro.
- Oh, il primo che vi capita andr bene! -
disse Gilberto con disprezzo e, raccattato
di terra il giornale, lo pos sulla coperta.
- Esci? - domand il conte.
- S; Carolina m'ha chiesto di accompagnarla. -
I lineamenti del malato ebbero una contrazione;
senza guardare il figlio, il conte domand
con accento turbato e un po' esitante:
- Sei ancora della stessa opinione riguardo
a lei?
- Ma certamente: perch me lo domandate,
babbo? -
Le dita del malato accarezzarono con un
gesto macchinale la trapunta della coperta. - Credo che il suo carattere non vada
d'accordo col tuo: Carolina  un po' superficiale,
piuttosto ambiziosa, pronta ad afferrare
tutte le occasioni per divertirsi.
-  una cosa naturale alla sua et, quando
non se ne oltrepassino i limiti. Sono persuaso,
del resto, eh'essa si lascer guidare
facilmente da me, e mi sembra che abbia
gi dei gusti pi seri. La zia l'ha un po' guastata,
bisogna convenirne: per fortuna, per,
il male non  irreparabile, data soprattutto
la sua affezione per me che la rende docile a
ogni mio consiglio.
- Ma anche dal lato finanziario, Carolina
non ha quasi nulla, e i nostri affari, purtroppo,
sono parecchio imbrogliati.
- Si tratta, senza dubbio, di un imbarazzo
momentaneo e poi la questione del denaro 
secondaria per me. Voglio bene a Carolina
ed essa diverr mia moglie come  stato convenuto
fin dalla nostra infanzia. -
Il conte curv la testa e prese il giornale
con mani ancora pi tremanti del solito.
- Volete, babbo, che resti vicino a voi?... -
domand Gilberto con evidente inquietudine.
- No, grazie, ragazzo mio. Voglio riposarmi
un poco prima di ricevere Marta e le
bambine. Va', approfitta di questo raggio di
sole, e goditi le tue ore di felicit. Chi sa
mai quanto dureranno? -
Allontanandosi lungo la galleria, Gilberto
pens con dolore:
Il babbo deve sentirsi proprio male... Bisogna
che domani sappia assolutamente cosa
ne pensa Blck.
 
Capitolo 2.

Dieci minuti pi tardi, Gilberto e Carolina
uscivano dal castello e si dirigevano verso
il parco. La fanciulla si era gettata sulle
spalle un mantello di lana azzurro-pallido
che faceva risaltare ancor pi il suo carnato
di bionda. Essa era veramente una bella ragazza
e sapeva comportarsi bene nei salotti:
questa era anche l'opinione del giovane conte
di Hornstedt che la osservava con evidente
compiacenza.
Carolina d'Eichten, discendente di una
vecchia famiglia svizzera del cantone d'Argovia,
era unita da legami di parentela con
la contessa Sofa: questa, vedova di un fratello
minore del conte Clodoveo di Hornstedt,
era venuta a tenere la casa del cognato
quando egli aveva perduto la moglie, poco
dopo la nascita di Gilberto. Aveva portato
con s una bimba, Carolina, orfana e povera,
che le aveva affidato la madre di questa morendo.
La bambina fu accolta con la pi generosa
ospitalit dal conte di Hornstedt; Carolina
si vide trattata come una sorella da Gilberto,
e, minore a lui solo di tre anni, divenne la
sua compagna di giuochi. Gilberto, di natura
molto autoritaria, trovava una docilit
e un'ammirazione senza limiti in Carolina
che s'affrettava sempre a obbedire ai suoi
ordini; da parte sua, egli, bench freddo in
apparenza, le lasciava spesso intravedere la
tenerezza un po' dominatrice che nutriva per
lei. Non c'era stato tuttavia fino allora un
vero fidanzamento tra loro; Gilberto negli
ultimi anni aveva molto viaggiato e trascorso
diversi mesi alla capitale dove il padre non
metteva pi piede. I due giovani si erano
dunque visti molto poco durante gli ultimi
anni, ma le idee di Gilberto non erano cambiate
riguardo a Carolina, come ne facevan
prova le sue parole di poco prima al conte Clodoveo.
Carolina sembrava anch'essa molto felice
di questa unione. Bench Gilberto non avesse
che ventitr anni, era gi molto ricercato sia
per il suo aspetto seducente, sia per il suo
nome, uno dei pi antichi e nobili casati.
In quanto al patrimonio di lui, bench diminuito
per colpa del conte Clodoveo, giocatore
e prodigo ai suoi tempi, dicevano che
fosse ancora, considerevole.
Ma tali questioni finanziarie venivano in
seconda linea per Carolina, profondamente
innamorata del suo amico d'infanzia a giudicare
dalla commozione che essa dimostrava
quando gli era vicina e dal modo tenero con
cui lo guardava.
- Dunque, vostro padre era pi stanco
ora, Gilberto?... - domand questa dopo un
istante di silenzio.
- S, ed era anche eccitato in un modo
strano: credevo perfino che perdesse la conoscenza
dopo le mie parole un po'vive su
quel Wrmstein. Perch, sapete in che vespaio
s' cacciato il povero babbo? Ha accettato
la tutela delle due figlie di quell'uomo!
- Davvero! Sembra, proprio impossibile!
Il conte di Hornstedt, tutore delle nipoti di
quell'Onhacz! A che cosa pensava dunque
vostro padre quando ha accettato una cosa
simile? -
Gilberto ebbe un gesto che significava:
Non ci capisco niente!...; poi, passando,
strapp macchinalmente una foglia di nocciuolo
che sgualc tra le dita.
- Sapete che et hanno queste figliuole? -
domand Carolina.
- Vi confesso che non me ne sono informato.
Queste piccole creature mi sono gi
tanto antipatiche anche prima di conoscerle.
Ma se proprio volete saperlo potrete domandarlo
a Marta che deve giusto condurle ora
da mio padre.
- Al castello? E vi rimarranno?
- No, certamente: credo che mio padre
voglia soltanto conoscerle. Rimarranno da
Marta in attesa di esser messe in convento.
Perch il conte Wrmstein, rinnegando tutte
le tradizioni di famiglia, faceva educare le
sue figliuole nella religione ebraica.
- Ma perch dunque questo conte Wrmstein
non le ha affidate al loro stimabilissimo nonno materno?
- Pare per uno scrupolo. E noi, dopo
tutto, non lo dobbiamo rimpiangere, nell'interesse
morale di queste figliuole, - aggiunse
Gilberto dopo un momento di riflessione.
- Ma, insomma, avrei voluto che fosse scelto
un altro per questo incarico cos spiacevole,
invece di mio padre; perch  cosa penosa
per un uomo d'onore come lui, dover amministrare
una fortuna cos male acquistata.
-  vero, le piccine son ricche.
- Sarebbe mille volte meglio se fossero
delle mendicanti! Ma lasciamo questo argomento
cos poco interessante; ditemi piuttosto,
quanto pensate di trattenervi a Marienbad?
- Non lo so davvero: dipender dal grado
d'insistenza che il signor Hultz e la sua signora
impiegheranno per trattenermi.
- E dai divertimenti che troverete l! -
aggiunse Gilberto sorridendo con ironia.
Carolina lo guard con rimprovero:
- Sapete bene che questi non sarebbero
capaci da soli a farmi star lontana da Hoendeck!
Se non avessi temuto di far dispiacere
al mio tutore, come avrei risposto volentieri
con un rifiuto per rimaner qui!...
- Davvero? - domand Gilberto fissandola
a lungo negli occhi.
- Ehi, conte di Hornstedt, voi sembrate
dubitare di me! - disse Carolina con una
mossa civettuola della testa. - Devo dunque
confessarvi che trover le giornate mortalmente
lunghe laggi e che conter le ore?
- Spero di no, - rispose Gilberto in tono
sempre scherzoso, ma un po'commosso.
- Divertitevi invece senza pensieri; ma ricordatevi
qualche volta di Hoendeck.
- Qualche volta! Oh, Gilberto, ma voi sapete
bene... -
Carolina lo guardava con occhi pieni di
amore e Gilberto, commosso, le prese una
mano e gliela baci.
Camminarono per qualche istante in silenzio.
Il sole stava sparendo dietro un gruppo
di nuvole scure e Gilberto disse:
- Credo che sar prudente tornare a casa.
- Infatti, ecco qualche goccia di pioggia. -
Tornarono indietro per la via gi fatta, affrettandosi
un poco. Ma la minaccia di pioggia
era scomparsa quando arrivarono in vista
del castello, una vecchia costruzione di
aspetto ancora feudale, con due enormi torrioni
scuri e i fossati intorno pieni d'acqua.
- Ma chi c' l? - domand Carolina. -
Si direbbe fosse la signora Marta con due
bambine: devono essere le interessanti pupille
del conte di Homstedt. Una  ancora
molto piccola e sembra tutta impaurita.
- Davvero? E guardate, Carolina, la povera
Marta!... Non sembra davvero troppo
soddisfatta... -
Infatti, una donna alta e magra, vestita
correttamente di nero, s'avanzava tra le due
bambine, mostrando sul viso un'espressione
dura che cerc appena di attenuare all'avvicinarsi
del conte e di Carolina.
Essa s'inchin profondamente e disse con
tono secco alle due fanciullette:
 Via, salutate i signori, piccole. -
Queste ubbidirono e salutarono timidamente:
la minore, una bambina delicata di
cinque o sei anni, col visetto pallido incorniciato
di capelli biondi chiari, tenne gli
occhi bassi, ma la maggiore alz i suoi un
po' impauriti sui due giovani.
- Che occhi maravigliosi!... - mormor
Gilberto.
Quegli occhi erano, infatti, d'una bellezza
straordinaria; grandi, neri e vellutati sembravano
occupare tutto quel visino pallido
dai tratti indecisi, intorno al quale cadeva
in larghe ondate una folta capigliatura d'un
bel rosso dorato.
- Ecco la povera signora Marta a guardia
di due pupille!... - disse Carolina ridendo.
- Ma non per molto tempo, fortunatamente!
Non posso dire che siano cattive, no
davvero; anzi, sono buone e ben educate;
ma, insomma, la loro origine... Bisogner
tuttavia che le tenga con me per un po' di
tempo, finch non abbia trovato un buon convento
che s'incarichi di curare questa piccina
qui. -
E cos dicendo la signora Marta mostr la
colonna vertebrale storta della minore delle
due bambine.
- Si vede che non  robusta: le  bastato
di venire da casa mia a qui per non poterne
pi. Alzate la testa, Rachele, che vi si veda
un po'in viso. -
La bambina ubbid, e due occhi color pervinca
si posarono timidamente sui due giovani.
- Questa  Rachele, dunque; e l'altra
come si chiama? - domand Carolina.
- Myriam, signorina.
- Dimostra una diecina d'anni, mi pare, -
disse Carolina guardandola sdegnosamente.
- Undici, signorina. Neppure questa 
molto robusta per la sua et.
- Fate attaccare il cavallo, Marta, per ricondurre
le bambine a casa vostra, - ordin
Gilberto gettando uno sguardo di compassione
sul viso stanco di Rachele.
- Il signor conte  troppo buono! Ma potranno
tornare a piedi fin l.
- Certo, fare attaccare per due personaggi
simili!... - esclam Carolina con disprezzo.
- Fate come vi ho detto, Marta, - ordin
seccamente Gilberto aggrottando improvvisamente
la fronte.
E si allontan senza accorgersi dello sguardo
riconoscente ch'era brillato negli occhi di
Myriam.
Carolina lo segu e, dopo qualche passo,
vedendolo silenzioso, gli pos una mano sul
braccio e gli domand in tono umile:
- Gilberto, vi  forse dispiaciuta la mia
osservazione di poco fa?
- Mi ha urtato - replic l'altro con
freddezza - vedere che voi, donne, non comprendete
quel senso della pi elementare
piet che mi ha fatto agire.
- Oh, Gilberto,  stato un impulso di cui
mi son pentita subito!... In queste bambine
non ho visto dapprima che le discendenti di
un odioso strozzino, di un ladro dei pi disprezzabili!...
 per questo che mi  uscito
quel grido di protesta: ma approvo di tutto
cuore la vostra bont, e il vostro impulso
generoso. Ancora una volta mi sono accorta
che voi siete molto migliore di me. -
Carolina era proprio bella nel suo atteggiamento
confuso e con quell'aria umile e
pentita sul bel visetto. Anche il viso contrariato
di Gilberto si rischiar subito.
- Questo poi non lo so! - disse allegramente.
- In ogni modo, voi sapete riconoscere
i vostri torti e questo  molto. Smettete
dunque di mostrarvi umiliata, Carolina,
e andiamo a chiedere una tazza di t alla
zia. Dopo faremo un po' di musica, giacch,
purtroppo, sar poi privato della mia accompagnatrice
per dei mesi, forse!
- Dei mesi! Brutto pessimista! - disse
Carolina con una risata squillante, guardandolo
affettuosamente.
Poco tempo dopo, una vettura di Hoendeck
deponeva le due bambine e la loro accompagnatrice
davanti a una graziosa casetta
di mattoni rossi, nascosta fra il verde
e situata tra il parco del castello e il villaggio
di Gleitz.
Era questa l'abitazione della signora Marta,
un'antica donna di servizio del conte di
Hornstedt, che s'era ritirata l'anno prima
per curare i suoi reumatismi divenuti troppo
molesti. Vi s'era decisa con molto dispiacere,
perch era assai affezionata alla nobile casa
in cui era sempre vissuta fin da bambina, e
ai suoi padroni tra i quali le era caro in
modo particolare il conte Gilberto che aveva
visto nascere.
Il conte Clodoveo le aveva assegnato quella
casetta che in paese chiamavano la Casa
delle Api perch l'abitante di prima, un
vecchio intendente di Hoendeck che vi aveva
finito i suoi giorni, aveva riempito di alveari
il fondo del giardino.
La signora Marta viveva con una giovanissima
domestica ch'essa aiutava nelle faccende
di casa quando glielo permettevano i
suoi reumatismi, e passava il resto del suo
tempo facendo degli interminabili lavori a
maglia sempre dello stesso color arancione,
che ogni anno spediva per Natale a un'opera
di beneficenza.
Era stimata da tutti come una donna onesta
e di un'assoluta discrezione su quanto
riguardava i suoi padroni: ma per il suo
carattere duro e poco comunicativo non riusciva
simpatica.
Anche con le due bambine che le erano
state affidate non si mostrava cattiva; anzi,
era abbastanza premurosa verso di loro, ma
mancava di quella dolcezza e di quelle attenzioni
che fanno cos bene alle creature
timide e sensibili.
Il conte di Hornstedt le aveva ordinato di
occuparsi di quelle due bambine ed essa compiva
scrupolosamente il suo dovere; ma non
faceva niente di pi.
Le due sorelline, appena arrivate, salirono
nella camera che era stata loro assegnata per
cambiarsi d'abito: Myriam tolse alla sorellina
il pesante cappellone di paglia nera e le
ravvi con affetto i capelli biondi, poi avvicinata
una poltrona alla finestra aperta, ve
la fece sedere.
- Riposati qui, Rachele; giusto c' un
po' di sole. Che fortuna che abbiamo trovato
quel signore! Senza di lui, saremmo dovute
venir qua a piedi e tu ti saresti stancata
troppo.
- S, ero proprio stanca! - mormor la
bambina appoggiando la testa sul petto della
sorella. - Ma qui si sta proprio bene e questi
fiori mandano un profumo cos buono, -
aggiunse, aspirando con piacere gli effluvi
che salivano dal giardino. - Credi, Myriam,
che resteremo a lungo qui, con la signora
Marta?
- Non lo so davvero!... - mormor Myriam.
E gli occhi le si empirono di tristezza mentre
la bocca le tremava. Pensava con spavento
a quello che sarebbe accaduto di loro,
poveri uccellini senza nido. Le avrebbero
separate?... Questo pensiero la terrorizzava:
Rachele, la sua sorellina, aveva tanto bisogno
del suo affetto e delle sue cure!
Le due bambine si volevano un gran bene;
quando Rachele era nata, Myriam era rimasta
una giornata intera accanto alla culla
della sorellina, in muta adorazione, e da quel
momento s'era votata completamente a lei.
Dopo la morte della moglie, il conte Wrmstein aveva messo le figlie in un collegio
israelitico non occupandosene pi che per pagare
la loro retta; cos le due sorelle erano
cresciute insieme, ben curate fisicamente e
moralmente, ma prive d'ogni affetto. La piccola
Rachele, dopo una caduta, era divenuta
deforme, e, siccome nessuno si era preoccupato
di farla vedere subito, quando finalmente
i medici furon chiamati dichiararono
che la bambina non era in condizioni fisiche
da poter subire allora una cura speciale che
le sarebbe stata necessaria.
Avvicinato un panchetto, Myriam si sed
ai piedi di Rachele alzando gli occhi verso
il pallido visino della sorella, e tutt'e due rimasero
cos, fissandosi con immenso affetto.
 
Capitolo 3.

Per un improvviso abbassamento di temperatura,
qualche giorno pi tardi, Rachele
prese freddo e dov rimanere in riguardo in
camera. L'unica sua distrazione consisteva
nel guardare il giardino e le cime degli alberi
della foresta che occupava una parte del
dominio di Hoendeck; ma non si annoiava;
gi rassegnata, sapeva soffrire in silenzio e
bastava un nulla per interessarla. E poi aveva
vicina Myriam, infermiera perfetta, sempre
dolce, sorridente e piena di risorse per
far divertire l'amata sorellina.
Rachele la ricompensava con un affetto
pieno di passione ma un po'egoistico, trattenendola
sempre in camera per vedersela
vicino.
La signora Marta aveva trovato un collegio
per le due orfane, ma non si poteva
pensare a mandarvele finch Rachele non
fosse stata meglio, ed essa, bench un po' a
malincuore, curava la bambina con un certo
affetto perch era difficile non voler bene a
una creatura come Rachele; e poi il conte di
Hornstedt, saputo della malattia della bambina,
si era tanto raccomandato a Marta
perch facesse tutto ci che era necessario
per le due sorelle.
Vi raccomando che non manchino di niente
e che si trovino bene da voi, aveva detto
con insistenza.
Una mattina il dottor Blck dichiar con
molta soddisfazione alla signora Marta che
trovava Rachele molto migliorata; ma guardando
Myriam, ritta vicino al letto della sorella,
aggiunse:
- Ora per mi pare che tocchi a quest'altra
a esser curata; sono certo, piccola, che vi
stancate un po' troppo con la vostra sorellina. -
Il dottore sollev con due dita quel pallido
visino e lo guard affettuosamente: bench
scapolo impenitente, Blck voleva molto bene
ai bambini, e queste due sorelline lo avevano
intenerito in modo particolare.
- Oh, no davvero! - protest Myriam. -
Rachele non mi stanca affatto!
- Uhm! Sono sicuro che non uscite mai
fuori, e questo vi pare igienico?... Signora
Marta, bisogna che la mandiate un poco in
giardino e le facciate fare anche delle belle
passeggiate.
- Ma, dottore, come devo fare? Ho gi
il mio daffare qui con la bambina da curare:
non mi resta davvero il tempo per far passeggiate. -
Il dottor Blck si pass una mano sulla
barbetta grigia, riflettendo; poi i suoi occhi
brillarono dietro gli occhiali che stavano a
cavallo del suo lungo naso.
- Vediamo un po': se domandassi a mia
nipote di portar fuori Myriam insieme coi
suoi bambini, che cosa ne direste?... - domand
a Marta.
- L'affiderei molto volentieri alla signora
Oldrecht, ma non vorrei ch'ella si disturbasse.
- Sar felice, al contrario, di esservi utile.
Verr forse a prenderla subito questo pomeriggio,
perch ho sentito parlare di una passeggiata
nel bosco.
- Ma io non voglio lasciare Rachele! -
disse Myriam con vivacit.
- Prima di tutto bisogna ubbidire, piccina.
Rachele vi lascer andare con molto
piacere quando sapr che  per la vostra salute,
non  vero, Rachele? - domand il dottore
accarezzando con la destra una guancia
della malata.
- Oh, s, io non dir nulla e cercher di
non annoiarmi troppo durante la sua assenza!
- Brava bambina, brava! Annetta, la mia
nipotina, ti porter i suoi libri pieni d'illustrazioni
per farti passar bene il tempo. E
un canino ti piacerebbe? Conosco una persona
che ne ha uno molto bellino e lo vuol
regalare.
- Un canino!? - esclam Rachele con
entusiasmo.
- Ti farebbe piacere, dunque?... Lo avrai
oggi!
- Oh, grazie, grazie! - balbett la bambina
baciando con labbra ardenti la mano
del dottore.
- Bene, bene; ora me ne vado, signora
Marta. Ho un consulto alle dieci col professor
Siehlmann per il povero conte!... Purtroppo
credo che non ci siano pi speranze,
ma il conte Gilberto vuol tentare tutto. -
Verso le due, quando Rachele si svegli
dopo la sua solita siesta, delle grida infantili
risonarono nella Casa delle Api, di solito
tanto silenziosa. Dietro la signora Marta apparve
una piccola signora bruna, vestita modestamente,
dall'aspetto quieto e dignitoso;
la seguivano le sue tre figliolette, brune come
lei: Adelina, una ragazzina alta di quindici
anni, dagli occhi ridenti, Valeria calma e timida,
e Annetta che aveva compiuto i sei
anni il giorno prima. Quest'ultima portava
con cura tra le braccia un canino dal pelo
raso, nero come l'ebano, verso il quale Rachele
tese subito le braccia gridando con
gioia:
- Com' bellino! Ah, com' bellino!... -
Una sincera cordialit si stabil subito tra
le due bambine e le loro visitatrici; la franchezza
e la bont della signora e delle sue
figliuole conquistarono subito la simpatia
delle due orfane.
Dopo un'ora, la signora Oldrecht si alz
dicendo:
- Ora andiamo a fare una passeggiata e
vi portiamo con noi, Myriam: andate a mettervi
il cappello. Adesso che ha Fido, la vostra
sorellina non si annoier durante la
vostra assenza.
- Vai, vai pure, Myriam!... - disse Rachele.
- Parler di te con Fido mentre non
ci sei. -
Myriam aveva un po' il cuore grosso mentre
si allontanava dalla casa dove lasciava la
sua malatina: ma presto la gentilezza della
signora Oldrecht, l'allegria di Adelina, le
maniere affettuose di Valeria e le buffe osservazioni
di Annetta dagli occhi furbi e intelligenti,
finirono con lo scacciare la sua tristezza.
Presero per un sentiero ombreggiato che
costeggiava per un lungo tratto l'immenso
parco di Hoendeck e arrivarono ai piedi di
una cima rocciosa sulla quale si ergevano
ancora i resti dell'antico castello dei conti di
Hornstedt, distrutto verso la met del secoloXIV. La signora Oldrecht acconsent alla
richiesta di Myriam di salire a visitare le
rovine del castello; si arrampicarono per un
sentiero abbastanza ripido e raggiunsero un
grande spiazzo invaso da erbe d'ogni specie
tra le quali si drizzavano delle rovine annerite
dal sole e dalle intemperie.
Di lass, nonostante le foreste che coprivano
un poco l'orizzonte, si poteva godere
una vista molto estesa: il villaggio di Gleitz
appariva ai piedi di una collina boscosa, con
le sue case costruite lungo il fiume scintillanti
sotto i caldi raggi del sole estivo; volgendosi
un poco, si vedevano i campi di grano,
i prati, i frutteti, le fattorie dalle quali
saliva un rumore confuso di voci umane, di
muggiti, di schiamazzare di galline, di carri
che passavano. In fondo c'era la foresta
scura sotto il cielo azzurro pallido. Un profumo
sano di fieno, di fiori, di campagna,
portato dal vento che soffiava assai forte su
quella cima, saliva fino alle rovine del castello.
- A volte quass scoppiano delle tempeste
spaventose, - disse la signora Oldrecht sedendosi
sopra una pietra coperta di muschio.
- Un giorno croller anche quel che resta
di questi vecchi muri: non vi spingete troppo
dentro, Myriam, - aggiunse vedendola inoltrarsi
fra le rovine.
La bambina si ferm non senza per gettare
uno sguardo pieno di curiosit su quei
resti di muro tra i quali avevano fatto il
nido le cornacchie.
- Venite di qua, - disse Adelina prendendola
per un braccio - c' un lato che 
meno rovinato del resto. -
Seguirono una linea di pietre ammonticchiate
che pareva segnare il posto delle antiche
fortificazioni, oltrepassarono gli avanzi
d'una torre e poi, calpestando le erbacce che
crescevano l in gran profusione, si trovarono
davanti a una parte del castello che era
in uno stato di relativa conservazione: tutta
una parete era sprofondata,  vero, ma, affacciandosi
a una delle finestre rovinate, Myriam
vide nell' interno di una stanza un enorme
camino di pietra la cui nera cappa attestava
ancora i grandi fuochi che erano stati
accesi l ai tempi dei conti di Hornstedt.
- Ecco la sala dei Signori, - spieg Adelina
- ma a ogni tempesta va sempre un
po' pi in rovina. Dicevano un tempo che
il conte di Hornstedt voleva restaurare queste
rovine, ma probabilmente con la sua malattia
non vi ha pi pensato.
-  malato da molto tempo? - domand
Myriam chinandosi a cogliere un fiore color
di rosa che aggiunse al mazzo che metteva
insieme per Rachele.
- Da qualche anno, credo: ma ora mio zio
dice che non c' pi speranza.
- Oh! - disse Myriam colpita. - E allora
chi s'occuper di noi quando egli non ci
sar pi?
- Il suo figliuolo, probabilmente: dicono
che il conte Gilberto si sposer presto.
- Con la signorina d'Eichten, - aggiunse
Valeria che le aveva raggiunte. -  bellina,
ma troppo superba. Quando passa nel paese,
risponde appena al saluto della mamma. Anche
allo zio Leonardo non piace punto. -
Mentre seguiva le due sorelle, Myriam
pensava con inquietudine:
Speriamo che il conte Gilberto sia buono
con noi e non ci separi!
Vicino alla signora Oldrecht, le bambine
trovarono anche il figlio Leopoldo, un ragazzo
forte e alto, di sedici anni, coi capelli
biondi spettinati e l'aspetto vivace e allegro.
Strinse forte la mano di Myriam dicendole
gentilmente:
- Ci divertiremo un poco, non  vero? Mi
piace tanto questo posto! Poi, c' sempre la
speranza di trovare il famoso candelabro...
- Che candelabro? - domand Myriam.
- Quello del tempio di Gerusalemme! Non
ve l'hanno raccontato le mie sorelle?... La
storia narra che Tito, dopo aver distrutto il
tempio, port via, fra le altre cose maravigliose che questo
conteneva, il celebre candelabro
d'oro a sette bracci. Dopo il saccheggio
di Roma per opera di Genserico, la nave
che trasportava quest'oggetto prezioso a Cartagine,
fece naufragio sulle coste della Sicilia.
Il candelabro si credeva sparito per sempre,
ma ecco che al tempo delle Crociate si
sparge la voce che un conte di Hornstedt
l'aveva trovato in Oriente e portato in segreto
nel suo castello di Hoendeck. Questo
signore, noto per la sua avarizia e per la sua
diffidenza, lo nascose cos bene che, dopo la
sua morte, avvenuta improvvisamente prima
ch'egli avesse potuto informarne il suo erede,
nessuno pot mai trovarlo. Tutte le ricerche
che furon poi fatte negli anni successivi dai
conti di Hoendeck non approdarono a nulla.
Ecco perch quando si vien qui c' sempre
la speranza di fare una scoperta interessante.
E ora dobbiamo fare a nascondino? -
Leopoldo era un allegro caporione e le sue
sorelle potevano stare alla pari con lui. Ben
presto Myriam si lasci trascinare dalla loro
allegria, e quando la signora Oldrecbt chiam
i ragazzi per andar via, la bambina accorse
tutta animata e lieta, rosea in viso.
- Ecco finalmente il vostro bel visetto colorito
e che farebbe tanto piacere a mio zio,
- disse sorridendo la signora. - Faremo ancora
di queste passeggiate perch vi fanno
proprio bene, cara Myriam!
- Se almeno Rachele potesse venir con
noi! - disse la bambina sospirando.
- Ma sicuro che potr farlo un giorno!...
La vostra sorellina diventer sempre pi forte...
Ma, Leopoldo, cosa cerchi tra codeste
rovine?
- Guardo se, per caso, ci fosse il candelabro...
Se lo trovassi, diventerei famoso e
il conte di Hornstedt mi riceverebbe nel suo
castello e mi farebbe un monte di cortesie. -
S'interruppe a un tratto arrossendo di
confusione. Alla svolta del sentiero era apparso
il conte Gilberto, e certo doveva aver
udito le parole del ragazzo perch sorrideva
divertito.
Passando vicino alla signora Oldrecht e ai
suoi ragazzi, rispose cortesemente al loro saluto,
soffermando lo sguardo un istante con
interesse sui bei capelli dai riflessi d'oro che
circondavano il roseo viso di Myriam.
La famiglia Oldrecht s'avvi per il sentiero
mentre Gilberto si avvicinava alle rovine:
egli s'appoggi a un'ala di muro, incroci
le braccia sul petto e lasci scorrere
lo sguardo sul tranquillo paesaggio illuminato
dal sole.
Quella mattina il celebre professore, chiamato
da lui per un consulto, non gli aveva
nascosto che lo stato di suo padre era disperato.
Da qualche giorno la malattia faceva dei
rapidi progressi: Gilberto ne dava la colpa
alle preoccupazioni che suo padre aveva per
lo stato precario dei loro interessi. Purtroppo
il conte Clodoveo era stato fino a pochi
anni prima un incorreggibile giocatore, senza
parlare della sua eccessiva prodigalit che
aveva contribuito in gran parte a dilapidare
una fortuna considerevole. Allora, per rimediare
alla rovina che lo minacciava, il conte
aveva investito i capitali che gli restavano in
affari finanziari che in gran parte erano gi
falliti. Gilberto, tenuto quasi completamente
all'oscuro di tutto ci, era rimasto molto sorpreso
quando il padre, pochi giorni prima,
l'aveva messo al corrente della loro difficile
condizione: non si trattava pi, come aveva
creduto fino allora, d'imbarazzi momentanei,
ma di una possibile rovina, poich l'impresa
nella quale il padre aveva messo la
maggior parte delle sue sostanze, era molto
in pericolo gi da qualche tempo, tanto da
dare ora delle serie inquietudini.
Gilberto aveva detto:
Ma noi avremo sempre Hoendeck che ci
rende molto.
Ma il conte aveva dovuto confessare che
anche quel possesso era gi ipotecato da diversi
anni.
Gilberto pensava dunque a questa sua condizione
difficile, riguardando macchinalmente
tutti quei prati, quei campi fertili, quelle
foreste che componevano da tanti secoli il
patrimonio dei Hornstedt: egli lo amava
profondamente questo vecchio dominio dei
suoi antenati, e doveva scacciare dal suo
cuore un certo risentimento che provava a
suo dispetto contro il padre, autore di tale
rovina. Ma infine niente era ancora perduto,
e l'affare, ottimo in se stesso, come assicurava
suo padre, poteva concludersi bene.
Con una stretta economia e una migliore
sorveglianza delle rendite della terra e delle
foreste, sarebbe possibile liberare a poco a
poco Hoendeck, rimborsando i creditori. Gilberto,
di natura energica e seria, non era
turbato dal pensiero di un cambiamento di
abitudini e di una vita di privazioni; quello
che gli sarebbe dispiaciuto di pi sarebbe
stato di non poter dare a Carolina che una
modesta condizione, perch la giovane, abituata
al lusso, ne soffrirebbe. Gilberto, per,
la giudicava abbastanza seria e affezionata
per adattarsi alle nuove esigenze.
Poi, se fosse stato necessario, egli si sarebbe
rivolto al sovrano che gli aveva dimostrato
molta simpatia, e gli avrebbe chiesto
un posto di diplomatico o di qualche altro
genere; questa risoluzione, per, dispiaceva
allo spirito d'indipendenza che era cos forte
in lui.
L'espressione preoccupata non era ancora
scomparsa dal viso del giovane mentre questi
scendeva verso il castello, al tramonto di quel
bel pomeriggio primaverile. Egli rientr nel
suo studio le cui finestre si aprivano lungo
una terrazza di pietra che costeggiava tutto
il pianterreno dalla parte del giardino, e
trov sul suo tavolino alcuni giornali e una
lettera: riconobbe subito dalla busta la scrittura
di suo cugino, il conte Matteo Athory,
il quale, come scriveva, si trovava in quel
momento a Marienbad dove accompagnava
la madre sofferente.
Ti assicuro, scriveva che faccio per
mia madre un sacrificio poich sono sempre
l'orso che tu conosci e non sto volentieri che
nel mio possesso di Hoczy; tu sai bene che
detesto la gente, specie quella che s'incontra
nelle stazioni termali. Ma, pure, per far piacere
a mia madre, che non comprende la mia
selvatichezza, prendo parte a qualcuna di
queste riunioni brillanti e pi o meno stupide
che qui sono molto frequenti, specialmente
quest'anno. La signorina d' Eichten vi
 molto ammirata e ricercata. Non l'avrei
creduta cos fine da quello che tu mi dicevi
di lei; si vede, invece, che  proprio
nel suo elemento in mezzo al lusso e agli
omaggi: e questi non le mancano davvero!
Sono state notate in modo particolare le attenzioni
del principe Arnolfo di Storberg e
qualcuno mi ha detto ieri che l'ha chiesta in
matrimonio. Ho accolto la notizia ridendo,
perch questo fratello del duca regnante di
Storberg ha pi di quarantacinque anni e un
carattere molto originale per non dire...
strambo. Ammesso dunque che sia vero che
egli le abbia fatto quella domanda, non si
pu aver dubbio sulla risposta. Poi la signorina
d' Eitchten , anche se non ufficialmente,
tua fidanzata, e tu non sei certo uno di quelli
che si lasciano e si dimenticano, caro il mio
bel Gilberto.
Il giovane conte interruppe la lettera piuttosto
contrariato: Carolina nelle lettere che
essa scriveva alla contessa Sofia e al suo
amico d'infanzia sembrava piuttosto seccata
di dover prender parte ai divertimenti ai
quali, diceva, l'obbligava la signora Hultz;
non sognava che di ritornare alla tranquillit
di Hoendeck, il solo luogo dove si sentiva
veramente felice. Ecco invece che il conte
Athory, suo cugino e buon osservatore, la
giudicava una ragazza molto raffinata e
molto leggiera, come insinuava con discretezza,
e non certo una ragazza che rimpiangeva
le tranquille distrazioni di Hoendeck.
Gilberto odiava ogni sorta di dissimulazione:
perci ora non poteva fare un torto a
Carolina se si divertiva a Marienbad e se godeva
dei suoi successi mondani. Poteva permetterle
anche un po' di civetteria, persuaso
come era, ch'ella non avrebbe mai passato i
limiti permessi: non credeva certo che fosse
perfetta, la bella bionda Carolina, ma la stimava
una brava ragazza, di carattere docile e
affettuoso, e convinto che sarebbe stata un'ottima
contessa di Hornstedt, sentiva un sincero
attaccamento per lei. Soltanto non poteva
sopportare l'ipocrisia e se Matteo non
s'era sbagliato, Carolina mentiva affermando
di non divertirsi in modo particolare alle feste
di Marienbad e di non pensare che a
Hoendeck e ai suoi abitanti.
Con la fronte corrugata, Gilberto riprese
la lettura della lettera; ma all'ultimo paragrafo
la sua attenzione fu trattenuta da queste
parole:
Che c' mai di vero, Gilberto, in questa
storia che mi disse ieri il signor Hultz? Si
tratterebbe di un' imminente catastrofe finanziaria
che inghiottirebbe tutta la vostra
fortuna: il tutore della signorina d' Eichten
dice di aver la notizia da sorgente sicura,
ma io non voglio ancora crederci. Rassicurami,
dunque, caro Gilberto, e fai pure conto
su di me, se ti posso essere utile, e sui miei
beni, purtroppo, per, molto diminuiti da
che il povero babbo ne lasci una buona parte
nelle mani di quel miserabile israelita Eleazaro
Onhacz.
Caro e buon Matteo!... pens Gilberto
commosso. Ma cosa c' di vero in queste
voci? Speriamo che una simile prova ci sia
risparmiata! Il babbo non la potrebbe certo
sopportare nello stato di salute in cui si
trova.
In quel momento fu bussato all'uscio e il
vecchio cameriere del conte di Hornstedt apparve
col viso stravolto:
- Se il signore volesse venire di l... -
disse. - Mi sembra che il signor conte stia
peggio... -
Gilberto si precipit nell'appartamento del
padre: il conte, col viso alterato, annasp
con le mani per aria vedendolo e balbett:
-  finita, siamo rovinati! -
Poi cadde senza conoscenza con le mani
contratte sulla lettera che gli annunziava la
rovina.
 
Capitolo 4.

Il conte di Hornstedt riposava nel suo
gran letto di quercia dove l'avevano portato
Gilberto e il vecchio servitore. Non gli restavano
pi che poche ore di vita, aveva detto
il dottor Blck, molto commosso anche lui
perch era sinceramente affezionato ai signori
di Hoendeck. Il cappellano del castello
era gi venuto a somministrare gli ultimi sacramenti
al morente, ed ora presso di lui
erano rimasti soltanto la cognata e il figlio.
Gilberto disse sottovoce alla zia:
- Andate a riposarvi, zia. Rimarr io qui
dal babbo.
- Va bene, ti lascio un momento; non
perch sia stanca, ma voglio scrivere due righe
a Carolina che anche nella lettera di stamani
mi domanda con insistenza notizie del
nostro caro malato. Una lettera bellissima,
piena d'affetto! Fa tanto piacere di sentirla
sempre vicino a noi col pensiero, quella cara
figliuola! -
La signora di Hornstedt lasci la camera
dove Gilberto rimase solo, assorto nei suoi
tristi pensieri, con lo sguardo fsso sul viso
sofferente, affondato nei guanciali. Sotto la
sua freddezza apparente, Gilberto amava profondamente
il padre che lo ricambiava a sua
volta con un ardente affetto; egli ne scusava
volentieri i torti che aveva indovinati, non
considerando che il cuore eccellente e la generosit
senza limiti di colui che stava per
lasciarlo.
A un tratto, le palpebre del morente si sollevarono,
e Gilberto incontr il suo sguardo
pieno d'angoscia: allora, chinandosi sopra
di lui, gli chiese:
- Desiderate qualcosa, babbo?
- Voglio parlarti; c' nessun altro, fuori
che te, qui in camera?
- No, non ci sono che io, babbo.
- Ebbene, ascolta... Bisogna che ora tu
sappia... -
Il conte parlava a scatti con voce agitata,
un po' roca; la sua mano destra stringeva
con moto convulso il lenzuolo e il suo viso
pallido s'era acceso, a un tratto, sotto un
flusso di sangue provocato da qualche forte
commozione.
- Dieci anni fa, quando tu non eri che un
ragazzino, alla capitale si parl molto di un
affare di tradimento nel quale, dicevano, erano
implicate alte personalit... -
Il conte s'interruppe, ansimando: la sua
mano fredda e tremante cerc quella di Gilberto,
che si sent stringere il cuore d'angoscia
vedendo nello sguardo del padre un profondo
dolore e una muta disperazione.
- Ma, babbo, vi stancate! Non parlate,
ora.,.. Pi tardi, quando vi sentirete meglio...
- No, bisogna che parli ora! Gilberto, io
mi trovai sul punto d'esser compromesso in
questo affare..., -
Gilberto ebbe un brusco movimento di stupore.
- Voi, babbo?
- S, io, che ignoravo invece tutto: una
donna, una creatura diabolica, per vendetta,
era riuscita a servirsi di alcune mie frasi imprudenti
di cui non mi ricordavo neanche
pi, ma che dovevano farmi sembrar colpevole
agli occhi dei magistrati... Questo era
il disonore per me e per te... Capisci, Gilberto,
tu che sei pure conte di Hornstedt?
- Oh, s!... Piuttosto morire mille volte,
prima! - grid con voce fremente Gilberto.
- E allora, babbo, che faceste?
- Mentre ero nel parossismo della disperazione,
comparve un uomo come un salvatore:
era il conte Carlo Wrmstein, che un
tempo era stato mio amico, ma col quale poi
troncai ogni relazione in seguito al suo matrimonio
vergognoso.
- Ti porto la salvezza, Clodoveo, - mi
dichiar senza preamboli. - Teodora Margen
ha delle carte che, bench tu sia innocente
come son persuaso, saranno sufficienti a perderti.
Ma io cercher di avere queste carte;
te le render e cos non rimarr nessuna
prova contro di te. -
Gli afferrai le mani gridando:
- Tu farai questo, Carlo?... Oh, amico
mio, te ne sar riconoscente per tutta la vita,
perch tu mi avrai salvato pi che la vita! -
Carlo rise con sarcasmo.
- S, - aggiunse - lo far, ma a un
patto: tu, come gli altri, ma forse con un
po' pi di forma, hai voltato la schiena a colui
che  divenuto il genero di Eleazaro
Onhacz. Poco importa, poich io non mi curo
dell'opinione dei miei pari coi quali ho rotto
ogni rapporto: ma voglio che i miei figli riprendano
il loro posto nell'aristocrazia. Ho
deciso dunque che la figlia che mi  nata
l'anno scorso diventi a sedici anni la moglie
di tuo figlio! -
Gilberto ebbe un sussulto.
- Ah! Questo  troppo davvero!... Come
osava quel miserabile... -
Il conte gemette:
- Gilberto, figlio mio...
- E voi lo trattaste certo come si meritava,
non  vero?... Gli mostraste il vostro
disprezzo, il vostro...
- Taci, Gilberto, taci. Egli mi avrebbe
consegnato quelle prove solo al patto di tale
giuramento... Lo supplicai, feci di tutto per
cambiare la sua decisione, ma egli fu irremovibile.
- Giura che tuo figlio sposer mia figlia,
altrimenti le cose seguiranno il loro
corso. -
E io, atterrito dalla prospettiva del disonore,
giurai. -
Un grido d'orrore usc dalle labbra di Gilberto.
Il giovane, ritto in piedi e tutto fremente,
fissava il viso alterato del padre con
occhi pieni di spavento e di rivolta.
- Voi giuraste?... Giuraste questa cosa
vergognosa? -
Il conte tese le sue dita esangui per cercar
di prendere la mano del figlio, e implor
con voce strozzata:
- Perdono, mio figlio adorato! Sei tu che
dovrai portare il peso di questo giuramento
fatto per salvare il nostro nome. Ma che
cosa potevo fare allora, io? Dimmelo, Gilberto,
che cosa? -
Il giovane, pallido come il morente, grid
con violenza:
- No, mai, mai questo avverr. Come potete
credere che avrei ceduto alle pazze esigenze
di quell'uomo? Il conte di Hornstedt
che sposa la nipote di Eleazaro Onhacz! Ma
anche questa  una cosa disonorante! Non ci
pensate, babbo?
- S, ma l'altra cosa sorpassava tutto.
Quando verr l'ora di questo matrimonio tu
andrai a vivere all'estero con tua moglie. L
saranno meno rigorosi che nel nostro paese.
- E potr viverci con agiatezza, grazie al
denaro guadagnato da Eleazaro! -
La voce di Gilberto tremava d'indignazione.
Il conte mormor:
- No, no, tu non toccherai quel denaro...
Ma bisogna... Gilberto, che tu mi obbedisca
a qualunque costo. Ricordati che se io avessi
rifiutato, il tuo nome sarebbe agli occhi di
tutti quello di un traditore.
- Ma io, - esclam con violenza Gilberto
- io non devo mantenere una promessa che
v' stata strappata in un momento di paura
e di disperazione!
- Si tratt di una promessa fatta sul mio
onore!... Ricordati, Gilberto, che se tu non
avrai il coraggio di compiere il tuo dovere,
infliggerai a tuo padre morente il pi gran
dolore ch'egli possa provare, perch  la sua
parola, data con lealt, che tu calpesterai. -
Cos dicendo, egli cerc di nuovo di prendere
la mano del figlio, ma questi indietreggi
con un movimento di rivolta.
- Domandatemi quello che volete... ma
questo, mai, mai! -
Il viso del morente si contrasse, gli occhi
ormai opachi s'iniettarono di sangue.
- La mia parola... disprezzata... spergiuro. -
Queste parole fischiarono tra le sue labbra
tese e Gilberto sussult incontrando lo sguardo
pieno di rimprovero e di disperazione che
gli era rivolto.
- Non posso...  la vita che voi mi chiedete! -
grid in uno slancio d'indignazione.
- Devi darla, per l'onore del tuo nome. -
Lo sguardo del morente si fece ancor pi
supplichevole. Uno spasimo contrasse quel
corpo le cui resistenze fisiche volgevano ormai
alla fine. Gilberto si avvicin, si chin
su quel viso livido e disse con voce incerta:
- Va bene, manterr la vostra promessa,
babbo. -
La fisonomia del conte si rasseren mentre
mormorava:
- Grazie, figliuolo mio caro, grazie... -
Poi chiuse gli occhi e, ormai stremato di
forze, non parl pi fino al momento, ormai
prossimo, in cui scese su di lui il supremo
silenzio della morte.
Quando, compiute le prime formalit funebri,
Gilberto si trov solo, nel suo appartamento,
si lasci cadere sopra una poltrona
e pot considerare la sua terribile condizione.
Lui, conte di Hornstedt, di famiglia illustre
e senza macchie, lui, il cui orgoglio, il
cui carattere autoritario e spirito d'indipendenza
erano stati sviluppati e incoraggiati
dall'affetto smisurato del padre, sarebbe dunque
obbligato a questo odioso matrimonio:
diventerebbe il marito di una nipote di Eleazaro
Onhacz!
Ma no, no, non  possibile!... mormor
stringendosi tra le mani la fronte che scottava.
Non si sarebbe svegliato da quel sogno spaventoso
per ritrovarsi di nuovo libero, sciolto
da questo ostacolo?
Purtroppo non era un sogno! La sua vita
ormai era rovinata: e ora doveva trascinare
come un peso l'obbligo di unirsi a quella
nipote di un ladro, a quella figlia di quel
gran signore decaduto il quale, senza alcuno
scrupolo, aveva approfittato della condizione
disperata del conte Clodoveo per preparare
alla sua discendenza una onorevole sistemazione.
Ora Gilberto capiva la cagione di quella
malattia che, a poco a poco, in quegli ultimi
anni, aveva tolto tutte le forze di suo padre.
Questi aveva certo preveduto la rivolta, l'indignazione
e la sofferenza ch'egli avrebbe arrecato
al figlio con la notizia della promessa
strappatagli dal conte Wrmstein, e di questo
peso angoscioso che gravava sulla sua
esistenza, era morto.
Ecco perch, sapendo che Gilberto non era
pi libero, non aveva incoraggiato il suo affetto
per Carolina.
Carolina! Bisognava dirglielo ch'egli doveva
rinunziare a lei; questo pensiero lo
spaventava perch amava veramente quella
graziosa ragazza d'un affetto tranquillo e ragionevole;
Carolina non rappresentava certo
quell' ideale femminile da lui sognato, e Gilberto
non si faceva illusioni su lei, ma la
giudicava capace di dargli una felicit sufficiente.
Ed ecco invece che un'odiosa ragazzina
veniva ad attraversare tutti i suoi propositi.
Si alz di scatto, in un impeto di rivolta:
sentiva una collera sorda verso quel Wrmstein
e contro colei che sarebbe divenuta
sua moglie.
- La odio, - disse ad alta voce con ira.
Si avvicin alla finestra aperta e il suo
sguardo err per un istante sul parco invaso
gi dalle prime ombre della notte; si rivide
lungo quei viali in compagnia di Carolina
cos bionda e graziosa e tanto innamorata
di lui.
Che cosa dir mai quando sapr che bisogna
troncare i nostri propositi di matrimonio?
Capir, certo, e si rassegner, poich
lo faccio per mantenere un giuramento. Ma
anche lei ne soffrir... E tutto questo per
colpa tua, pens con un gesto di furore in
direzione della Casa delle Api.
 
Capitolo 5.

Uscendo da Hoendeck, il dottor Blck si
diresse verso la casa della signora Marta.
Voleva vedere se il miglioramento verificato
la mattina in Rachele, si era mantenuto.
Queste due bambine gli stavano proprio a
cuore ed era stato contento quando la nipote
gli aveva detto che Myriam e la sua sorellina
erano rimaste molto simpatiche anche
a lei.
- La maggiore specialmente, deve avere
un carattere d'oro; - aveva detto la signora
Oldrecht -  gi cos seria e piena di attenzioni
affettuose per la sua sorellina ammalata! -
Rachele stava ancora meglio quella sera, e
il dottore, soddisfatto, esclam:
- Via, a questa bambina dar il permesso
di scendere un po'in giardino domani, se il
tempo  buono: un po' d'aria le far meglio
di qualsiasi cosa. -
Dopo essersi trattenuto un momento sulla
porta di casa a parlare con la signora Marta,
il dottore mont nel vecchio calessino che gli
serviva per le sue gite; ma si era appena
avviato sulla strada che conduceva al paese,
quando sent dietro di s una voce di bambina
che lo chiamava:
- Signor dottore! -
Si volse e vide Myriam che gli correva dietro,
tutta rossa in viso.
- Che volete, cara? - domand il dottore
fermando il cavallo.
- Dottore, non ci sarebbe il modo di guarire
del tutto Rachele e di renderla uguale
a tutte le altre bambine? - domand Myriam
con voce supplichevole congiungendo le
mani.
- Perbacco, piccola mia, come correte!...
Guarirla del tutto... Col tempo, forse... -
Il viso della bambina mostr un dolore
cos profondo che il buon dottore ne fu tutto
scosso.
- Per, cara Myriam, non bisogna perdersi
di coraggio! La salute di vostra sorella
pu migliorar molto e si potrebbe anche provare
qualcosa... Mi hanno parlato d'un vecchio
dottore ungherese che cura questa specie
di malattie con un suo metodo speciale,
molto lento e poco doloroso, che pare abbia
dato buoni risultati in diversi casi difficili.
Ma quel dottore  un uomo molto interessato
e chiede delle somme esorbitanti.
- Non so se noi abbiamo molto denaro, - mormor Myriam.
- Potrete parlarne a colui che ha preso
ora il posto del vostro tutore, giacch, purtroppo,
il povero conte di Hornstedt non ha
pi molto da vivere, ormai!
- Che disgrazia! - esclam Myriam con
le lacrime agli occhi. - E voi non potete
guarirlo, dottore?
- No, purtroppo! E voi perderete nel vecchio
conte un ottimo protettore; ma anche
suo figlio, nonostante sembri un po'freddo,
 molto buono, e sono persuaso che non
avrete a lamentarvi di lui. Buona sera, dunque,
piccina, e a domani. -
Dopo un cenno di saluto, fece ripartire il
cavallino che aveva ascoltato la conversazione
scotendo la lunga criniera.
Myriam ritorn lentamente a casa, e tutta
pensierosa sal in camera dove la sorella, seduta
vicino alla finestra, scherzava col canino
ch'era sulle sue ginocchia.
Avvicinatasi a Rachele, Myriam la baci
in fronte.
- Cara, - le disse - stai qui buona per
un poco; devo uscire.
- Uscire? Sola? - chiese la sorella con
maraviglia.
- S, ma far presto e non star via molto,
vedrai.
- Ma  quasi buio!
- Oh, io non ho paura e mi ricorder bene
la strada!
- Che strada?
- Te lo dir quando ritorno. -
Svelta, Myriam, si mise il cappello e,
scesa gi senza rumore per non attirare l'attenzione
di Marta, scivol fuori di casa e
cominci a correre in direzione del parco.
Sebbene Myriam fosse una bimba seria e
tranquilla, a volte era molto impulsiva: ora
voleva chiedere al giovane conte il permesso
di far curare Rachele dal medico ungherese,
e nella sua ingenuit le pareva che non ci
fosse un minuto da perdere. Per questo andava
al castello senza preoccuparsi del buio
e di quello che avrebbe potuto dire la signora
Marta.
Avvicinandosi, vide il vestibolo tutto illuminato
e diverse persone che andavano e venivano
tutte indaffarate. Avrebbe avuto il
coraggio d'entrare?
No, era meglio cercare la porticina di servizio,
e domandare al primo domestico che
avrebbe incontrato di condurla dal giovane
conte.
Fece il giro dello scuro edilizio e vide due
porte-finestre che davano sulla terrazza di
pietra, aperte e illuminate.
Il lume di una potente lampada posta sopra
una tavola permise a Myriam di vedere
un uomo che stava seduto, col viso tra le
mani. Lo riconobbe subito; era proprio quello
che cercava: il figlio del conte Clodoveo.
Senza esitare, la bambina sal i gradini
della terrazza: non aveva paura ad avvicinarlo,
perch il dottor Blck le aveva detto
che era molto buono. Poi si ricordava come
si era mostrato pieno di cuore con Rachele
quel pomeriggio in cui la signora Marta le
aveva condotte dal conte Clodoveo. Il suo
passo leggiero non fu udito da Gilberto, troppo
immerso nei suoi tristi pensieri: Myriam
gli si avvicin e disse timidamente:
- Signor conte... -
Questi sussult sorpreso e, alzata la testa,
dette in un'esclamazione di collera. Si alz
con gli occhi scintillanti e grid:
- Che venite a far qui? Miserabile creatura,
non avete ancora niente da esigere!...
Fuori di qui! -
E tese il braccio indicandole la porta; ma
la bambina, terrorizzata da questa accoglienza,
rimaneva immobile senza potersi muovere.
Tutt'a un tratto la collera che bolliva nell'anima
di Gilberto scoppi, e questi, slanciatosi
su Myriam, la prese per un braccio
e la scosse con violenza.
- Non mi ubbidite? Via, presto... e che
non vi riveda pi, odiosa creatura! -
Cos dicendo la trascin verso la porta,
la spinse fuori e chiuse i vetri con forza.
La bambina barcoll, e cercando invano
un appoggio, cadde sulla terrazza battendo
la fronte contro un angolo della balaustrata.
Sent un acuto dolore e un liquido caldo colarle
sul viso, ma, passato il primo istante
di stordimento, si alz e, barcollando, discese
la scala. Aveva la testa in fiamme: come un
automa si diresse verso il parco, mentre pensava:
Perch?... Perch?...
Si asciug col fazzoletto le gocce calde che
le scendevano lungo il viso; le gambe le tremavano
e la strada, che aveva fatto tanto
presto poco prima, ora le sembrava interminabile.
Finalmente arriv alla Casa delle Api e,
alle esclamazioni di Dorotea, la giovane domestica
che le apr l'uscio, accorse la signora
Marta.
- Che cosa v' accaduto? - grid questa
accorrendo. - Che vi siete mai fatta!... Ed
ecco che ora sviene! -
Le fece bere qualcosa, le lav la ferita e
vi applic sopra un impacco d'una certa acqua
di cui aveva il segreto. Dopo, volle interrogarla,
ma Myriam si chiuse in un mutismo
ostinato: e lo mantenne anche con
Rachele che si spavent vedendo la sorella
con la fronte bendata. Ma Myriam chiudeva
nel suo cuore una ferita ben pi profonda:
era andata piena di confidenza da quello sconosciuto
che credeva buono e pietoso, e si
era vista scacciare come una criminale, senza
aver avuto tempo di aprire neanche bocca
per spiegarsi e difendersi!
Quella sera, agitandosi nel letto con un
po' di febbre, la bambina pens con collera:
Se Rachele non guarir, sar colpa sua!
Lo odio e sarei contenta di vederlo soffrire
perch non ha avuto piet di una povera
bambina come me!
Se Myriam avesse potuto indovinare i pensieri
di Gilberto in quel giorno e in quelli
che seguirono, sarebbe stata soddisfatta nel
veder compiuti i suoi desiderii. Non mancarono
infatti per lui cagioni di sofferenze:
prima di tutto era colpito nel suo affetto filiale
dalla morte del padre; poi il ricordo
della promessa fatta e la prospettiva dell'avvenire
che aveva dinanzi gli eran cagione
di continuo tormento; poi ancora... pensava
a Carolina, alla triste notizia che avrebbe
dovuto darle tra breve, anzi, al pi presto
possibile, perch non doveva mantener pi
a lungo in lei quella speranza irrealizzabile.
Inoltre, gli effetti della rovina che s'era abbattuta
sulla casa di Hornstedt si facevano
gi sentire su lui.
Glotz, il suo fedele intendente, gli comunicava
lettere di uomini d'affari, richieste di
creditori. Fatti tutti i conti, era evidente che
bisognava vendere Hoendeck e che il magro
capitale che sarebbe rimasto a Gilberto non
gli sarebbe stato sufficiente a vivere, se non
vi avesse aggiunto ci che il suo nome e la
benevolenza di cui l'aveva onorato il sovrano
non avrebbero mancato di fargli ottenere. Il
pensiero di perdere Hoendeck, la culla della
famiglia dei Hornstedt, sembrava ben duro
a Gilberto; ma lo sarebbe stato molto pi
qualche tempo prima perch ora egli considerava
la sua vita come troncata e senza pi
scopo dopo l'obbligo dell'odiosa promessa che
pesava su lui. Hoendeck non vedrebbe tra le
sue mura la nipote di un usuraio, la figlia
del gran signore decaduto.
Per fortuna rimarrebbe nelle mani della
famiglia, perch Gilberto aveva scritto a un
suo parente, il principe di Hornstedt-Iffigen,
per domandargli di comprare il suo possesso,
e sapeva gi che la risposta sarebbe stata affermativa.
I Hornstedt-Iffigen costituivano il ramo
principale della famiglia: un secolo prima
avevano ottenuto i titoli di principe e di altezza
serenissima in considerazione dei brillanti
servigi resi in occasioni diplomatiche e
militari. Le loro immense ricchezze e le alte
cariche che coprivano a Corte di padre in figlio,
li ponevano tra le pi importanti personalit
dello Stato.
Bench le relazioni fossero state un po' tese
tra il defunto conte Clodoveo e l'attuale capo
di casa, il principe Massimiliano, pure questi
scrisse a Gilberto con molta cordialit accettando
le proposte del giovane.
Questa lettera fu rimessa al conte una mattina,
al ritorno dalla sua passeggiata quotidiana
a cavallo ch'egli aveva voluto fare
nonostante il tempo terribilmente piovoso,
per cercar di calmare i suoi nervi molto
scossi da tutte le ultime preoccupazioni.
Dopo averla letta, la pos sulla tavola mormorando
con malinconia:
Povero Hoendeck, ben presto non sarai
pi mio!
Con le braccia incrociate, rimase ritto,
assorto nei suoi tristi pensieri. Ultimamente
gli era venuta la speranza che forse Myriam
avrebbe rifiutato di sposarlo e sarebbe potuto
cos sfuggire all'odiosa promessa, essere di
nuovo libero. Ma fra le carte del padre aveva
trovato le sue ultime volont scritte, nel caso
che questi non avesse avuto il coraggio di
parlare al figlio prima di morire, con tutti
i particolari sull'obbligo imposto dal conte
Wrmstein. Gilberto seppe cos che, come
aveva affermato il padre di Myriam, Eleazaro
Onhacz prometteva di non occuparsi
delle sue nipotine di cui, del resto, non s'era
mai curato, e che il conte Wrmstein aveva
lasciato alla figlia maggiore una lettera con
l'imposizione assoluta di sposarsi con Gilberto
di Hornstedt.
Aveva previsto tutto quel demonio!... Non
contento dello scandalo provocato dalla sua
vita d'avventuriero e dal suo matrimonio
con la figlia dell'usuraio, ora voleva porre
una macchia incancellabile nella genealogia
di una delle famiglie pi illustri e pi orgogliose
del paese! Quel miserabile si vendicava
cos del disprezzo di cui l'avevano coperto i suoi pari, e
preparava nello stesso
tempo per sua figlia un buon matrimonio,
perch credeva i Hornstedt ancora ricchi.
S,  proprio un miserabile!... pensava
Gilberto con sorda collera.
Un colpo bussato all'uscio interruppe le
sue penose riflessioni: entr la contessa Sofia
con una lettera in mano, tutta agitata e commossa;
lei, di solito un po'pallida, ora invece
era molto accesa in viso.
- Non ti disturbo, Gilberto? - domand
con una voce strana. - Devo darti una notizia.
- No, non mi disturbate davvero, zia; scusatemi
soltanto se vi ricevo in queste condizioni,
- rispose Gilberto mostrando le sue
scarpe inzaccherate. - Torno da una passeggiata
e il tempo  pessimo. Accomodatevi in
codesta poltrona, zia, e ditemi questa notizia
che sembra vi abbia messa in tanta agitazione.
- C' di che, Gilberto! -
E la signora di Hornstedt si lasci cadere
sulla poltrona che le avvicinava il nipote.
- ...Una bambina che avevamo tanto curata...
un'idea che avevamo accarezzato da
tanto tempo!... E venire a sapere tutto a un
tratto una cosa cos inconcepibile! -
Gilberto trasal.
- Ma di che cosa si tratta? - domand
con tono un po' brusco.
- Tieni, Gilberto, leggi da te.  il signor
Hultz che mi scrive. Certo, lui e quel cervello
vuoto di sua moglie son la cagione di tutto!
L' hanno spinta loro a fare questa sciocchezza...
quest'azione ingrata. Ma lei non l'avrei
mai creduta capace di questo... No, mai! -
esclam la contessa portandosi il fazzoletto
agli occhi.
Gilberto s'avvicin a una finestra, impassibile
in apparenza, e lesse:
Sono proprio desolato, cara cugina, di non
aver potuto lasciare Marienbad per venire a
dimostrare a voi e al conte Gilberto la mia
profonda simpatia per il grave dolore che vi
ha colpiti. Ma questi tiranni di dottori mi
hanno assolutamente proibito tale viaggio.
Credete che, nonostante la lontananza, siamo
vicini col pensiero a voi e a vostro nipote
tanto provato dalle disgrazie.
Infatti abbiamo saputo in questi ultimi
giorni della rovina completa d'un patrimonio
cos cospicuo in altri tempi. Tutto il nostro
rincrescimento e la nostra simpatia  per lui,
diteglielo, cara Sofia.
Come vi avr scritto anche Carolina, una
sfortunata distorsione a un piede l'ha obbligata
all'immobilit assoluta, impedendole di
venire a Hoendeck per i funerali di colui nel
quale ella ha sempre trovato la bont di un
padre. Non sto a dirvi il suo rincrescimento,
perch Carolina avr saputo certo esprimervelo
meglio di me.
E ora, cara cugina, devo darvi una notizia
un po' delicata; posso parlar francamente,
non  vero?... So che c'era un vago progetto
di matrimonio tra vostro nipote e la
mia figlioccia. Ebbene, Carolina, che qui 
stata tanto ammirata,  stata chiesta in isposa
dal principe Arnolfo di Storberg. Bench
l'et di questo l'abbia fatta dapprima un poco
esitare, s' decisa ieri ad accettarlo. Eccola
dunque fidanzata.
Tra qualche giorno la notizia sar ufficiale.
Siccome il duca regnante, fratello del
principe, non ha acconsentito che a un matrimonio
morganatico, Carolina avr il titolo
di contessa di Sargen.
Volete, per favore, annunziare la cosa
con diplomazia a vostro nipote? Spero che
n lui n voi ne serberete rancore alla nostra
cara ragazza: pensate che, bella e brillante
com', le sarebbe stato ben difficile d'accettare
l'esistenza mediocre che sarebbe ormai
quella di una contessa di Hornstedt. Ella vi
ha riflettuto molto e col cuore straziato s'
decisa a seguire la via della ragione.
Sapendo il dolore che vi cagiona, Carolina
non osa ancora scrivervi, e mi ha incaricato
di chiedervi perdono. Sono sicuro che
voi glielo accorderete, cara Sofia, perch siete
troppo intelligente e l'amate troppo per non
comprendere come, accettando questo matrimonio,
ella dia prova d'uno spirito serio e
di un senso molto pratico della vita. In questo
mondo, voi lo sapete come me, non si vive
di sentimenti romantici!
Il conte di Hornstedt, ne sono persuaso,
si mostrer ragionevole pensando che, nello
stato presente di cose, non avrebbe mai potuto
dare a sua moglie la felicit che aveva
sognata.
Ancora tutte le nostre condoglianze, cara
cugina...
Gilberto si ferm qui, ripieg la lettera e
si volse verso sua zia che spiava ansiosamente
le impressioni sul suo viso, dicendo:
- Infatti, ha proprio ragione il signor
Hultz: la sua figlioccia possiede a un alto
grado il senso pratico della vita! -
Con una risata sardonica, il giovane gett
la lettera sulle ginocchia della zia.
- ... Si  decisa molto a proposito a questo
matrimonio dopo essersi bene assicurata
sull'esattezza delle mie condizioni. La signorina
d'Eichten  una persona molto scaltra
e prudente!
- Come si sarebbe mai potuto supporre
una cosa simile, Gilberto?... - sospir la
contessa. - Una ragazza che ho allevata io,
che sembrava tanto affezionata a noi, che ti
amava tanto!
- Infatti, si vede! - rispose questi con
sarcasmo.
- Ma s, te l'assicuro; deve aver avuto
paura di un'esistenza mediocre, e bisogna
convenire che le condizioni erano molto cambiate
per lei...
- Ne convengo perfettamente anch'io. -
La contessa gett uno sguardo perplesso
sul viso del nipote, maravigliata della sua
calma un po' beffarda.
- Dopo tutto, la responsabilit di questo
matrimonio  tutta dei Hultz, - dichiar la
signora con forza. - Vi hanno spinto Carolina,
facendole vedere tutti gli svantaggi di
un matrimonio con un conte di Hornstedt
rovinato. Se fosse rimasta vicina a noi, non
avrebbe cambiato d'idea!
- Di questo poi non sono proprio sicuro.
Anzi, son persuaso che, al contrario, Carolina,
visto lo stato delle mie finanze, avrebbe
cercato il modo di troncare questo progetto
di matrimonio. Certo i signori Hultz hanno
esercitato il loro influsso su lei, ma state
sicura che essa ha saputo ben riflettere da
s a decidere con cognizione di causa. In
questa unione, Carolina non cede ad altre
attrattive che a quella dell'ambizione, poich
questo (e il suo tutore non lo nasconde) non
 per parte sua che un matrimonio di ragione.
Lasciatele dunque la sua buona parte
di responsabilit senza cercare di scusarla
ai miei occhi.
- Ma io non la scuso, e Carolina  molto
colpevole se manca alla parola data...
- Non c' nessuna parola data, e questo
le risparmier anche la pena di renderla. Ma
s, essa era libera assolutamente. Gilberto di
Hornstedt, ricco, le piaceva; povero, lo abbandona.
Questo non pu far maraviglia a
quelli che hanno una certa esperienza della
vita. -
Sempre pi maravigliata, la contessa fissava
il viso freddamente ironico del giovane.
- Ma davvero, Gilberto, questo fatto non
ti addolora troppo?
- Addolorarmi, io?... Per l'abbandono di
una civetta ambiziosa?... Non sono proprio
imbecille fino a questo punto!... Disprezzo e
oblio; ecco ci che merita per parte mia la
futura contessa di Sargen. -
La signora di Hornstedt si alz dicendo
con visibile soddisfazione:
- Sono contenta per te, caro ragazzo!...
Temevo di vederti soffrire per colpa di quell'ingrata,
per quella creatura che amavo
tanto! Non voglio rivederla mai pi. -
E si allontan dopo aver stretto a lungo
la mano che il nipote le abbandonava distrattamente.
Gilberto s'avvicin alla sua scrivania, prese
un sigaro, l'accese e, sedutosi, si mise a
fumarlo abbandonando la testa sullo schienale
della poltrona. Non sembrava per niente
commosso; per lui era come se gli avessero
annunziato il fidanzamento di un'estranea;
ma sotto l'ombra delle ciglia un po' abbassate
gli occhi brillavano di una sorda irritazione.
A un tratto, gettato via il sigaro, apr un
cassetto e prese una fotografia, quella di Carolina...
Per un istante, guard quel bel viso, quegli
occhi sorridenti in cui aveva sempre creduto
di leggere tanto affetto e tanta tenera ammirazione
per lui.
Falsit e ambizione! mormor con rabbia.
Ecco quello che c' in lei... Almeno
da questo lato non avr da rimpiangere
nulla.
Si alz, stracci la graziosa immagine e,
avvicinandosi a una finestra, ne butt i pezzi
fuori.
- Disprezzo te e tutte le tue pari!... -
disse forte con sdegno.


PARTE SECONDA.


Capitolo 1.

- Che tempo, mio Dio! - sospir Marta.
Ritornava dalla Messa della domenica sotto
un diluvio e le sue vesti gocciolavano
acqua sul pavimento dell' ingresso. La domestica
accorse con un paio di pantofole imbottite
in mano. Toltesi le scarpe motose, la
signora Marta si diresse verso la scala, sollevando
bene le gonnelle per paura di sfiorare
i lucidi scalini. Tornata in camera, s'affrett
a indossare dei vestiti asciutti, e dopo, un
po' rasserenata, giacch uscire col cattivo
tempo la rendeva sempre di pessimo umore,
si mise a ordinare e ad asciugar perbene in
terra con quella scrupolosit che le era abituale.
Sul caminetto, in cornici di legno scolpito,
c'erano le fotografie del marito, d'una bambina che le era
morta da piccola, della nipote
Caterina Halner che era successa a lei
nelle funzioni di cameriera. Ma fra tutte,
troneggiava quella del suo giovane padrone:
Gilberto, principe di Hornstedt.
Ogni giorno, la donna si fermava a lungo
a contemplarla con orgogliosa fierezza. Questo
giovane ch'ella aveva visto bambino e cullato
tra le braccia, era proprio il suo idolo.
Perci aveva sofferto dal pi profondo del
cuore quando la rovina s'era abbattuta su lui
ed essa aveva saputo dell'abbandono di Carolina
d' Eichten. Ma infine che bella rivincita!...
Non poteva pensare ancora senza un
brivido di piacere alla gioia che aveva provato
all' inattesa notizia, gioia che s'era poi
rimproverata come non degna di una buona
cristiana, poich in fondo Gilberto doveva il
suo fortunato cambiamento di condizione alla
doppia disgrazia avvenuta alla casa del principe
di Hornstedt-Hfigen.
Il figlio unico del principe Massimiliano
era perito in un accidente di montagna, e il
padre infelice, apprendendone la notizia, era
morto sul colpo per congestione.
Questo era accaduto circa sei settimane
dopo la morte del conte Clodoveo, nel giorno
stesso in cui Gilberto doveva lasciare la casa
che non gli apparteneva pi e il giorno seguente
a quello in cui Carolina d' Eichten si
era sposata col principe di Storberg.
Cos le immense ricchezze e gli altri titoli
dei principi defunti venivano al giovane
conte di Hornstedt. Da questo momento la
fortuna si compiacque di favorire in tutti i
modi Gilberto: infatti, bench egli non fosse
un cortigiano, dotato com'era d'uno spirito
serio e di una rara intelligenza, riusc a conquistarsi
le simpatie del sovrano. Incaricato
da lui d'una delicata missione diplomatica,
il giovane la seppe condurre con un tale tatto
che il successo sorpass ogni aspettativa. Fu
allora insignito della pi alta- onorificenza e
god di tutto il favore del sovrano e della sua
Corte.
La signora Marta, attraverso le lettere
della nipote Emma e le fotografe ch'essa le
inviava, seguiva con orgoglio soddisfatto
l'ascensione di colui che era stato per lasciare
povero la dimora dei suoi antenati.
E ora essa, aspettava da un giorno all'altro
la notizia del suo matrimonio con qualche
ragazza di alto lignaggio, forse, chi sa, con
qualche giovane arciduchessa.!
Emma scriveva ch'egli otteneva lusinghieri
successi sia a Corte, sia nel mondo elegante,
tanto alla capitale quanto in tutte le altre capitali
d'Europa dove era inviato dal sovrano
per affari della massima fiducia. Ma fino allora
non si era mai parlato di matrimonio. Il
principe viaggiava di continuo, conducendo
una vita molto elegante e sembrava dimenticasse
il suo vecchio Hoendeck, con segreta
disapprovazione della signora Marta. Durante
gli ultimi cinque anni non vi era venuto
che tre volte per visitare la tomba del
padre, ed era ripartito entro le quarantotto
ore. L'ultima volta, l'anno prima, la signora
Marta, trattenuta, in letto da una crisi di reumatismi,
non l'aveva potuto nemmeno salutare.
I vecchi domestici che erano a guardia
del castello le avevano per detto che sua altezza
pareva di umor nero e che le Autorit
del paese, venute a offrirgli i loro omaggi e
a chiedergli alcuni favori, si eran viste rifiutare
un'udienza. La signora Marta ne era rimasta
molto sorpresa perch aveva sempre
conosciuto il giovane conte per un uomo benevolo
e gentile con tutti, nonostante la sua
aria un po' altezzosa. Che sorta di contrariet
poteva dunque avere quest' uomo favorito
dalla fortuna, coperto d'onori e adulato da
tutti?
Dopo aver guardato bene la fotografia del
suo padroncino che desiderava tanto in cuor
suo di vedere in carne e ossa, la signora
Marta riprese le sue faccende. Ma quasi subito
la voce acuta di Dorotea grid dalle
scale:
- Ecco il postino!... Ci sono delle lettere,
signora! E ce n' una con una corona
sopra!
- Vieni su subito, chiacchierona, invece
di ficcare il naso nella mia corrispondenza!
Come sono curiose queste contadine!... Una
lettera con una corona? Che cosa mi racconta!... -
Ma una vampata di sangue sal al viso
della vecchia donna quando ebbe in mano le
lettere portatele dalla domestica. Una delle
buste, di una bella carta grigio chiara, portava
impressa una piccola corona principesca
ed era chiusa da un sigillo con le armi dei
Hornstedt.
Mezza soffocata dalla commozione, la signora
Marta pens:
Che sia... che sia sua altezza?
Apr la busta con gesti febbrili e ne trasse
un biglietto sul quale eran tracciate poche righe
con un'alta scrittura maschile:
Se i vostri reumatismi vi danno un po' di
requie, mia cara Marta, venite a trovarmi alla
capitale. Devo dirvi una cosa molto importante
e affidarvi un incarico di fiducia. Nello
stesso tempo, avrei molto piacere di rivedere
voi che vi siete mostrata sempre tanto affezionata
alla nostra famiglia.
Conto dunque sulla vostra presenza per
domani sera, ma, in caso vi fosse impossibile,
avvertitemi subito per espresso.
Vi raccomando soprattutto un'assoluta
discrezione.
Il principe di Hornstedt.
Per pi di un minuto, la signora Marta rimase
immobile per lo stupore. Il suo padrone
la chiamava alla capitale, e per un incarico di
fiducia!... Lei, Marta Sulzer, che si sarebbe
buttata nel fuoco a una sua parola!... Che
gioia e che onore di potergli dimostrare cos
la sua devozione!
In quanto poi alla natura di questo incarico,
la signora Marta si perdeva in mille
congetture. Ma doveva esser qualcosa di
molto importante perch le scrivesse il principe
in persona invece del suo intendente o
del suo segretario, si ripeteva con orgoglio
la vecchia donna, aspirando il tenue profumo
di violette di cui era impregnato il biglietto.
Lo ripose con cura nel cassettone dove conservava
altri ricordi di Gilberto quando era
piccolo: un ricciolo bruno ch'ella aveva sottratto
il giorno in cui gli avevano tagliato la
prima volta i capelli, una scarpina bianca,
una golettina di trina strappata.
Poi, scotendosi dal suo sbalordimento, corse
a cercare un orario, lo consult con impazienza
e annot l'ora dei treni. Fatto ci,
apr un grande armadio e ne trasse un vestito
di seta nera, il vestito delle grandi
circostanze; poi, da una scatola tir fuori il
suo pi bel cappello e dette in un sospiro
pensando che quell' inverno non aveva voluto
farsene un altro adducendo che quello, bench
vecchio di tre anni, fosse pi che sufficiente
per Gleitz. Se avesse potuto prevedere quello
che l'aspettava! Tra la preoccupazione e la
gioia, la signora Marta dimentic l'altra lettera
che le era arrivata contemporaneamente
a quella del principe. La sera, la ritrov sopra
un angolo del caminetto dove l'aveva posata
macchinalmente.
Ah,  della piccola Myriam! mormor
riconoscendo l'elegante scrittura della busta.
Da cinque anni le due sorelle si trovavano
in un convento lontano, la cui superiora
era amica della signora Oldrecht. Dopo la
morte di suo padre, il conte Gilberto, disinteressandosi
completamente delle due bambine,
ne aveva affidata la tutela all'intendente
di Hoendeck, Glotz. Questi amministrava
il loro patrimonio, pagava le spese
della loro educazione, ma non si occupava
d'altro. Myriam e Rachele scrivevano tre o
quattro volte all'anno alla signora Marta
dandole loro notizie, come le avevano promesso,
perch questa, nonostante il suo carattere
chiuso e un po' freddo, non aveva potuto
fare a meno di affezionarsi in un certo
modo alle due bambine e le invitava ogni
anno a passare un mese alla Casa delle Api.
L'anno precedente, per, non erano potute
venire, perch Rachele non si trovava in condizioni
di viaggiare. Allora la signora Marta
aveva pensato per un momento di andar lei
a trovarle, ma poi vi aveva rinunziato sembrandole
inutile e troppo forte la spesa del
viaggio. Per mezzo della signora Oldrecht,
aveva saputo che le due ragazze erano dei
modelli di bont e d'educazione, che Rachele
accettava con una rassegnazione che toccava
il cuore la sua infermit, che Myriam era
l'orgoglio delle maestre per le sue doti d'intelligenza
e di cuore e che stava divenendo
una ragazza maravigliosamente bella come
aggiungeva la superiora nella sua ultima lettera
alla nipote del dottor Blck.
Tutte queste notizie erano pi che sufficienti
per la signora Marta alla quale sembrava
segno di debolezza pensare a quelle
due estranee, nipoti di un uomo indegno, e
attribuiva il proprio interessamento al ricordo
della sua bambina morta, che Rachele
le ricordava tanto.
Quella sera, scorse rapidamente la lettera
in cui Myriam le dava notizie della sorella
che, per fortuna, stava meglio.
Il dottore sembra soddisfatto, aggiungeva
la ragazza. Ma crede che le farebbe
bene un cambiamento d'aria: aria di montagna
o di foresta, come preferiamo noi. Qui mi
hanno parlato di un convento nel Tirolo che
tiene alcune pensionanti. Non credete che potrei
scrivere al signor Glotz per domandargli
il permesso di stabilirci l, per qualche
mese?
La signora Marta disse brontolando mentre
ripiegava la lettera:
Certo che pu scrivere a Glotz! E le risponder
di s, perch per lui  proprio lo
stesso che siano qua o l, e come spendano il
loro denaro... il denaro di quel ladro del
nonno!
E con questa conclusione fatta con tono
pieno di disgusto, essa mise la lettera a caso
in un cassetto. Aveva altro da fare quel giorno
che pensare a quelle due ragazze!
 
Capitolo 2.

La mattina dopo, la signora Marta, tutta
raggiante e agghindata come nei giorni di
festa, and a Gleitz a prendere la diligenza
per farsi condurre alla pi vicina stazione
ferroviaria. Dorotea rimase sbalordita e piena
di curiosit su questo viaggio fatto per vedere
una nipote, come le aveva detto la padrona.
Era buio completo quando la signora Marta
arriv nella grande citt: prese una carrozza
e si fece condurre al palazzo di Hornstedt,
uno dei pi grandi e dei pi begli edifizi della
capitale.
Appena ebbe oltrepassata la soglia dell'immenso
ingresso illuminato sfarzosamente,
con le pareti affrescate dal Tiepolo, la
vecchia vide venirsi incontro un cameriere
che era gi l, vicino all'entrata e che, certo
per un ordine ricevuto, la condusse subito
attraverso a una sfilata di sale, messe con
gusto fine e artistico, fino a un salottino dove
le disse di accomodarsi.
La signora Marta era troppo eccitata per
poter ammirare quel bel salottino che doveva
esser molto frequentato, a giudicare dal pianoforte
ancora aperto, dai libri lasciati sulla
tavola e da quell'odore leggiero di fine tabacco
che si univa al profumo delicato delle
pallide violette disposte in vasi di cristallo
finissimo, un po' dappertutto. La violetta era
sempre stata il fiore preferito di Gilberto, e
ne faceva coltivare per suo uso durante tutto
l'anno nelle serre del castello di Goelbrunn.
Ma la signora Marta, che s'era ripromessa
di ammirare tutti gli splendori in mezzo ai
quali viveva il suo giovane e caro signore,
non era ora in condizioni di spirito da poter
fermare l'attenzione su ci che la circondava:
sempre pi ansiosamente si chiedeva la
ragione di quel suo viaggio che non riusciva
a spiegarsi, e si sentiva preoccupata.
A un tratto, una porta si apr e comparve
la svelta e alta figura del principe.
Ella si alz precipitosamente e s'inchin.
- Buon giorno, mia buona Marta, - disse
una voce breve, ma con tono benevolo. - Vi
ringrazio di aver risposto cos presto alla
mia chiamata.
- Oh, altezza! Sapete bene che questa povera
donna  sempre a vostra disposizione!
- S, so che posso contare sulla vostra
devozione, e voglio darvi una prova della
mia fiducia. Venite con me. -
La signora Marta lo segu nella stanza vicina,
uno studio illuminato da lampade velate
di verde e profumato anch'esso di violette.
L, Gilberto, si sedette sopra una poltrona
vicino alla scrivania, indicando, con
un gesto, una sedia difaccia a lui alla signora
Marta.
Questa si sed guardandolo con rispettosa
ammirazione: il principe portava l'abito da
sera con un'eleganza perfetta; i tratti del
suo viso si eran fatti pi maschili negli ultimi
anni, e si era accentuato in lui quell'aspetto
sicuro e un po'altezzoso, quel portamento
altero che aveva sempre avuto. Ma
se la signora Marta non fosse stata tanto in
estasi davanti a lui avrebbe subito notato
l'espressione quasi triste di quel viso, lo
sguardo duro degli occhi e la piega amara
delle labbra, che rendevano il principe molto
differente da quello che era stato un tempo.
Questi si avvicin alla scrivania e disse:
- Promettetemi prima di tutto, Marta, il
segreto assoluto su quanto vi dir ora e su
quello che accadr dopo. So che una delle vostre
qualit  la discrezione; dovete dunque
darmene una prova in questa occasione.
- Vostra altezza pu contare su me!... -
dichiar con tono solenne la signora Marta.
- Non una parola uscir dalla mia bocca
senza il vostro permesso!
- Bene: e ora ascoltatemi, senza maravigliarvi
troppo, per quanto stupefacente possa
sembrarvi ci che vi dir.
- Va bene, altezza, - mormor la donna,
un po'confusa e inquieta per lo strano accento
freddo e duro che aveva preso a un
tratto la voce del principe.
- Ecco di che cosa si tratta: in seguito
a un giuramento fatto in altri tempi da mio
padre, e da me rinnovato al suo letto di
morte, io devo sposare la figlia maggiore del
conte Wtirmstein appena essa avr sedici
anni... -
La signora Marta sussult e trattenne a
stento un'esclamazione di maraviglia, ma dai
suoi occhi sgranati traspar il suo grande
sbalordimento.
Con una voce calma e tagliente, Gilberto
seguit:
- Ho saputo da Glotz che questa ragazza
ha ora raggiunto l'et designata; e siccome
sua maest mi ha confidato una missione che
mi tratterr poi lontano di qui per almeno
un anno, voglio liquidare prima questa formalit.
La cerimonia verr celebrata in Italia,
segretamente, perch desidero che all'infuori
dei necessari testimoni, nessuno sappia
di questo matrimonio. La contessina
Wrmstein non porter il mio nome, ma un altro
qualsiasi: per esempio, quello di Hakenau,
che  il nome di un piccolo possedimento
acquistato tempo addietro da mio padre.
Data la sua et, faccio assegnamento su voi,
Marta, perch la riceviate in casa vostra
almeno per qualche anno. Sar necessario,
per, che, dopo la cerimonia, voi viaggiate
con lei per diversi mesi, per dare maggiore
verosimiglianza alla storiella che sarete costretta
a raccontare: che essa  una vedova
o una moglie abbandonata. Ne lascio a voi
la scelta. Voi direte le cose un po' vagamente
e risponderete recisa a chi vi far troppe domande. -
La signora Marta credeva di sognare: seguitava
a fissare maravigliata il viso del
giovane che aveva un'espressione dura e gli
occhi che gli lampeggiavano di collera contenuta.
Gilberto, dopo un istante di silenzio, domand:
- Sapete che carattere abbia questa ragazza,
Marta?
- Stando a quello che ne dice la superiora,
altezza, essa  rimasta sempre quella
che era due anni fa, quando la vidi l'ultima
volta:  dolce, ma energica nello stesso tempo,
quando si tratta, per esempio, del bene
della sorella;  molto religiosa, di gusti semplici
e assai studiosa.
-  necessario che si renda ben conto della
sua condizione, e che l'accetti con lealt.
Molto probabilmente ignora chi  suo nonno,
e sarebbe crudele dirglielo. Ma voi potrete
farle capire come, sposandola per mantenere
un giuramento fatto da mio padre in cambio
di un servigio reso dal conte Wrmstein, io
faccia un matrimonio che, data l'origine di
sua madre, se fosse conosciuto, mi allontanerebbe
dalla Corte e cambierebbe del tutto
la mia esistenza. Se questa ragazza  intelligente
e dotata di un po' di delicatezza, capir
quale duro sacrificio rappresenti per me
questo matrimonio forzato; capir come sarebbe
insostenibile la nostra condizione se
non vivessimo separati, e si sottometter docilmente
a quanto esigo da lei. Ciascuno di
noi, dunque, una volta terminata la penosa
formalit di questo matrimonio impostoci,
manterr tutta la sua indipendenza che sar
limitata, solamente per quanto concerne lei,
fino alla sua maggiore et. Ma dovr obbligarsi
a mantenere un silenzio assoluto su
questa unione e a rinunziare a godere del patrimonio
materno. Le passer io un assegno
superiore ai frutti del detto patrimonio, la
cui fonte  troppo odiosa perch io possa
sopportare che quella giovane donna ne viva,
sebbene il legame che ci deve unire sia soltanto
illusorio. Voi, Marta, le spiegherete
bene che io non ubbidisco che a un obbligo
al quale mi  impossibile sottrarmi, ma che
noi rimarremo sempre estranei l'uno per l'altra
e che essa non dovr mai sperare di veder
cambiare questo stato di cose.
- Far tutto quanto mi  possibile, altezza... -
Gilberto si abbandon un poco nella poltrona
e, per un istante, le sue dita tormentarono
nervosamente un tagliacarte che aveva
preso dalla scrivania.
- Ho fretta che tutto sia finito, - riprese
poi a un tratto con fredda collera. - Dunque,
al pi presto possibile, domani stesso,
se voi non siete stanca, partirete per questo
convento e direte alla contessina Wrmstein
quanto vi ho detto. Poi, trovata una scusa
plausibile agli occhi delle suore, la porterete
a Roma dove la cerimonia avverr, di
notte, in una cappella privata. Tutto  gi
pronto. -
Si pass una mano sulla fronte e poi, rialzando
la testa, fiss la sua interlocutrice che
mostrava ancora nel viso il proprio sbalordimento.
- Non riuscite dunque a farvene una ragione,
mia povera Marta? - domand Gilberto
con un sorriso dolorosamente ironico.
- Chi, infatti, potrebbe immaginare che mi
trovi obbligato a un sacrificio cos terribile
e odioso? -
La signora Marta congiunse le mani.
-  mai possibile?... Oh, altezza, non c'
dunque modo... E se Myriam rifiutasse?
- Non rifiuter, perch suo padre, nelle
sue ultime volont, l'obbliga formalmente a
questo matrimonio.
- Allora, vostra altezza, non pu... non
pu evitare...? - balbett Marta.
- No,  impossibile: ho dato la mia parola.
Ma, via, riposatevi un poco, ora. Andate
a trovare vostra nipote e fatevi ben
curare da lei. Inventerete quello che vi pare
sullo scopo della mia chiamata. E se avrete
da domandarmi qualche altra informazione,
tornate qui da me prima di partire. Glotz,
che naturalmente  a parte del segreto, vi
rimetter il denaro necessario e tutte le somme
che in seguito vi sembreranno utili. -
Il principe le tese la mano. La signora
Marta la prese dolcemente tra le sue grosse
dita guantate di filo nero, e a un tratto, piegandosi,
la sfior con le labbra, lasciandosi
sfuggire un singhiozzo.
Una commozione momentanea addolc per
un istante il viso altero del principe: egli si
chin sopra la donna e le disse a mezza
voce, tornandole a dare del tu come quando
era bambino:
- Tu mi compiangi, non  vero, mia povera
Marta? Ma che vuoi, non c' niente da
fare...  inevitabile! -
Poi subito si rialz e fece un gesto di commiato.
La signora Marta s'inchin profondamente
e s'allontan, con la testa in fiamme, tutta
sconvolta da quell'incredibile notizia.
Gilberto rimase immobile per un momento
con la fronte appoggiata a una mano: tutta
la sua anima orgogliosa fremeva di sorda
collera e d'odio verso l'estranea tanto disprezzata
che, davanti a Dio, avrebbe avuto
il diritto di chiamarsi sua moglie. Dopo la
morte del padre, egli si sentiva continuamente
sotto l'incubo di questo odioso matrimonio,
lui, lui il bel principe di Hornstedt,
cos ricercato e adulato da tutti, lui, che
avrebbe potuto permettersi le pi ambiziose
mire matrimoniali!... Durante quegli ultimi
cinque anni tale pensiero era stato il tormento
segreto della sua vita, in apparenza
tanto lieta e piena di onori.
Ed ecco che la scadenza era giunta: in
realt la condizione non sarebbe per nulla
cambiata, perch questo matrimonio non sarebbe
che una formalit. Gilberto lo terrebbe
nascosto come un'onta, e per tutti egli rimarrebbe
uno scapolo impenitente, ultimo nato
di quel vecchio casato illustre.
A questo pensiero ebbe uno scatto di furore
e si alz rapidamente.
Ah, maledetto, maledetto Wrmstein!...
disse con voce sorda.
Per un poco misur a gran passi la stanza,
con le braccia incrociate; poi si ferm, era
calmo in apparenza, ma un sorriso beffardo
errava sulle sue labbra. Gettando un'occhiata
sopra un orologio antico situato in un angolo
del salotto, son il campanello; quindi indoss
la pelliccia che un cameriere gli porse
e mont nella magnifica automobile che era
pronta per condurlo al palazzo dell'Ambasciata
di Spagna dove quella sera era invitato
a pranzo.
La piega ironica s'era accentuata sulle sue
labbra, e gli occhi azzurro-cupi, il cui fascino
soggiogava tutti quelli che lo avvicinavano,
scintillavano di soddisfazione. Nonostante i
suoi sentimenti elevati, Gilberto non riusciva
a non rallegrarsi per la sua rivincita sulla
donna ambiziosa- e frivola che un giorno lo
aveva ferito nel suo orgoglio pi che nel
cuore.
Oggi questa rivincita era completa: rimasta
vedova dopo tre anni di matrimonio e
senza figli, la contessa di Sargen, passato il
periodo di lutto grave, era venuta ad abitare
alla capitale. Quella sera per la prima
volta egli doveva incontrarla a questo pranzo
al quale era riuscita a farsi invitare.
Dicevano ch'essa fosse stata poco felice col
marito, principe di Storberg, mezzo pazzo,
violento e geloso, e che non ne fosse stata
compensata neanche dal lato finanziario, poich
alla morte del marito le era rimasto soltanto
un modesto assegno. Gi alcune persone
compiacenti le cercavano un secondo
marito; ma Carolina non sembrava aver
fretta. Anzi, aveva confidato alla sua madrina
che non aveva nessuna intenzione di rimaritarsi.
La contessa Sofia aveva, infatti, dato il suo
perdono quando la bella vedova tutta contrita
e commovente nei suoi abiti vedovili,
era venuta a chiedere di dimenticare quello
ch'essa chiamava il suo torto irreparabile.
A dire la verit, la contessa Sofia, passato
il primo momento di collera, aveva facilmente
compreso e quasi approvato la condotta di
Carolina perch anche a lei un'esistenza travagliata
e mediocre sarebbe sembrata la pi
grande delle disgrazie. Capiva benissimo
come Carolina, giovane, bella e brillante,
dopo una breve esitazione, avesse rinunziato
a sposare Gilberto, nonostante il suo amore,
quando questi era ormai rovinato. Naturalmente
si era ben guardata dal far conoscere
questa opinione al nipote; del resto, Gilberto
non le aveva pi parlato di Carolina,
ed essa non aveva avuto il coraggio di accennare
a lei, neanche dopo averla incontrata
pi volte nei salotti dell'aristocrazia viennese.
Il carattere di Gilberto, gi poco comunicativo
prima, si era fatto sempre pi
chiuso e freddo e non spingeva certo la contessa
a parlargli del passato. Ignorava dunque
qual ricordo egli conservasse ancora di
quella che era stata quasi la sua fidanzata,
e credeva che egli ignorasse la presenza alla
capitale della giovane vedova, perch era stato
quasi tutto l'anno in missione all'estero.
Invece, egli n'era stato informato incidentalmente
qualche mese prima, e quella sera
sapeva benissimo d'incontrarla a quel pranzo
semiufficiale.
Ecco perch aveva quello sguardo e quel
sorriso ironico mentre l'automobile lo portava
all'Ambasciata.
Cinque anni prima, alla notizia di esser
divenuto erede dei principi di Hornstedt, il
suo primo pensiero era stato questo:
Eccomi vendicato!
Subito si era immaginato la rabbia di Carolina
alla notizia dell'avvenimento che faceva
dell'uomo che ella aveva disprezzato per
l'ambizione e l'avidit del denaro, una delle
persone pi in vista di tutto il Paese, proprio
quando essa lo aveva abbandonato per
un povero principe, provvisto pi di antenati
che di rendite. Gilberto era sicuro che Carolina
avrebbe cercato di riconquistarlo e pensava
con ironia e con disprezzo:
Bene, bene, avrete pi di una delusione,
creatura falsa e vile!
Carolina era seduta nel secondo salone dell'Ambasciata,
accanto alla contessa Sofia.
Un delizioso vestito color viola dava risalto
alla sua bellezza di bionda; dei diamanti le
risplendevano tra i capelli pettinati come
piacevano un tempo a Gilberto.
Divent rossa e i suoi occhi brillarono per
la commozione quando vide il principe di
Hornstedt che avanzava, soffermandosi pi
qua e pi l a salutare e a parlare con le
persone di sua conoscenza. Egli era il punto
di mira di tutti gli sguardi, l'uomo di cui si
cercava il favore e l'attenzione sia per il suo
prestigio personale, sia per il favore che godeva
a Corte.
Egli parve accorgersi di Carolina soltanto
quando fu a pochi passi da lei: allora s'inchin
pronunziando alcune parole fredde, di
semplice cortesia. Nessuno, vedendolo cos
calmo, avrebbe potuto immaginare che la
contessa di Sargen fosse stata un tempo qualcosa
di pi che un'estranea per lui.
Poi il principe si allontan e per tutta la
sera parve non ricordarsi pi della presenza
della giovane vedova. Non si era mai mostrato
cos brillante parlatore come quella
sera, e il suo riso ironico rison spesso nel
salone durante il pranzo. Carolina, bench
tentasse di prestare attenzione alla conversazione
dei suoi vicini di tavola, lo guardava,
e lo ascoltava con una curiosit piena di
passione. Poco prima, quando questi l'aveva
salutata, aveva sentito un' impressione di
malessere incontrando lo sguardo di lui, in
cui leggeva la pi fredda indifferenza: ma
s'era presto ripresa, piena di fiducia nel fascino
della sua bellezza. Era naturale, del
resto, che il principe le serbasse rancore e
glielo facesse capire; ma questo non provava
che egli non avesse conservato ancora nel
cuore un po' di quell'antico sentimento che
provava un tempo per lei. Forse una scintilla
covava ancora sotto la cenere... e Carolina
si sentiva abbastanza abile e ben fornita
d'armi femminili da farla sprizzar fuori.
Sapeva di non avere, almeno per il momento,
serie rivali, perch, con una discreta
inchiesta, aveva saputo che il principe di
Hornstedt fino allora non aveva avuto serie
relazioni con nessuna donna e che rifiutava
sempre tutti i partiti, anche i pi vantaggiosi
che gli erano proposti. Da queste informazioni Carolina
deduceva che il principe
doveva avere il cuore completamente libero
e che forse il ricordo dell'amica d'infanzia
non era del tutto svanito in lui.
Questi erano i sogni nei quali si cullava
quella sera la bionda vedovella: si sentiva
pazzamente innamorata di questo Gilberto
molto differente da quello che essa aveva
amato un tempo, un Gilberto dall'espressione
pi dura, dal sorriso ironico e un po' sprezzante,
dallo sguardo acuto in cui si leggeva
una fredda volont dominatrice piena di orgoglio.
Quella sera Carolina lo vide in tutto
il suo prestigio, e il desiderio di riconquistarlo
si fece in lei pi violento e risoluto.
Ma per raggiungere il suo scopo bisognava
ch'essa potesse incontrarsi pi spesso con
lui: doveva dunque farsi un' incosciente alleata
nella contessa, per conoscere i fatti e le
mosse del principe.
Perci accomiatandosi dalla signora di
Hornstedt, la contessa di Sargen le sussurr
malinconicamente all'orecchio:
- Purtroppo, cara madrina, Gilberto non
mi ha perdonato!
- Chi lo sa, piccola mia! Cos al primo
momento non ha voluto mostrarlo, certo per
orgoglio: ma vedrai che tutto cambier e che
riuscirai a piegarlo.
- Possiate dire il vero!... Il pensiero che
egli mi detesti  tanto doloroso per me!...
Proprio tanto doloroso, credete, cara madrina!
- S, lo capisco, ma son momenti che passano.
Vedrai che in seguito diverr pi gentile. -
Tuttavia, nell'automobile che la riportava
al palazzo di Hornstedt, la contessa pensava:
 certo che Gilberto le serba ancora molto
rancore. Dato il suo carattere cos orgoglioso
non sar facile a Carolina di riuscire a farsi
perdonare. Ma ci arriver, ne son certa, perch
 tanto bella, specie stasera con quel vestito
viola... Pensare che lui non l'ha degnata
nemmeno di uno sguardo! Lui che un
tempo amava tanto il viola! Carolina se ne
era ricordata;, poverina, ma Gilberto non se
n' neanche accorto; o forse non ha voluto
accorgersene.
Poi, sprofondandosi nei molli cuscini dell'automobile,
la signora di Hornstedt pens
che, se per il principe avesse persistito nel
suo risentimento, sarebbe stato pi prudente
per lei di non entrare con Carolina in grande
intimit per non contrariarlo.
Ora, faceva di tutto per non provocare
neanche la pi piccola contrariet in colui
al quale essa doveva quell'esistenza lussuosa
e che poteva ritoglierle tutto in un momento
di malumore. Per evitare simile disgrazia la
signora si sentiva pronta a qualsiasi concessione
e a qualunque sacrificio anche se si
trattasse della giovane donna ch'essa chiamava
con tanta tenerezza piccola Carolina
del mio cuore.
 
Capitolo 3.

Un pallido raggio di sole sgusci fuori
dalle nuvole, pass attraverso i vetri splendenti
della cappella, parve indugiarsi un momento
sui maravigliosi capelli ricciuti di un
bel biondo rame che cadevano in due trecce
sulle spalle della giovinetta inginocchiata davanti
all'altare; poi scomparve e la piccola
cappella ritorn nella sua cupa ombra.
Myriam non s'era neanche avvista di quell'apparizione:
era assorta con tutta l'anima
nella preghiera e confidava a Dio le sue pene.
Aveva molto sofferto durante quei cinque
anni, la piccola Myriam. Eppure le suore si
eran mostrate delle vere madri per lei, e
nella religione cattolica la sua anima ardente
e pura aveva trovato tanto conforto:
perci, nella vita calma del convento, con
l'affetto della sorella e delle sue maestre,
ella avrebbe dovuto sentirsi felice; ma purtroppo
era bastata la cattiveria d'una compagna
gelosa per aprire nel cuore della
fanciulla una ferita che non doveva pi richiudersi.
Una ragazza del corso superiore, che aveva
antipatia per lei, fece sapere a tutte le sue
compagne di chi era nipote Myriam, aggiungendo
che diverse persone della sua famiglia
erano state rovinate da Eleazaro Onhacz.
Subito tutte si allontanarono dalle due piccole
Wrmstein, e cedendo alle suppliche di
Myriam che era stata presente a quei discorsi,
la superiora dov confermarle la verit di
quella storia. Myriam sopport questa umiliazione
con coraggio eroico, ma ne soffr
atrocemente nel suo animo delicato: e anche
la sua salute ne risent per lungo tempo. Ci
volle proprio il suo affetto per la sorella
per darle la forza di superare quella crisi
terribile. Col tempo, finalmente, la sua rassegnazione,
la sua bont e il fascino che si
sprigionava da lei, vinsero l'ostilit delle
compagne. Bisognava avere infatti un cuore
veramente malvagio per non sentirsi attirati
da quei suoi magnifici occhi che sembravano
di velluto, raggianti di luce e di dolcezza! La
piaga del cuore di Myriam era, per, inguaribile;
ora non l'abbandonava quasi pi il
pensiero di suo nonno e di suo padre che
aveva sentito definire come il genero del
ladro e come il miserabile venduto, dalle
compagne che certo ripetevano frasi sentite
nelle loro famiglie. Spesso pensava con un
brivido di dolore:
Oh, ma tutto questo  spaventoso!  spaventoso!
Poi un giorno aveva pensato:
Il conte Clodoveo  morto rovinato; cos
mi ha detto la signora Marta. Che forse anche
questo sia accaduto per colpa di mio
nonno? Allora ecco la ragione per cui suo
figlio mi ha scacciata con tanta ira!
Tale spiegazione era plausibile e veniva
confermata dal fatto che il giovane conte,
dopo la morte del padre, non aveva preso
la tutela delle due bambine. Egli dunque le
disprezzava troppo per farlo, e aveva imposto
al suo intendente di adempiere all'incarico
accettato dal padre al letto di morte
del conte Wrmstein.
Il rancore che Myriam serbava contro il
giovane signore di Hoendeck s'era un po' attenuato
all' idea che questi, nella sua collera,
abbastanza giustificata, aveva voluto soltanto
allontanare dalla sua presenza la nipote
d'un uomo infame. Un'altra scusa c'era
poi nel fatto ch'egli aveva assistito proprio
pochi minuti prima della sua venuta alla
morte di suo padre.
Tutto questo Myriam se l'era detto e ripetuto;
eppure non riusciva a non provare
un sentimento di timore e di amarezza riguardo
al principe Gilberto di cui la signora
Marta parlava invece con tanta devota ammirazione.
Conoscendo la fonte del denaro che le veniva
da sua madre, la fanciulla aveva deciso
di non usarne pi appena avesse il diritto di
fare a suo modo: a questo scopo si preparava
a un'esistenza di lavoro per guadagnarsi la
vita per s e per Rachele. Del resto, questa
prospettiva non spaventava la sua anima coraggiosa
che nella povert vedeva quasi una
riabilitazione dalle colpe del nonno e del
padre.
Ma, a un tratto, poco dopo aver compiuto
i sedici anni, un nuovo dolore venne a colpirla
con una lettera chiusa col sigillo dei
Wrmstein, inviatale da un notaro della capitale.
La busta portava questa, soprascritta:
Da rimettersi a mia figlia Myriam, quando
avr sedici anni.
Myriam l'apr, non senza un po'di paura,
avendo il presentimento che non potesse venirle
niente di buono da quell'uomo che si
era sempre mostrato indifferente verso le figliuole
e di cui non ricordava altro che le
tremende scenate per le quali la sua giovane
moglie, bella e delicata, tanto somigliante a
Rachele, piangeva a lungo, in silenzio.
Myriam lesse queste parole:
La morte mi  vicina e io voglio lasciare
le mie ultime volont a te che sei la mia figlia
maggiore. Forse mi hai giudicato un padre
trascurato; ma io, invece, ti preparavo un
magnifico avvenire. Per un patto stabilito
tra me e il conte di Hornstedt, a sedici anni
tu diverrai la moglie di suo figlio Gilberto.
Cos potrai riprendere il tuo posto in quel
mondo che fu anche il mio un tempo, e col
quale credei bene di rompere poi ogni rapporto,
per ragioni che non importa tu sappia.
Tutto  regolato, come ti ripeto, tra il
conte di Hornstedt e me. Tu non avrai che
da mettere la tua mano in quella che ti offrir
il conte Gilberto, il quale avr allora
ventott'anni. Sar inutile che tu ti opponga,
perch  mio desiderio formale che questo
matrimonio si compia. Troverai in questo
modo la protezione di cui avete bisogno tu
e Rachele. Rispetta il voto supremo di tuo
padre morente che ha saputo amarti a suo
modo.
Conte Carlo Wrmstein.
Erano passati tre mesi da quando Myriam
aveva preso conoscenza di questo messaggio
d'oltre tomba, ma ne era ancora profondamente
maravigliata e angosciata come al
primo momento.
Perch il padre le imponeva questo matrimonio?...
E il principe di Hornstedt come
avrebbe acconsentito a unirsi a lei, nipote di
Eleazaro?
Questo le sembrava assolutamente impossibile,
specie quando ricordava l'accoglienza
che aveva ricevuto da colui che suo padre le
destinava come sposo.
A tale pensiero provava sempre un brivido
di paura: il giovane conte le si era rivelato
sotto un aspetto di tanta durezza e di tanta
violenza che pensava con terrore alla sua
unione con lui per tutta la vita. Perch in
fine, anche ammettendo che egli fosse stato
vittima dell'uomo di cui Myriam aveva la
disgrazia d'esser nipote, era ingiusto farne
soffrire lei, innocente.
Forse poi era anche colpa di lui se Rachele
non era guarita, perch Marta s'era rifiutata
di assumersi da sola la responsabilit della
cura costosa di quel vecchio dottore ungherese,
morto qualche anno dopo senza lasciare
il segreto del suo metodo. Ma, nonostante
tutto, se il principe le chiedeva di
sposarla, essa doveva accettare per ubbidire
alle ultime volont di suo padre.
Gi, no, non era possibile che un uomo
come lui, tanto fiero e orgoglioso, accettasse
di sposare la figlia del conte Wrmstein e
di Salom Onhacz; non era possibile. Salvo
che non dovesse conformarsi anche lui alla
volont del padre. Non diceva il conte Wrmstein nella sua
lettera: Per un patto stabilito
tra il conte di Hornstedt e me?
Ma il principe avrebbe rifiutato di certo;
non c'era dubbio. E allora essa sarebbe rimasta
libera.
Questa era la speranza che nutriva in cuore
Myriam, e proprio in quell' istante chiedeva
a Dio l'adempimento dei suoi desiderii. Ma
a un tratto una porta si apr in fondo alla
cappella, risonarono dei passi e comparve la
suora portinaia che, fatta una genuflessione,
si chin verso la ragazza avvisandola che la
volevano in parlatorio.
Sorpresa e subito un po' inquieta, Myriam,
appena fuori della cappella domand:
- Sapete chi mi vuole, suora?
- No: c' una signora un po' anziana che
ha chiesto della madre superiora e questa, a
sua volta, mi ha detto di chiamar voi. -
Una persona anziana? Myriam pens subito:
Che sia la signora Marta?
E il suo cuore prov una stretta d'angoscia
al pensiero che fosse mandata dal principe
di Hornstedt. Perch certo essa non si
sarebbe disturbata a venire, d'inverno, per
il solo piacere di vedere le giovani contesse
Wrmstein.
Ed era infatti proprio la signora Marta,
che si alz all'entrare di Myriam; la signora
Marta il cui aspetto freddo denotava disposizioni
d'animo poco benevole. Nondimeno la
sua espressione si cambi per qualche secondo
dimostrando sorpresa e ammirazione
appena la bella giovinetta comparve alla sua
vista: era una figurina elegante e svelta e
aveva un sorriso un po'forzato agli angoli
della bella bocca.
- Non mi riconoscete, signora Marta?
- S, certo; ma naturalmente dopo due
anni siete un po' cambiata.
- Soprattutto son cresciuta, credo, -
disse Myriam con semplicit.
Lo sguardo della visitatrice avvolse la figura
ancora un po' delicata, ma ben fatta,
della giovinetta e poi, divenuto di nuovo
ostile, risal al dolce viso dai lineamenti puri,
d'un pallore di neve che s'era un po'colorito
in quel momento, per la commozione.
- Gi, infatti, avete sedici anni, ora, non
 vero?
- Finiti da tre mesi. Ma accomodatevi,
dunque, signora Marta: sembrate molto
stanca. Alla vostra et, questo viaggio ...
- Il viaggio? Se non fosse che questo! Ne
farei dieci, cento, mille, se potessi risparmiare
a lui questa disgrazia! Non v'immaginate
perch son qui, povera innocente? -
La signora Marta non riusciva pi a trattenere
la sua indignazione e, col viso in
fiamme, lanciava sulla giovinetta, divenuta
a un tratto pallidissima, uno sguardo quasi
d'odio.
- Forse... - disse Myriam con voce
spenta.
- Come, forse? Voi sapete il patto ch'
stato convenuto tra il conte Clodoveo e vostro
padre? Sapete che il principe di Hornstedt
ha promesso a suo padre morente di sposarvi?
- Lo ha promesso davvero?
- S, purtroppo, s! Ma voi come l'avete
saputo?
- Mi sono state comunicate le ultime volont
di mio padre: anche lui mi ordina di
sposare il figlio del conte Clodoveo. -
La signora Marta congiunse le mani:
- Che disgrazia! -
Myriam s'appoggi a una seggiola vicina,
mentre pensava con un brivido:
Dunque lo ha promesso davvero! La mia
unica speranza  svanita!
La vecchia le gett uno sguardo malevolo
e, notando certo l'alterazione del viso
di Myriam e l'espressione dolorosa di quei
begli occhi, disse con tono un po' aspro:
- Ebbene, perch fate codesto viso? Non 
una disgrazia per voi, ma per lui, per lui! -
Un sospiro le gonfi il petto magro; poi
domand con voce aspra:
- E voi dunque, vi credete obbligata a obbedire
a ci che vi domanda vostro padre?
- Lo devo, perch fu il suo desiderio in
punto di morte ed egli me ne fa un obbligo
formale.
- Va bene, ma allora sentite le condizioni
del mio padrone; perch capirete bene che
sposando una come voi egli si abbassa, si degrada,
e tutto questo lo fa solo per la necessit
di mantenere la promessa fatta a suo
padre. -
E trattenendo a stento la collera, la signora
Marta disse a Myriam quello che il
principe di Hornstedt esigeva da lei.
La giovane ebbe un fremito di rivolta quando
sent della proibizione che le sarebbe stata
fatta di portare il nome del marito. Myriam
Wrmstein sarebbe stata una macchia sulla
genealogia dei Hornstedt e il principe voleva
che tale macchia almeno rimanesse ignorata
da tutti.
Ma come mai il conte Clodoveo s'era obbligato
a questo matrimonio per il figlio?...
Che mistero si nascondeva sotto questo patto?
E che matrimonio strano sarebbe mai stato
il loro! Separati fino alla morte! La signora
Marta lo diceva chiaramente.
Per qualche minuto, la mente ottenebrata
di Myriam intravide la possibilit di rifiutare
questa unione cos penosa per lei e che
doveva esser ben dura, per non dire odiosa,
per il principe di Hornstedt. Ma il rispetto
al volere paterno era un sentimento molto radicato
in lei, particolarmente a cagione del
ceto in cui era stata educata. Questa aveva
visto diverse sue compagne maggiori a lei,
che, all'uscita dal collegio, avevano accettato
per marito un uomo che non piaceva loro affatto,
ma che il padre o la madre avevano
scelto per loro. Un'altra di esse, poco tempo
prima, aveva rinunziato al matrimonio perch
il nonno di lei aveva deciso che essa doveva
rinunziare alla dote affinch i beni fossero
divisi solo tra i figli maschi.
Myriam non ebbe dunque che un lieve pensiero
di rivolta contro il duro obbligo impostole
dal padre; poi sent come un senso
di sollievo al pensiero che sarebbe vissuta
lontana dal principe di Hornstedt, da questo
grande signore orgoglioso che aveva tanto
disprezzo, e lo dimostrava, per la nipote di
Eleazaro. Cos, sarebbe rimasta libera sotto
l'egida della signora Marta-, come questa le
spieg con tono un po'arrogante.
- Naturalmente Rachele star con noi, non
 vero? - domand Myriam.
- Certo; non credo che per questo ci sia
nessun inconveniente. Sua altezza non ha
parlato di lei; aveva ben altro per la testa!
Ma la cosa sar indifferente per lui. Bisogner,
per, ch'essa rimanga. qua, mentre noi
viaggeremo all'estero, come vi ho detto.
- Questo no, non  possibile! - esclam
Myriam. - Non lascer mai la mia sorellina
per un tempo cos lungo!
- Ma non possiamo portarla con noi: altrimenti
saprebbe di questo matrimonio... -
- E io, infatti, non ho intenzione di nasconderglielo.  una
bambina seria ed  la discrezione in persona.
- Ma io non so proprio che cosa fare: sua
altezza s' tanto raccomandato!... Siccome,
per, stasera devo scrivergli, gli chieder il
permesso di portare con noi Rachele.
- Non posso dir niente alle care suore?
- No, no, a nessuno. Dite loro che vi conduco
tutt'e due a fare un pellegrinaggio a
Roma. Di l, tra qualche tempo, scriverete
loro che sposate un certo signor di Hakenau,
secondo le istruzioni di vostro padre che vi
sono state comunicate dal vostro tutore. -
Myriam ebbe uno slancio di rivolta.
- Dovr dunque viver sempre cos tra le
menzogne?
- Che volete che ci faccia? Prendetevela
col conte Wrmstein che ha ordinato tutto
questo anche a danno del mio giovane signore
e non certo a vostro vantaggio. -
Il tono aspro della vecchia fece trasalire
dolorosamente Myriam.
- Avete torto di parlare cos, signora
Marta, - disse con tono di rimprovero.
- Ignoro quali siano state le ragioni di mio
padre, ma penso ch'egli abbia creduto in tal
modo di prepararmi un avvenire felice. Si 
sbagliato, ecco tutto, e con lui ha sbagliato
pure il conte di Hornstedt. -
La signora Marta scosse la testa; ma
l'aspetto pieno di dignit e di dolore di Myriam
arrest le cattive parole che le erano
venute alle labbra. Brontol soltanto:
- Infine, poich bisogna ubbidire... Posso
dire a sua altezza che voi promettete di
serbare il segreto, come vi chiede?
- S, lo prometto. Non ha niente da temere!
Non ho nessun desiderio di portare il
suo nome n di vivere altrimenti che nell'oscurit.
- Bene, se sarete ragionevole, gli risparmierete
almeno molte noie. Purtroppo avr
abbastanza da soffrire anche cos, povero
principe! -
E con uno sguardo di rancore verso la giovane,
la signora Marta aggiunse:
- Non so perch facciate codesto viso;
in fondo la vostra condizione non potrebbe
esser migliore. Vi sarebbe stato difficile di
trovare un partito onorevole... mentre invece
rimarrete libera di sistemarvi come vi
parr tra qualche anno e vivrete largamente
grazie alle rendite che vi saranno
passate! Dimenticavo, infatti, di dirvi questo:
il principe esige che non tocchiate assolutamente
il denaro di vostra madre. -
Le labbra di Myriam tremarono, la sua
mano strinse nervosamente la spalliera della
seggiola e il suo sguardo ebbe un'espressione
di tale sofferenza che la signora Marta rimase
pentita e confusa.
- La volont di sua altezza  conforme al
mio desiderio, - disse la giovinetta con voce
fremente. - Era, infatti, mia intenzione di
rinunziare a questo denaro e di distribuirlo
ai poveri appena ne avessi avuto il diritto.
Ma non accetter nulla nemmeno dal principe
di Hornstedt; lavorer.
- Lavorerete?... E credete che egli ve lo
permetter? No, certo. Del resto,  giusto
che vi dia di che vivere. Via, devo tornare
all'albergo dove sono scesa. Vedr domani
Rachele, perch per oggi, come capite, ne ho
abbastanza. Tutto questo affare mi confonde
la testa; e non  finito ancora! Domani l'altro
forse dovremo partire.
- Domani l'altro? Di gi?... - domand
con spavento Myriam.
- S, probabilmente. Sua altezza ha fretta
di sbarazzarsi... di finir tutto: appena ricevute
le sue istruzioni, prenderemo il treno
per Roma. Ripensandoci bene, siccome non
avr il tempo di ricevere una sua risposta
riguardo a Rachele, dite pure la verit alla
piccola, facendole promettere il segreto. In
quanto al vestito di nozze,  inutile che ve
n'occupiate. La cerimonia si far di sera, e
baster il vostro vestito da viaggio. -
Myriam accompagn la signora Marta fino
alla portineria; poi, senza saper bene quel
che faceva, rientr nel parlatorio. Avvicinatasi
a una finestra, appoggi la fronte contro
i vetri e sulle sue pallide guance cominciarono
a scorrere le lacrime.
- Oh, Myriam, la signora Marta  gi andata
via? -
La giovinetta si volt al suono di quella
voce dolce e un po' velata, che le parlava.
Sulla soglia dell'uscio stava una fanciullina
di circa dieci anni, dall'aspetto debole e
gibbosa; il suo viso smunto dai grandi occhi
azzurri malinconici era circondato da capelli
lucidi come seta, di un biondo pallido.
- S,  partita; - rispose Myriam,
cercando di render ferma la voce - ma ritorner
domani.
- Perch non mi hai fatta chiamare?... 
stata la madre superiora che, vedendo che ti
cercavo, mi ha detto che eri qui con la signora
Marta.
-  venuta oggi per farmi un'importante
comunicazione.
- Hai qualcosa che ti fa piangere? Che c', Myriam? -
La bambina s'avvicin alla sorella gettandole
al collo le braccine magre e guard il
viso alterato di Myriam con occhi inquieti.
Questa pos a lungo le labbra sulla fronte
di Rachele.
- La signora Marta, - disse -  venuta
per prepararmi a un avvenimento che cambier
la nostra vita e che mi ha profondamente
sconvolta. Ti dir di che cosa si
tratta, Rachele, ma bisogna prima che tu mi
prometta di mantenere il pi assoluto silenzio.
- S, te lo prometto, Myriam cara. -
Allora Myriam, fatta sedere la sorella vicino
a s, la mise al corrente di quanto era
accaduto. Rachele l'ascoltava senza dir parola,
palesando soltanto negli occhi la sua
maraviglia. Quando Myriam tacque, la bambina
si pieg verso di lei e appoggi la guancia
a quella della sorella.
- Dunque non c' modo di rifiutare, Myriam?
- No, poich  espresso volere di nostro padre.
- Ed egli non vuole che nessuno lo sappia,
perch tu sei la nipote di... -
Le pallide labbra della bimba fremettero,
rifiutandosi di pronunziare il nome dell'avo.
Da molto tempo, quella bambina troppo perspicace
aveva capito quale macchia esisteva
sull'origine materna.
Rialzando, a un tratto, la testa, Rachele
avvolse in un ardente sguardo d'ammirazione
il bel viso della sorella.
- Ma quando ti vedr, come potr non
amarti, Myriam mia, che sei tanto bella e
buona? No, vedrai, non avr il coraggio di
tenerti lontana da s.
- Oh, ma io non desidero questo, davvero!
- disse Myriam con un moto di paura. -
No, certo, no! E poi quest'uomo che  costretto
a un matrimonio a cui il suo orgoglio
si ribella, non pu che odiarmi. Io desidero
solo di vivere in pace, e, vedi, Rachele, egli
non m'ispira altro che paura.
- Paura? Perch? Mi ricordo bene di lui:
ha un aspetto simpatico e s' mostrato buono
con noi. -
Buono! Povera Rachele innocente!... Essa
ignorava la scena che era avvenuta un giorno
tra il giovane conte e la piccola Myriam!
Quella sera quando fu a letto, la giovinetta
pens a lungo, non potendo prender sonno e
pi volte si domand con energia:
Che c' mai stato tra mio padre e il conte
di Hornstedt perch questi abbia fatto in
nome del figlio una promessa simile?
 
Capitolo 4.

Qualche giorno pi tardi, Myriam, Rachele
e la signora Marta giunsero a Roma durante
una serata fredda e piovosa.
Si stabilirono in una buona pensione di famiglia
e, il giorno dopo, di buon'ora, Myriam
si rec alla chiesa pi vicina per prepararsi
a esser forte davanti al sacramento che
avrebbe dovuto ben presto ricevere obbedendo
cos col suo sacrificio al volere del padre.
La cerimonia doveva aver luogo la sera di
quel giorno stesso. Al crepuscolo, la signora
Marta entr nella camera che le due sorelle
condividevano. Rachele era gi in letto e teneva
la testa appoggiata alla spalla di Myriam
che quella sera sembrava anche pi pallida della sorella.
- Siete pronta, Myriam?  l'ora, e
l'automobile ci aspetta. -
La giovane si alz. La signora Marta gett
un lungo sguardo su quel viso alterato dall'angoscia,
su quella figurina delicata, cos
distinta ed elegante anche nel vestito scuro
da collegiale, piena, di grazia e di fascino. La
vecchia donna corrug le grige sopracciglia
mentre uno sguardo inquieto le passava negli
occhi.
- Se vi metteste un velo, Myriam? Avete
un aspetto tanto stravolto e i testimoni crederanno
che vi si porti al supplizio.
- Non ce l'ho, signora. Marta.
- Ebbene, vi prester uno dei miei, e avvolgetevi
bene nel mantello soprattutto quando
saremo in cappella perch l, certo, far
freddo. -
Myriam si lasci avvolgere passivamente il
viso con un fitto velo grigio che la signora
Marta dispose con mano esperta in modo che
le nascondesse completamente i maravigliosi
capelli che quella sera aveva appuntati su
per la prima volta. Poi la giovinetta si gett
sulle spalle un mantello pesante e, dopo aver
abbracciato Rachele che piangeva, discese
come un automa, dietro la signora Marta.
Per la strada., l'automobile le attendeva e
in dieci minuti arrivarono davanti a un vecchio
palazzo rischiarato a malapena da una
lampada che era a pochi passi di distanza.
Un uomo si avvicin e apr lo sportello. La
signora Marta disse a mezza voce:
- Ecco Glotz, il vostro tutore. -
L'intendente aiut la giovinetta a discendere
e precedette tanto questa quanto la signora
Marta verso la porta del palazzo che
era socchiusa. Le due donne si trovarono in
un ingresso molto trasandato che attraversarono
dietro a Glotz il quale senza pronunziare
una parola le precedeva. Dopo un corridoio
dal pavimento di marmo, l'intendente
e le sue compagne raggiunsero una piccola
sala rotonda dove, mal rischiarati da una debole
lampada, stavano due uomini, uno alto,
l'altro pi piccolo. Tutt'e due fecero qualche
passo verso Myriam, e il primo, inchinandosi,
disse con voce breve:
- Permettetemi di presentarvi i nostri
testimoni: il conte Matteo Athory, mio cugino,
e Federigo Glotz, mio intendente e vostro
tutore. -
Myriam distinse vagamente un giovane
viso dai tratti seri un po'accentuati e il
largo viso rosso del vecchio Glotz. Senza dir
parola, rispose con una debole inclinazione
della testa al saluto dei due uomini.
Le sembrava che le gambe le si piegassero
e non potessero pi sostenerla, e non osava
gettare uno sguardo su colui che doveva divenire
il suo sposo.
- Volete venire? Tutto  pronto, - disse
il principe.
La fanciulla avanz macchinalmente accanto
alla signora Marta verso una porta i
cui battenti aperti lasciavano intravedere
l'interno di una piccola cappella. Due candele
erano accese sopra l'altare e gettavano
una luce gialla e lugubre sulla vlta bassa
di quel vecchio santuario.
Myriam si pieg sopra uno degli inginocchiatoi
antichi preparati per i due sposi. Allora
si avanz un prete, un vecchio dall'aria
dolce e pia, che pronunzi alcune parole piene
di unzione per ricordare ai novelli sposi
i loro doveri reciproci e le benedizioni di cui
Dio colma una famiglia unita nella fede e
nella virt.
Myriam non pens neanche a rialzare il
velo: curva sull' inginocchiatoio, piangeva.
- Voi, Gilberto, Massimiliano, principe
di Hornstedt, acconsentite a prendere per
sposa Myriam Elfrida, contessa Wrmstein?
- S, - rispose il principe con voce dura.
A sua volta, Myriam, che era scossa da lunghi
brividi, pronunzi con labbra tremanti la
sua risposta affermativa. Ma nel momento
in cui Gilberto fece per prenderle la mano
per infilarle l'anello matrimoniale, essa fece
un movimento istintivo per ritirarla. Il principe
gliela prese con gesto un po' brusco e le
fece scivolare la fede nel dito delicato. Poi,
accorgendosi, senza dubbio, che quella bella
manina tremava nella sua, la lasci cadere
dolcemente, gettando un'occhiata involontaria
su quel viso velato.
In fondo alla cappella, gli sposi e i loro testimoni
apposero le loro firme sul registro
che il sacerdote presentava loro. Myriam, terminata
la formalit, si copr anche meglio
col velo gli occhi pieni di lacrime, e cos nessuno
dei tre uomini che erano dietro di lei
poterono scorgere quel suo viso maraviglioso
tutto sconvolto dalla commozione.
A un segno del suo padrone, la signora
Marta, che non aveva certo l'aspetto meno
sconvolto di quello della giovane donna, si
avvi al fianco di Myriam lungo il corridoio.
Il principe e suo cugino le seguivano e Glotz
chiudeva il corteo.
Quando Myriam stava per oltrepassare la
soglia del palazzo, Gilberto s'avvicin e le
chiese con un tono freddamente cortese:
- Tutto  ben stabilito con la signora
Marta, non  vero? Non avete niente da domandarmi?
- Niente, altezza, - rispose con voce un
po' rotta Myriam, avvicinandosi all'automobile:
aveva fretta di allontanarsi da quell'uomo
per il quale sentiva di non essere che
oggetto di disprezzo.
Gilberto ebbe un attimo d'esitazione, poi,
spinto dalle sue abitudini di uomo di mondo,
la segu per aiutarla a montare in automobile.
Dopo, disse brevemente alla signora Marta:
- Se avete bisogno di scrivermi, indirizzatemi
le vostre lettere alla capitale: di l me
le faranno sempre recapitare. -
E inchinatosi verso l'automobile, raggiunse
i suoi compagni.
Il tragitto dal vecchio palazzo alla pensione
fu compiuto in gran parte in silenzio.
La signora Marta sembrava in preda a una
sorda collera e si torceva nervosamente le
dita inguantate di filo nero. Myriam stava
immobile con le mani incrociate e le guance
in fiamme. A un tratto si sollev il velo che
le toglieva il respiro, e la signora Marta si
accrse delle lacrime che le bagnavano ancora
le lunghe ciglia abbassate.
- Andiamo, via; non siete poi tanto disgraziata!... -
disse bruscamente la vecchia
domestica. - Voi condurrete un'esistenza
calma- e serena con la vostra Rachele, mentre
lui, il mio bel principe, avr questa croce
per sempre! -
Cos dicendo, sospir e parve assorbirsi
nelle sue tristi riflessioni, fino a quando la
macchina non fu giunta.
Rachele aspettava la sorella con febbrile
impazienza.
-  fatto, Myriam? - domand abbracciandola.
-  fatto, - rispose questa con voce
stanca.
Le due sorelle rimasero per lungo tempo
abbracciate. La signora Marta, che andava e
veniva per la stanza, a un tratto si avvicin.
-  tardi, e voi siete stanca: ora dovete
pensare ad andare a letto, signora, - disse
con tono di fredda deferenza.
Myriam trasal a questo appellativo che le
sembrava una dolorosa ironia.
- Perch non mi chiamate pi Myriam? -
domand guardando con sorpresa il viso
contratto della vecchia donna.
- Perch no, ora non posso pi farlo: voi
siete sempre la moglie di sua altezza. -
Nel dire queste parole la vecchia donna
ebbe l'espressione di una persona che inghiotte
qualche amara medicina: poi concluse
con fredda solennit:
- Conosco bene le usanze, signora, non temete! -
 
PARTE TERZA.


Capitolo 1.

Nella sala ben riscaldata dove Adelina e
Valeria Oldrecht lavoravano, entr a un
tratto una bambina di circa dieci anni coi capelli
neri al vento e il visetto in cui brillavano
due occhi allegri e vivaci pieni di gioia.
- Ecco la mamma con la signora di Hakenau, - disse.
- Si saranno incontrate in chiesa, - aggiunse
Valeria. - Ma non potresti entrare
un po'pi garbatamente, Annetta?... Entri
sempre come il vento!... Prendi, per correggerti,
come modello la signora di Hakenau
che  sempre cos graziosa in tutti i suoi movimenti! -
Annetta scosse la testa.
- Oh, quella  la perfezione! Mi domando
se ha un solo difetto. Ah, eccole! -
Si slanci verso l'ingresso e si gett al
collo della giovane donna, chiusa in un lungo
mantello, che era apparsa dietro la signora
Oldrecht.
- Buon giorno, signora. Come sta Rachele?
- Oggi non c' male, - rispose una voce
dal timbro limpido e vellutato. - Buon giorno,
Adelina; buon giorno, Valeria. -
Sempre parlando, Myriam si tolse il cappello
e tese la mano alle sue amiche accorse
dietro ad Annetta.
- La vostra mamma ha voluto condurmi
qui a ogni costo. Non volevo venire perch
ho molta fretta.
- S, ma io ho insistito perch era tutta
gelata dopo esser stata a lungo in chiesa, -
disse la signora Oldrecht battendo i piedi in
terra per far cadere la neve. - Entrate un
momento in salotto, cara, e riscaldatevi; intanto
Adelina ci preparer una tazza di t. -
Ma Myriam ferm con un gesto la giovinetta
che si avviava verso la cucina dicendo:
- No, ve ne prego! Mi riscalder cinque
minuti e poi andr via subito. Devo andare
a portare una medicina a Emma Gloster.
- In tal caso, non insisto perch so che
ne avete appena il tempo se volete tornare
prima di buio alla Casa delle Api. Ma con
questa stagione sarebbe meglio rimandaste la
vostra visita. Il vecchio Klaus ci ha predetto
una tormenta per stasera.
- Non credo! E poi Emma mi aspetta. -
Entrarono nel salotto e Myriam s'avvicin
alla stufa per riscaldarsi le mani fredde.
Era molto cresciuta negli ultimi due anni;
si era fatta veramente donna e di una bellezza
che faceva veramente impressione; ma
nel suo sguardo c'era ancora un candore infantile;
e quella nube che rendeva spesso
pensierosi i suoi begli occhi mentre una piega
amara le atteggiava la bocca graziosa faceva
spesso dire alla signora Oldrecht:
Myriam pensa alla sua disgrazia.
Infatti la credevano vedova. La signora
Marta aveva inventato una storia un po' vaga
di cui si erano dovuti accontentare i curiosi
di Gleitz, dopo la misteriosa assenza durata
sei mesi della signora Marta e il suo ritorno
con le due giovani contesse Wrmstein, delle
quali una era divenuta la signora di Hakenau. Ma chi era il
marito? Un gentiluomo
che Myriam aveva dovuto sposare per ubbidire
alle postume volont di suo padre. Non
avevano potuto avere altri particolari n dalla
signora Marta che conservava un riserbo inviolabile,
n da Myriam che non usciva quasi
punto di casa e non parlava mai di questo
argomento.
Ne avevano concluso che doveva esser stato
un matrimonio disgraziato e che la giovane
donna aveva molto sofferto durante quella
breve unione che la morte aveva interrotta.
Questa supposizione sembrava ancor pi
plausibile per il fatto che Myriam, la cui
anima cos diritta si prestava con difficolt a
quest' inganno, non aveva mai preso l'aspetto
abbattuto di una vedova inconsolabile e non
si era voluta coprire di crespi, accontentandosi
di portar sempre dei vestiti neri molto
semplici. Non aveva relazione che con le signore
Oldrecht che erano la discrezione in
persona: Adelina e Valeria, che essa aveva
ritrovate in quel collegio di cui la superiora
era amica della loro madre, le eran rimaste
amiche. Ora si vedevano spesso sia dal dottor
Blck, sia alla Casa delle Api, e l'allegra Annetta
era una compagna molto cara per Rachele.
A Myriam piaceva trovarsi in mezzo a
quella famiglia cos unita o nella casa ospitale
del buon dottore: cos, ogni tanto, aveva
per un momento l'illusione d'un focolare.
- La zia Anna sta bene, non  vero, mamma?... -
domand Valeria prendendo dalle
mani della madre la cappa che questa si era
tolta.
- Benissimo. Che vecchietta maravigliosa!
La invidio per la sua attivit! C'era da
lei Alice Glotz e ci ha detto che il principe
di Hornstedt  arrivato ieri all'improvviso
a Hoendeck. Pare che siano tutti sossopra
al castello! -
Le mani di Myriam, tese verso la stufa, ebbero
un fremito. Quel nome, anche soltanto
a sentirlo pronunziare, faceva sempre una
penosa impressione alla giovane donna.
- Come mai sar venuto in questa stagione? -
disse con sorpresa Adelina. - Non
veniva pi qui neanche nei mesi buoni...
- A cagione, mi ha detto Alice, del restauro
d'una parte del castello che minaccia
di rovinare. Il principe era non lontano di
qui e s' spinto fino a Hoendeck per vedere
come stanno le cose. Andate via, Myriam? -
La giovane aveva teso la mano per riprendere
il suo mantello.
- S, cara signora; non posso aspettare di
pi. Cercher di venir domani a lavorare un
po' con voi e porter anche Rachele, se il
tempo lo permette. Ma ecco che vi ho disturbate
! Adelina ha smesso di dipingere e quella
piccola fata di Valeria ha lasciato a mezzo
il suo cappellino per venire a salutarmi. -
Adelina prese in mano l'opera di sua sorella
e se la prov sopra un pugno.
- Non c' male davvero! Valeria sar una
brava modista un giorno. Ma anche voi siete
gi brava come lei, Myriam, e noi siamo fiere
della nostra scolara. E poi avete gusto! -
Myriam si mise a ridere, mentre si rimetteva
il cappello. Poi salut le sue amiche e
se n'and di passo svelto verso la foresta. Il
freddo era acuto e tirava un gran vento, mentre
la neve seguitava a cadere coprendo tutto
d'un candido strato. Ma Myriam camminava
svelta e leggiera senza curarsene.
La casa alla quale si recava era quella di
una guardia forestale di Hoendeck, Leopoldo
Gloster, che aveva da un pezzo la moglie ammalata.
Aveva quattro bambini da mantenere e in
pi i genitori infermi. Myriam che si dedicava
molto a opere di carit, si occupava
con amore di questa famiglia che ben lo meritava:
andava a trovarli, curava la madre
e i bambini e li aiutava col denaro tolto dalle
larghe rendite che le versava ogni mese l'intendente
del principe di Hornstedt, rendite
di cui non spendeva per s che lo stretto
necessario, distribuendo il resto in elemosine
e opere buone.
In tutte le povere case nelle quali si recava,
Myriam, cos bella e buona, era oggetto di
una grande ammirazione affettuosa; ma in
nessun luogo era tanto amata come dai Gloster.
Infatti, al suo entrare, i bambini le si
slanciarono incontro con grida di gioia, mentre
la madre che tremava di febbre, vicina
alla stufa, le tese le mani e chiam subito il
marito.
- Leopoldo, vieni subito. C' la signora
di Hakenau! -
Dalla stanza vicina usc un uomo robusto
dal viso franco e onesto che salut la giovane
con premura rispettosa.
- Ah, signora, arrivate in un buon momento! La povera Emma non
sta punto bene,
stasera, e c' quel piccino di l che strilla
che  una disperazione! -
Infatti, dalla stanza accanto venivano i
gridi del piccino.
- Portatemelo qui, Gloster; cercher di
calmarlo io, - disse Myriam avvicinandosi
alla malata.
Fece a questa un po' di coraggio dicendole
delle buone parole e l'obblig a prendere un
po' di chinino; poi, toltasi il cappello e il
mantello, prese tra le braccia il piccino e cominci
a cullarlo cantandogli sottovoce.
- Sentite, signora? - disse a un tratto
Gloster.
Le porte e le finestre erano state scosse da
un'improvvisa raffica di vento.
- Avremo una tormenta, credo, e sto in
pensiero per voi.
- Oh, forse non durer a lungo! Non vi
preoccupate prima del tempo, mio bravo Gloster, -
disse la giovane donna sorridendo.
Ma improvvisamente scoppi una tempesta
spaventosa: la piccola casa sembrava presa
d'assalto dal vento. Emma Gloster, abbandonata
nella sua vecchia poltrona, si reggeva
tra le mani la testa stanca. Il piccino, spaventato
anche lui dalla tempesta, si rimise
a piangere.
Un breve colpo, un colpo da padrone, a un
tratto fu bussato all'uscio.
-  certo qualche guardia in giro d'ispezione
che cerca un rifugio, - disse Gloster
dirigendosi verso l'uscio.
Apr; ma si tir indietro in fretta con una
esclamazione soffocata e facendo un profondo
inchino.
- Vengo a cercar rifugio da voi, Gloster.
Questa raffica  proprio spaventosa! - disse
una forte voce maschile.
- Tutto qui  a vostra disposizione, altezza,
- balbett Gloster.
Myriam credette che la stanza si mettesse
a girarle intorno e strinse forte il bambino
contro il petto per paura che le sue mani
tremanti lo lasciassero cadere.
Era proprio il principe di Hornstedt, l'uomo
che era apparso, tutto bianco di neve,
sulla soglia della casetta. Egli fece qualche
passo e subito si ferm vedendo la giovane
donna: non riusciva a celare la viva sorpresa
e l'ammirazione che suscitava in lui
la vista di quella deliziosa apparizione il
cui fascino sembrava ancora pi potente in
quella misera casa e con quel vestito nero
troppo severo per la sua bella giovinezza.
Gilberto si tolse il cappello per salutarla:
Myriam chin un po' il capo e volse subito
la testa per non mostrare il suo rossore.
Poi a un tratto pens che il principe non
l'avrebbe riconosciuta perch l'aveva vista
soltanto due volte quando era ancora una
bambina, e da allora, come tutti le dicevano,
era cambiata molto. Il giorno del matrimonio
poi era cos coperta e velata ch'egli di certo
non l'aveva potuta vedere. Cos egli non si
sarebbe mai immaginato di essere in presenza
della sposa che aveva disprezzata e abbandonata.
Questo pensiero la sollev infinitamente
e le dette il coraggio di alzar di nuovo gli
occhi.
Il principe, intanto, si era avvicinato alla
stufa verso la quale Gloster s'era precipitato
a mettere dell'altra legna. Poi si apr il cappotto
e buttati i guanti e il berretto di pelliccia
sopra una seggiola vicina, appoggi le
mani alla spalliera di una poltrona.
A un tratto Myriam incontr il suo sguardo:
egli trasal e volse un poco gli occhi.
Emma Gloster s'era alzata penosamente al
suo entrare e ora non aveva il coraggio di
rimettersi a sedere, vedendo il principe in
piedi. Ma le sue povere gambe malate non
riuscivano a sostenerla e doveva appoggiarsi
con una mano alla tavola vicina.
Myriam, immaginando il malessere che abbatteva
quella povera donna e dominando il
proprio turbamento, si volse verso di lei e le
disse con tenerezza:
- Sedetevi, mia buona Emma. Sua altezza
vorr certo scusarvi, data la vostra malattia...
- Ma s, sedetevi pure, signora Gloster, -
disse Gilberto con tono benevolo, non privo,
per, di alterigia. - Non voglio disturbar
nessuno qui. -
A un tratto il piccino, che pareva calmato
alla venuta del principe, ricominci a piangere:
Myriam si diresse verso la stanza vicina
dicendo a Gloster:
- Vado di l a cercare di calmarlo. -
Gilberto si volt bruscamente verso di lei:
- Spero che non vi allontanerete per colpa
mia, perch vi assicuro che non mi disturba
affatto di sentirlo piangere.
- Tuttavia non vorrei che... - mormor
Myriam che si sentiva divenir rossa sotto il
suo sguardo come se egli avesse potuto leggerle
in fronte il suo nome tanto odiato.
- No, no, signora, non mi d affatto noia
e sarei proprio desolato se con la mia presenza
dovessi recar disturbo in questa casa! -
aggiunse con cortesia.
Myriam ritorn indietro e, sedutasi vicino
alla stufa, si mise a cullare il bambino
con dolce movimento. Sembrava l'immagine
ideale della giovane madre che culla il suo
piccino, e non era strano che il principe di
Hornstedt, cos innamorato di tutto ci che
era artistico, non riuscisse a staccar gli occhi
da quel bel quadro.
Il piccino intanto andava calmandosi e fin
con l'addormentarsi tra le braccia di Myriam.
Gloster le si avvicin dicendo:
- Datelo a me, signora, lo porto di l.
- No, lo porter io per non correre il rischio
di svegliarlo. -
Cos dicendo, la giovane si alz e and
nella stanza vicina dove si trovava la culla
del bambino. Dopo avercelo deposto e coperto
con cura, Myriam rimase l un momento,
lottando contro il folle desiderio di
non ritornare pi nell'altra stanza fino a che
il principe non se ne fosse andato.
Ma che ragione poteva darne poi? No, bisognava
rientrare di l e rivedere quel potente
signore le cui maniere cortesi sarebbero
cambiate senza dubbio se avesse saputo chi
era la bella signora; anche i suoi occhi, ora
cos belli e pieni d'intelligenza, sarebbero
divenuti duri e sdegnosi.
Ella rientr lentamente nella stanza e,
dopo essere stata un po' in ascolto, disse:
- La tempesta  molto diminuita. Posso
andar via.
- Oh, signora, aspettate ancora! - grid
Emma. - Il vento non  cessato: sentite?
- Non posso aspettar pi; devono essere
inquieti per la mia assenza.
- Certo la signora Marta e la signorina
Rachele staranno un po' in pensiero. -
Myriam ebbe un brivido di paura: questi
nomi avrebbero fatto nascere certo un sospetto
nel principe. Ma sembrava che egli
non avesse udito: seduto nella poltrona, col
mento appoggiato sulla mano, pareva immerso
in una fantasticheria e non alz neanche
gli occhi.
- In ogni modo, se proprio volete andarvene,
vi accompagner io, signora, - disse
Gloster.
- No, davvero! Voi non vi siete ancora
completamente rimesso dalla vostra bronchite
e sarebbe un' imprudenza uscire con
questo tempo. No, Gloster, non insistete perch
non vi voglio! Non abbiate paura, sapr
tornare anche da sola. -
La guardia scosse la testa.
- Non  prudente e poi avrei troppo rimorso
se vi dovesse accadere qualcosa, poich
sarebbe per la troppa bont che avete
per noi.
- Non mi accadr niente; Dio veglia su
me. Avete bisogno di niente prima che me
ne vada, Emma?
- No, davvero, signora, e grazie, grazie
tante! - disse Emma con accento di riconoscenza.
La maggiore delle bambine, che s'era rifugiata.
con le sorelline in un angolo della
stanza all'entrata del principe, port a Myriam
il cappello e il mantello che Gloster
aiut a indossare.
Poi ella abbracci i tre bambini raccomandando
loro di esser buoni, strinse la
mano febbricitante alla malata e, dopo aver
fatto un cenno col capo per rispondere al
saluto del principe che s'era alzato vedendola
pronta ad andar via, usc dalla casa,
raccomandando a Gloster di chiuder subito
la porta.
Era ormai buio: il vento era ancora molto
forte, ma le raffiche erano smesse. Myriam
cominci a camminar svelta, ma dovette ben
presto rallentare perch il suolo era ghiacciato
e c'era pericolo di scivolare.
Dopo poco, un passo rison dietro di lei
facendosi sempre pi vicino: qualcuno le fu
presto accanto e una voce maschile le disse:
- Scusate se non vi ho offerto di accompagnarvi. Non potevo
farlo davanti ai Gloster perch essi non sanno che ne ho il
diritto: ma veramente  troppo imprudente per voi di esser sola a quest'ora. -
Myriam credette per un momento di sentirsi
mancar la terra sotto i piedi; si fece
forza, per, e rispose con voce tremante:
- Sono abituata a uscir sempre sola perch
non ci sono pericoli qui nel paese.
- Non bisogna mai fidarsi troppo, e poi,
giacch ci sono io, posso accompagnarvi alla
Casa delle Api. -
Myriam non rispose e continu a camminare
in silenzio; ma il cuore le batteva con
violenza.
- La neve  molto ghiacciata stasera e si
scivola facilmente! Volete permettermi di offrirvi
il braccio? - domand Gilberto.
- Oh, no! Sono cos abituata a uscire con
qualsiasi tempo! - rispose Myriam allontanandosi
da lui con un movimento istintivo.
Gilberto non insistette e continu a camminarle
al fianco col passo elastico e sicuro
dell'uomo abituato a tutti gli sport.
A un tratto, improvvisamente, venne una
raffica di vento pi forte delle altre e Myriam
credette di esser sollevata da terra;
istintivamente la sua mano cerc un appoggio
e trov il braccio che Gilberto le offriva,
ma la giovane si tir subito indietro cercando
nell'oscurit un albero al quale aggrapparsi
per resistere al vento.
Una nuova raffica ancora pi forte segu
alla prima; Myriam si sent afferrare da un
braccio forte e attirare sopra il petto di Gilberto
al riparo dalla violenza del vento. Il
suo viso si trov a contatto con la morbida
pelliccia di zibellino che guarniva il cappotto
del giovane, e un delicato profumo di violette
le sal alle narici. Durante qualche minuto
ella prov una strana impressione di fiducia
e di sicurezza mentre il vento turbinava vorticosamente
intorno a loro senza riuscire,
per, a smuovere Gilberto che sembrava inchiodato
al suolo. Poi, improvvisamente come
era venuta, la raffica se n'and; il principe
allontan il suo braccio, e Myriam si trov
di nuovo libera. Allora ripresero il cammino
senza scambiare pi parola.
Ben presto apparve la Casa delle Api con
le finestre del pianterreno tutte illuminate.
Quando furono vicini alla porta, Gilberto si
ferm e s'inchin togliendosi il berretto.
- Eccovi arrivata; ma vi prego di non
commettere mai pi di queste imprudenze.
- Ringrazio vostra altezza, - disse con
voce debole Myriam.
- Non avete nulla di cui ringraziarmi, signora.
Non ho fatto che il mio dovere. -
E, inchinandosi di nuovo, Gilberto si allontan
in direzione del parco, mentre la giovane
si dirigeva verso la porta che la signora
Marta stava aprendo in quel momento.
- Eccovi, infine, signora! Cominciavamo
a stare proprio in pensiero!
- Ah, s, Myriam, ero cos inquieta! -
grid Rachele che era apparsa dietro la signora
Marta.
- Mi dispiace proprio, cara, ma la tormenta
mi ha sorpreso...
- Era Gloster quello che vi accompagnava? -
domand la signora Marta mentre la
giovane entrava nell' ingresso.
- No, - rispose Myriam con voce cambiata
- era il principe di Hornstedt.
- Il principe!... - balbett la signora
Marta.
Rachele prese una mano della sorella e la
fiss coi suoi occhi dolci.
- Tuo marito, Myriam? L'hai incontrato?
- S, dai Gloster dove  venuto a cercare
un rifugio.
- E ti ha riconosciuta?...  stato gentile
con te?
-  stato correttissimo e questo  quanto
si pu ottenere da lui, - rispose tranquillamente
Myriam. - Via, cara, lasciami andare
a cambiarmi le scarpe e a togliermi il cappello. -
La signora Marta si allontan col viso
sconvolto, come una persona che abbia ricevuto
una terribile notizia. Le due sorelle non
se n'avvidero, ma la sera, a cena, Myriam si
accorse del suo aspetto preoccupato e della
sua freddezza maggiore del solito.
La giovane non cerc di scoprirne la cagione;
anch'essa riusciva a mala pena a vincere
l'impressione che aveva suscitato in lei
quell' incontro inaspettato. Per fortuna, la
perfetta cortesia del principe l'aveva aiutata
nel suo imbarazzo; egli, da gran signore qual
era, sapeva sempre mostrarsi padrone di s
anche trovandosi all' improvviso davanti alla
donna che egli doveva odiare come un ostacolo
della sua vita e disprezzare per la sua
origine.
Ora, per, non sembrava pi l'uomo che
aveva spaventato con la sua accoglienza la
piccola Myriam; certo il suo viso conservava
sempre quell'espressione fredda e altezzosa,
ma nello sguardo profondo ed energico la
giovane donna quella sera non aveva pi visto
traccia di quella collera e di quel disprezzo
che l'aveva colpita l'ultima volta.
E perch poi, invece di fingere di non riconoscerla,
si era imposto l'obbligo che gli
doveva esser tanto odioso, di accompagnare
una donna come lei, che gli era indifferente,
e che con la sua morte lo avrebbe finalmente
liberato dal suo legame? Certo, nonostante
l'orgoglio del suo cuore duro, il principe di
Hornstedt rimaneva sempre un gentiluomo e
si sarebbe sempre fatto un dovere di proteggerla
quando l'avesse vista in pericolo, anche
se essa costituiva per lui un ostacolo. Quella
sera, infatti, ne aveva dato una prova.
Myriam pensava a tutte queste cose nella
sua camera vicina a quella di Rachele; appoggiata
alla sua scrivania si reggeva tra le
mani la bella testa bionda e le sembrava di
sentire nell'aria un profumo di violette, dolce
e inebriante.
Essa aveva cercato fin allora di dimenticare
quel matrimonio, quella cerimonia notturna
che le sembrava ancora un brutto sogno,
quel legame con un estraneo che credeva
di non rivedere mai pi. Di quell'avvenimento
non le era rimasto altro segno tangibile
che l'anello matrimoniale; e ora, invece,
essa aveva rivisto anche lui, quell'estraneo
che era suo marito. Cos tutta l'amarezza
per la sua dolorosa condizione si rinnovava!
Quell' incontro toglieva di nuovo la pace
dal cuore di Myriam.
 
Capitolo 2.

Tutti quelli che avvicinavano il principe
Gilberto, specie i suoi vecchi servitori, eran
concordi nell'affermare che il suo carattere
s'era molto modificato negli ultimi anni. La
sua natura gi autoritaria prima, s'era fatta
pi dura ora, e la sua fierezza s'era cambiata
in superba alterigia. Egli passava facilmente
dalla pi sfrenata allegria alla pi profonda
tristezza e diveniva taciturno e incontentabile.
Mentre prima era buono e generoso,
nonostante il suo aspetto freddo, e sempre
ben disposto a favorire qualcuno, ora faceva
rimandare indietro implacabilmente tutti i
sollecitatori, e quando aveva deciso di non
occuparsi di qualcuno, n con le preghiere
n con le lusinghe si poteva piegarlo a usare
il suo potere in favore di lui.
Sembrava che quel cuore si fosse indurito
e fosse diventato del tutto scettico, specie riguardo
alle donne.
Ma questo stato d'animo aveva le sue cagioni.
Senza parlare della sua prima esperienza
con Carolina d' Eichten, Gilberto ne
aveva fatte molte altre che non avevano
certo contribuito a mostrargli l'anima femminile
sotto l'aspetto alto e delicato che
poteva soddisfare una natura come la sua.
Intorno a s non vedeva che bassezza, servilismo
e adulazione; la zia per la prima lo
incensava sempre con devozione e non si sarebbe
mai permessa la pi piccola osservazione
sulle sue decisioni.
Tuttavia, la contessa non pot trattenere
la sua maraviglia quando, alla fine d'agosto,
Gilberto le annunzi che, invece di andare in
Francia, come aveva avuto idea prima, avrebbe
finito l'estate a Hoendeck.
- A Hoendeck, solo?
- Di certo: non sarei mai tanto crudele
da chiedervi di accompagnarmi.
- Sai bene, Gilberto, che sarei felice di
farlo, se questo ti facesse piacere...
- No, no, zia; - rispose Gilberto in tono
ironico - non vi preoccupate per me: voglio
far la cura della solitudine. Se ve la sentite,
raggiungetemi l in settembre: allora inviter
qualche amico e cacceremo.
- Ma le cacce di Hoendeck non varranno
mai quelle di Goelbrunn, o del tuo possesso
di Marlberg.
- Forse, ma quest'anno preferisco Hoendeck. -
Davanti a questa risposta perentoria, non
rimaneva alla contessa che approvare; ci
che fece subito.
Si parl molto nei salotti della capitale di
questa idea del principe di Hornstedt di passare
il mese pi brillante dell'estate in quel
suo possesso solitario che aveva trascurato da
tanti anni. Questa fu un'immensa delusione
anche per la contessa di Sargen; essa, nei
due anni che erano trascorsi, aveva visto
sempre poco Gilberto che viaggiava molto,
sia per gusto proprio, sia per incarichi delicati
del suo sovrano nei quali eccelleva per
tatto e intelligenza. Ma, bench avesse incontrato
in lui sempre una sdegnosa indifferenza,
la giovane vedova, sempre pi innamorata.,
non si dava per vinta: pensava
che, se avesse voluto vederlo pi spesso, le sarebbe
stato facile di provocare un cambiamento
in lui e di risuscitare l'antico sentimento.
Essa aveva una grande fiducia nel
proprio fascino e nella propria abilit e, vedendo
il principe rifiutare i migliori partiti,
era arrivata a domandarsi se questi non conservasse
ancora dell'affetto per lei. Forse, orgoglioso
com'era, voleva punirla, fingendo di
disprezzarla e lasciandola nel suo dubbio
angoscioso: ma un bel giorno si sarebbe deciso
a perdonarle.
Questi erano i sogni di Carolina, ma non
ne aveva parlato alla madrina che vedeva
molto spesso da quando questa s'era convinta
che tale relazione lasciava indifferente Gilberto.
In ogni modo, Carolina aveva fatto
sapere a Gilberto che aveva preso in affitto
una villetta a Biarritz, non lontana da quella
che egli vi possedeva. Si era ordinata dei
magnifici vestiti fatti con gusto e arte sapiente
e si era preparata a questa lotta finale
contro il rancore di un uomo; ed ecco,
invece, che un capriccio improvviso e inspiegabile
buttava all'aria a un tratto tutti i suoi
propositi.
L'annunzio dell'arrivo del principe non suscit
meno maraviglia a Hoendeck e a
Gleitz: da tanto tempo il castello e il paese,
che erano la culla della sua famiglia, non
avevano pi avuto l'onore di ospitarlo!
Gli abitanti si sentirono immensamente lusingati
da questa preferenza e decisero di ricevere
con grandi onori il principe.
Apprendendo la notizia di questo prossimo
arrivo, la signora Marta prese un'aria afflitta
e mormor tra i denti:
Sapevo bene che sarebbe tornato, ora!
In quanto a Myriam, questa si sent stringere
il cuore al pensiero che avrebbe potuto
incontrarlo di nuovo come era avvenuto nel
marzo.
Il prossimo arrivo del principe era il
grande avvenimento del giorno e naturalmente
se ne parlava anche in casa Oldrecht
dove Myriam e Rachele si recavano spesso.
Il silenzio delle due sorelle rimaneva, per,
inavvertito grazie al chiacchierio di Annetta
e all'esuberanza di Leopoldo che era venuto
a passare le vacanze a casa. Questo ragazzo
di ventidue anni, molto gaio e di ottimo
cuore, non dava che un pensiero alla sua famiglia:
fin da quando era bambino aveva
sempre avuto una grande passione per la pittura
e soffriva in silenzio di doverla abbandonare
perch i mezzi di casa Oldrecht erano
molto modesti e la paga del giovane, come
impiegato alle Poste, gli bastava appena per
vivere.
La famiglia del dottor Blck aveva poi un
altro pensiero che la rendeva triste: presto
Adelina sarebbe entrata in convento. Certo,
quei buoni cristiani pieni di fede s'inchinavano
davanti a quella vocazione maturata a
lungo, ma il sacrifcio del distacco era grande
e chi entrava all' improvviso nello studio del
dottore lo sorprendeva spesso mentre si asciugava
le lacrime.
Myriam, pur soffrendo all' idea della separazione
dalla sua amica, le invidiava quella
vita sicura nella quale avrebbe trovato la
perfetta felicit nel dono assoluto di tutto il
suo essere a Dio: lei, invece, povera Myriam,
era sposa senza averne i doveri, vedova senza
possederne la libert e non poteva neanche
consacrarsi tutta a Dio!
Questi pensieri tristi pesavano sul cuore
della giovane donna; ella passava molto tempo
nella vecchia chiesa pregando con tale
fervore che tutti la chiamavano l'angelo di
Gleitz.
Fu appunto di ritorno da una di queste pie
visite ch'essa vide sul castello di Hoendeck
la bandiera, che sventolava, e istintivamente
affrett il passo, come se temesse di veder
sorgere, a un tratto, alla svolta del sentiero,
l'alta, figura del principe.
Rachele, che l'aspettava sulla soglia della
porta, le annunzi che dalla nipote della signora
Marta aveva saputo che sua altezza
era arrivato improvvisamente la sera prima.
La cameriera, che era arrivata da diversi
giorni, aveva preparato gi tutto, per fortuna,
ma nondimeno al castello c'era ancora
un po' di confusione.
- Sar una delusione per gli abitanti di
Gleitz, che volevano fargli un ricevimento
trionfale, - disse Rachele.
- Povera gente, avevano fatto tante spese!
Ma la vecchia Marta non sembra, troppo contenta
dell'arrivo del suo padrone; che ne
pensi? Sembrava cos contrariata, quando la
nipote le disse che forse il principe si tratterr
molto perch ha fatto venire le automobili
e parte del suo personale di servizio.
Del resto, non pare anche a te che da qualche
giorno la signora Marta sia molto strana?
- Certo,  di cattivo umore. Forse soffre
dei suoi reumatismi e non vuol dirlo. -
La persona di cui si trattava stava scendendo
le scale precipitosamente con un piumino
in mano; passando, avvolse con uno
sguardo pieno di rancore la giovane donna
che stava levandosi il cappello, prima d'entrare
in salotto a dare la lezione di disegno
a Rachele.
Nel pomeriggio, siccome il tempo era buono,
le due sorelle uscirono di casa con l'intenzione
di fare una passeggiata. Rachele si
era rinforzata quell'anno; poteva camminare
di pi e spesso faceva delle lunghe passeggiate
nell'immenso parco di Hoendeck.
Ma ora che era tornato il principe, era
proibito a Myriam e a sua sorella d'andare
nel parco.
Esse si diressero, dunque, verso la foresta,
e arrivarono a una piccola radura dove alcuni
tronchi d'albero potevano servire da sedili:
l Myriam si mise a cucire un vestito
di tela bianca per Rachele.
Le signorine Oldrecht le avevano insegnato,
e ora era capace di cucire dei vestiti per s
e per la sorella, molto semplici ma con tanto
buon gusto che le sue amiche ne rimanevano
maravigliate.
E la sua capacit non si limitava a questo:
sapeva ricamare maravigliosamente e faceva
dei piccoli capolavori su disegni inventati da
lei. Anzi, l'anno prima aveva pensato di approfittare
di questa sua abilit per guadagnarsi
la vita, giacch il denaro del principe
di Hornstedt, quel denaro ch'egli gettava con
disprezzo come un compenso alla sposa abbandonata,
le era odioso, e non sognava che
il momento in cui avrebbe potuto rifiutarlo
con fierezza; e siccome per la sua giovane et
non poteva ancora trar partito dal suo raro
talento di musicista dando lezioni di pianoforte
e di canto, poteva forse vendere a buon
prezzo quei ricami che le signore Oldrecht,
che erano perfette conoscitrici, giudicavano
splendidi.
Ma quando Myriam parl di questo suo
proposito alla signora Marta, questa grid:
- Che idea! Voler guadagnare da vivere
quando avete tanto denaro d'avanzo! Se credete
poi che sua altezza ve lo permetterebbe!
- Ma non lo sapr mai, salvo che non
glielo diciate voi!
- No, certo, io non mi occupo di queste
cose e poi forse, anche se lo sapesse, gliene
importerebbe poco... dal momento che vi ha
detto che siete libere tutt'e due di fare quello
che vi pare! -
Per mezzo dunque della signora Oldrecht,
la giovane mand dei campioni dei suoi lavori
a un grande magazzino di ricami; piacquero
molto e Myriam ebbe subito parecchie
ordinazioni che la tennero occupata tutto
l'inverno e dalle quali ricav una discreta
somma. Ora, anche Rachele, che era divenuta
pure assai brava, cominciava ad aiutarla un
poco, ma molto poco, perch si stancava assai
presto.
- Riposatevi, siate pigra pi che potete,
bambina mia, - le raccomandava sempre il
dottor Blck.
La bambina seguiva i suoi consigli anche
in quel momento: mezza distesa sull'erba,
scherzava col suo canino che la divertiva con
mossettine graziose.
Ma a un tratto, Fido si mise ad abbaiare,
e Myriam, voltandosi, vide dietro di s un
uomo e una donna vestiti da zingari dall'aspetto
poco rassicurante. La giovane non
pot trattenere un movimento di paura; era
la prima volta che faceva un incontro di quel
genere nei dintorni di Hoendeck, di solito
cos sicuro.
- Avete qualcosa da darci?... - domand
l'uomo insolentemente. - Non abbiamo nulla
da mangiare e mia moglie  malata... -
La donna dal viso abbronzato e gli occhi
neri che brillavano di una luce cattiva, non
aveva davvero l'aspetto di una persona sofferente.
Tuttavia, Myriam, volendo sbarazzarsi
di loro, si frug subito in tasca, ma invano.
- Ho dimenticato il portamonete a casa:
Rachele, hai niente tu?
- No, niente, neanche un soldo. -
L'uomo si fece avanti e si avvicin a Myriam.
- Non fate tante storie! Se non sapete voi
dove trovare il denaro, ci penseremo noi! -
Myriam ebbe paura vedendo il viso bestiale
dell'uomo e il ghigno crudele della
donna che teneva in mano un solido bastone;
ma, dominandosi, per non far vedere d'aver
paura, disse freddamente:
- Vi ripeto che non ho nulla da darvi.
Andate al villaggio e rivolgetevi alla parrocchia.
- Ah, non volete darci nulla? Ora vi mostreremo
come... -
E parlando fece un gesto di minaccia. Il
cane che ringhiava ancora gli salt a una
gamba e vi affond i denti.
L'uomo gett un grido di dolore seguito
da un' imprecazione.
- Vorka, tocca a te!... Dagli quel che si
merita! - grid.
La donna alz il bastone che si abbatt violentemente
su Fido; il canino cadde disteso
con un gemito.
Rachele ebbe un'esclamazione di dolore e
svenne tra le braccia di Myriam. Questa che,
intanto, aveva creduto di sentire un rumore
di passi, si mise a gridare:
- Aiuto!
- Presto, filiamo!... - disse l'uomo alla
compagna.
E corsero via mentre qualcuno compariva
nella radura.
Era il principe Gilberto: un po' pallido,
col viso pieno di ansiet, egli corse presso
Myriam che faceva uno sforzo per non cadere
svenuta anche lei, come Rachele.
- Questi miserabili vi hanno minacciate?
Hanno fatto male alla bambina? - domand
inquieto.
- No, per fortuna, ma hanno ammazzato
quella povera bestiolina alla quale mia sorella
era tanto affezionata. Cos, un po' per
la commozione e un po' per lo spavento, 
svenuta.  tanto delicata di salute! -
Myriam tremava tutta ed era pallida come
la sorella.
- Datemi la bambina,  troppo pesante per
voi. Avete, per caso, una boccetta di sali?...
- S, nella borsa.
- Allora cercatela subito, mentre io la sostengo. -
Cos dicendo si mise in ginocchio in terra
fra l'erba e prese tra le braccia Rachele.
Myriam, trovata la boccetta, l'avvicin al
naso della sorella.
Dopo qualche minuto, Rachele apr gli
occhi e li pos con uno sguardo ancora un
po' vago prima su Myriam e poi sul principe.
Ebbe allora un movimento di sorpresa
che il principe interpret male.
- Non abbiate paura, piccola, non sono
l'uomo di poco fa, - disse sorridendo.
- Quei due sono fuggiti, ma far dar loro la
caccia e non ci sfuggiranno.
- Che paura ho avuto! - mormor Rachele.
- Ti hanno fatto niente, Myriam?
- No, no, cara.
- E Fido? -
E sollevandosi un poco, Rachele incontr
con lo sguardo il corpo del canino steso senza
vita a poca distanza.
-  morto,  morto il mio caro canino! -
grid con disperazione.
Myriam copr con una mano gli occhi di
Rachele.
- Non guardare, cara. Quella povera bestiolina
non ha sofferto;  morta sul colpo, -
disse per consolarla.
Grosse lacrime cominciarono a scorrere
sulle guance della bambina e Myriam, inginocchiata
accanto a lei, cerc di acquietarla
abbracciandola, mentre Gilberto, commosso
da quella scena, sosteneva premurosamente
il debole corpicino tutto tremante che si appoggiava
a lui,
- Credo, - disse dopo un poco - che sarebbe
meglio riportarla a casa e farle prendere
qualche cordiale.
- S, ma ho paura che non avr la forza
di camminare.
- Oh, non la lascer neanche provare!
- No, no, sono troppo pesante!... - protest
Rachele.
- Ma, via! Siete una piuma per me! -
le rispose ridendo il principe. - Potrei portarvi
molto pi lontano che alla Casa delle
Api, state tranquilla! -
Myriam prese il lavoro per riporlo nella
borsa, ma le mani le tremavano tanto che non
le riusciva di riunire tutti i diversi oggetti
da lavoro sparsi sull'erba.
- Fate presto; anche voi avrete bisogno
di prender qualcosa per rimettervi, - disse
Gilberto con una voce il cui tono avrebbe
sorpreso coloro che gli stavano vicino abitualmente.
- Se dimenticherete qualcosa,
non importa; manderete la cameriera pi
tardi a cercarla. -
Myriam non rispose e lo segu nella direzione
della Casa delle Api, camminandogli al
fianco in silenzio. Si sentiva oppressa da una
strana angoscia, sia per la scena di poco prima,
sia per quel suo nuovo incontro col marito.
Rachele, molto abbattuta, appoggiava
la testa stanca sulla spalla del principe e
ogni tanto lo guardava. Nonostante fosse
molto piccina quando lo aveva incontrato la
prima volta nel parco di Hoendeck, ora lo
aveva riconosciuto subito, e sentiva di nuovo,
come l'altra volta, un sentimento di grande
simpatia per quel giovane che si mostrava
cos buono e affabile con loro anche in quell'occasione.
Dalla finestra della stanza da pranzo dove
si trovava, la signora Marta li vide arrivare
e dette in un'esclamazione disperata: subito
corse loro incontro con la sveltezza che le
permettevano le sue gambe malate.
- Presto, Marta, preparate qualcosa per
questa bambina e per la signora, che ha
avuto anche lei una gran paura, - ordin
il principe.
La vecchia donna si affrett a ubbidire
mentre Myriam faceva passare Gilberto nel
salottino, dove questi depose Rachele sopra
una poltrona.
La giovane signora gli avvicin con un gesto
esitante una sedia: egli la ringrazi e si
sedette vicino a Rachele, prendendole la manina
magra.
- Eccovi qui a casa; ora, cercate di calmarvi,
- le disse con dolcezza vedendola
scossa da singhiozzi convulsi. - Un'altra
volta, per, non dovete pi uscire sole. -
Myriam, che stava togliendo il cappello
alla sorella, sollev gli occhi verso di lui.
-  impossibile, altezza, - disse. - La
domestica della signora Marta non ha tempo.
- La domestica della signora Marta? Ma
penso che avrete una domestica per voi? -
Il viso di Myriam si copr di rossore.
- No, non l'abbiamo; questa spesa sarebbe
stata inutile nella nostra condizione. Del resto,
io ne ho poco bisogno e aiuto da me Rachele. -
Gilberto aggrott la fronte.
- E cos voi avrete troppo da fare. Ma
perch non volete permettervi una cameriera?
Forse Glotz trascura... -
S'interruppe, vedendo il rossore che ricopriva
il viso della giovane.
- No, Glotz  sempre esattissimo, - disse
Myriam con un fremito nella voce.
La signora Marta entr in quel momento
nella stanza e la giovane benedisse la sua
venuta perch aveva capito che il principe
voleva arrivare in fondo alla spiegazione.
Myriam fece bere alla sorella il cordiale e
questa sembr riaversi un po', ma i suoi occhi
avevano un'espressione disperata ogni
volta che si posavano sul cuscino dove s'accucciava
abitualmente il suo povero canino.
- E ora tocca alla sorella maggiore, -
disse Gilberto.
E, preso dal vassoio il secondo bicchiere,
l'offr a Myriam.
La giovane arross di nuovo.
- Veramente  inutile, io non sono tanto
impressionabile come Rachele.
- Per, tremate ancora, - osserv il principe guardando la mano che prendeva il bicchiere.
- Ma siete coraggiosa e sapete contenervi...
Ora me ne vado per dare subito
degli ordini riguardo ai vostri aggressori:
potete darmene i connotati? - domand alzandosi.
Dopo che Myriam gli ebbe dipinto meglio
che pot i due malfattori, Gilberto domand
a Rachele che lo seguiva sempre col suo
sguardo serio e profondo:
- Ditemi, piccina, vi farebbe piacere un
altro canino per tenervi compagnia?
- Oh, siete troppo buono davvero! Non
sarebbe mai Fido, ma presto gli vorrei bene
come a lui...
- Allora scrivo subito e ve ne fo mandare
un altro. -
Poi, volgendosi verso Myriam, aggiunse:
- Mi viene un' idea: giacch voi, non so
perch, non volete una cameriera, mi permetterete
di offrirvi un cane che ho a Goelbrunn.
 una bella bestia, un San Bernardo;
 molto fedele e bonissimo, ma sapr essere
un terribile difensore e una buona guardia.
- Davvero? - esclam Rachele. - Proprio
ieri Myriam diceva che le sarebbe piaciuto
tanto di avere un cane per accompagnarla
! E poi qualche volta la notte abbiamo
paura, perch questa casa  tanto isolata!
- Vedrete dunque che Al vi sar utile. Ve
lo far mandare subito. No, non mi ringraziate,
vi prego.  un piacere per me darvelo,
perch so che da voi star anche troppo
bene. Arrivederci dunque, piccina, e dimenticate
questo pomeriggio. -
La sua mano lunga e magra strinse le dita
fini di Rachele e poi si tese verso Myriam.
La giovane incontr il suo sguardo la cui ardente
dolcezza la turb profondamente. Con
visibile esitazione mise la mano in quella che
gli era tesa, abbassando gli occhi, confusa.
La signora Marta, che mostrava chiaramente
in viso la sua contrariet, riaccompagn
il principe fino alla porta d'ingresso.
Prima di oltrepassare la soglia, Gilberto si
ferm e, volgendosi verso la vecchia, le disse:
- Bisogna curarle bene, Marta: quella
bambina  molto gracile, e anche la signora
di Hakenau sembra un po' delicata.
- Per, altezza, non  mai malata. Forse
 un po'anemica.
- Si stanca molto? E, a proposito, perch
non ha una cameriera?
- Non l'ha mai voluta: ha piacere di
sbrigare da s le sue piccole faccende, e non
lascia a Dorotea che le fatiche pi pesanti.
- Che idea strana! Fate in modo, Marta,
che questo finisca subito: lo voglio assolutamente.
E, se per una ragione o per un'altra
non le fosse sufficiente quanto le vien passato,
ditemelo con franchezza.
- Non sufficiente? Ma se non ne adopra
che una piccolissima parte! Tutto il resto va
in opere di carit. La signora di Hakenau
vive molto semplicemente e cuce da s anche
i vestiti di Rachele e i suoi. Ma io non posso
farci niente perch, sotto quell'apparenza
dolce, ha la sua volont e quando ha detto
di no su certe cose,  no.
- Ma, infine, - replic il principe un
po' contrariato - che ragione vi d di questo
suo modo d'agire?
- Non me ne d alcuna, altezza. -
Il principe alz le spalle.
- Perch non siete capace di farvela dare:
ci deve essere sotto qualche sentimento esagerato
di delicatezza, e avreste dovuto vincerlo. -
Il viso della vecchia si fece rosso.
- Vostra altezza crede dunque che io non
abbia compiuto il mio dovere presso la signora
di Hakenau? - balbett.
Gilberto si mise a ridere, posando la mano
sulla spalla della sua vecchia cameriera.
- Via, non prendete tragicamente il mio
rimprovero, Marta! Sono persuaso che fate
quanto sta in voi per la signora di Hakenau
e per sua sorella. Continuate dunque
cos e date molto discretamente gli aiuti necessari
alla vostra domestica in modo che il
servizio delle vostre ospiti sia assicurato. Ma
discretamente, capite, perch non dovete contrariare
in nulla la signora di Hakenau. -
Il principe fece qualche passo e poi si ferm
di nuovo.
- Perch, poi, quella giovane  vestita
sempre cos tutta di nero? -
La signora Marta rispose con aria imbarazzata:
- Vostra altezza sa che passa per vedova... -
Gilberto ebbe un leggiero sussulto e un'ombra
oscur i suoi occhi; poi, con un moto impaziente
delle spalle, disse:
- In ogni modo, potrebbe adottare un
modo di vestirsi meno austero. Glielo farete
capire, sempre con delicatezza, mi raccomando.
Buona sera, cara Marta. -
E cos dicendo, s'allontan seguito dallo
sguardo della donna che, congiunte le mani,
mormor con accento desolato:
Ci siamo, mio Dio, ci siamo!
 
Capitolo 3.

Il giorno dopo, verso le due, mentre giungevano
Valeria e Annetta, venute per far visita
a Rachele poich la piccola aveva passato
una notte un po'cattiva dopo la commozione
del giorno prima, arriv Marco, il
primo cameriere del principe, il muto fedele
come lo chiamava il suo padrone che
sapeva apprezzarne la discretezza e l'assoluta
devozione. Veniva a informarsi, a nome di
sua altezza, se la signora di Hakenau e la
contessina Wrmstein avessero risentito dellospavento del giorno prima.
Valeria e la sorella mostrarono la loro sorpresa
sapendo che il principe fino allora non
si era mai ricordato dell'esistenza delle pupille
del loro padre.
- Non  poi tanto altezzoso come sembra, -
disse Rachele. -  stato proprio buono
con me e mi ha promesso perfino un cane!
- Ma siete voi che l'avete conquistato! -
scherz Valeria. - E non deve essere una
cosa facile perch dicono che sia molto orgoglioso
e superbo.
- Non me ne sono accorta.  simpatico e
ha due occhi maravigliosi! -
L'entusiasmo di Rachele divert molto Valeria
e Annetta; ma Myriam, seduta vicina
alla sorella, rimase in silenzio, con la testa
china sul suo lavoro. Da quando aveva rivisto
il principe le era anche pi penoso del
solito sentirne parlare; perci, per sviare la
conversazione, domand a Valeria notizie del
suo fidanzato, Lodovico Marlbach, un giovane
ufficiale intelligente e bravo che doveva
condurre all'altare la nipote del dottor Blck
al principio dell'autunno.
Qualche giorno dopo arriv alla Casa delle
Api il cane di San Bernardo, una bestia magnifica
dagli occhi intelligenti e il pelo lungo.
Sul collare portava una placca d'oro con incise
queste parole: Ali, di S. A. S. il principe
di Hornstedt.
Nello stesso tempo Marco port a Rachele
un canino che sembrava di seta e che fece
gettare grida di gioia alla bambina.
Si va avanti bene, proprio bene! pensava
la signora Marta sempre pi preoccupata.
 riuscita presto a farlo cambiare!
Certo egli non ne troverebbe tanto facilmente
una simile: ma che disgrazia che si siano
incontrati! E ora come si accomoderanno le
cose?
Rachele, tutta felice, chiam subito il canino
Lilio; poi, durante il pranzo, domand
se non sarebbe stato meglio andare a
ringraziare il principe al castello, invece di
scrivergli.
Ma la signora Marta non fu di questo parere
e disse con tono un po' sgarbato che sua
altezza non si sarebbe certo disturbato dalle
sue occupazioni per ricevere una bambina.
Allora Rachele, che aveva poca simpatia
per la corrispondenza, disse:
- Va bene, gli scriver; ma tu mi aiuterai,
non  vero, Myriam? Questa  una lettera
troppo difficile a scriversi.
- Ma, cara, non devi che lasciar parlare
il tuo cuore e dire che gioia ti ha procurato
il principe col suo regalo. -
Quando ebbe accomodata la sorella in una
poltrona in giardino, con Lilio sulle ginocchia
e Al ai suoi piedi, Myriam torn in
salotto e si mise al pianoforte con l'intenzione
di esercitarsi un poco nel canto: aveva
una bella voce dal timbro caldo e vellutato
che una suora aveva ben educata, ma spesso
evitava di cantare davanti a Rachele perch
la bambina, impressionabile come era, piangeva
ascoltandola, e diceva:
 troppo bello! Mi fa pensare al Paradiso,
Myriam!
Quel giorno la giovane si trattenne per
qualche tempo al pianoforte interpretando
con maestria un'aria di Bach, tutta assorta
nella dolcezza che le cagionava quest'arte che
amava tanto; poi, pensando che era tardi e
che Rachele era sola, si alz, chiuse il pianoforte
e si volt. A un tratto il suo viso
si copr tutto di rossore: il principe di Hornstedt era l
sulla soglia del salotto.
- Che bella sorpresa! - disse mentre le
si avvicinava, con entusiasmo e con sincera
ammirazione. - Che piacere mi avete dato!
Ho udito le cantanti pi celebri d'Europa
nei salotti e nei teatri, ma nessuna mi ha
dato una commozione simile a quella che ho
provato qui ora. -
Myriam, piena di confusione, abbass il
viso sotto lo sguardo di quegli occhi azzurri
il cui ricordo la perseguitava sempre dal
giorno dell' incidente nel bosco.
- Vi seccano i miei complimenti? - domand
Gilberto con tono privo di quell'ironia
cos abituale in lui. - Eppure sono sinceri!
Io provo una vera passione per la musica
e una bella voce mi affascina. Potrei
chiedervi di cantare ancora? -
La giovane donna voleva rifiutare, ma lo
sguardo di Gilberto era cos eloquente che
non le riusc; cerc solo di obiettare facendosi
sempre pi rossa:
- Ora che so che mi ascoltate, non credo
che potr... Non ho l'abitudine di cantare
davanti alla gente.
- Va bene, vi accompagner io al pianoforte;
cos non vi sembrer che vi ascolti e
canterete a vostro agio. -
Ai primi accordi la voce di Myriam tremava
un poco; ma presto divenne ferma,
crebbe, si estese, e la giovane s'immedesim
tutta nell'opera che interpretava, dimenticando
quasi la presenza di colui che l'accompagnava
con grande bravura.
Mentre l'ultima nota vibrava sotto le dita
di Gilberto, Rachele apparve sulla soglia
della porta che dava sul giardino.
- Oh, siete voi, principe! Che bella cosa!
Cos potr ringraziarvi a voce, senza bisogno
di scrivere. -
Al, che l'aveva seguita, si slanci verso il
padrone e si rotol ai suoi piedi pieno di
gioia.
- Sei contento di vedermi, Al? Ma via,
tirati indietro ora e lasciami salutare la mia
piccola amica Rachele. Avete buon aspetto,
oggi, piccina. -
Le sue mani tese presero l'esile manina di
Rachele e la strinsero affettuosamente.
- Sono stata cos felice del vostro dono!
Lilio  proprio carino! Non so come ringraziare
vostra altezza! -
Il principe sorrise vedendo l'entusiasmo
riconoscente della bambina.
- Sono molto contento di avervi fatto piacere,
Rachele. E Al  piaciuto alla sua padrona? -
Myriam rispose ringraziando a sua volta:
il cane le si era gi affezionato e l'aveva seguita
tutto il giorno dovunque era andata.
- Tutti gli animali amano mia sorella, -
disse Rachele. - Anche il gatto della sorella
del dottor Blck, che graffia tutti, si lascia
prendere tranquillamente in braccio da lei.
- Ma  una gran virt la vostra! - disse
il principe ridendo. - Che avverrebbe poi
se sentissero la vostra voce?
- Non  vero che mia sorella ha una voce
magnifica? - esclam con orgoglio Rachele.
Gilberto sorrise, mettendosi un dito sulle
labbra.
- Zitta, piccina; risparmiamole i complimenti,
se no la faremo ancora arrossire! Ma
io vi trattengo in piedi tutt'e due. Eravate
in giardino, Rachele?
- S, altezza; ci sto sempre quando il tempo
 bello.
- Ritorniamoci dunque, e vi accompagner
io, se me lo permettete, perch ho da dirvi
una cosa. -
Cos dicendo, guard Myriam per chiedere
il suo permesso: questa fece col capo un
breve cenno di consenso e li precedette fuori
del salotto verso un belvedere coperto di caprifoglio
dove si trovava la sedia a sdraio e
il tavolino da lavoro di Rachele.
- Vedete, principe? Stavo l scrivendovi,
- disse la bambina, e gli mostr un foglio
di carta da lettere aperto sopra una cartella.
- Volevo venire a ringraziarvi al castello,
ma la signora Marta ha detto che vi avrei disturbato...
- Che idea!... Vi avrei vista, invece, con
molto piacere. Ma ora sedetevi, piccina, per
ascoltare quanto devo dirvi. -
Un rumore di porcellane rotte lo interruppe:
sulla soglia della porta che dava sul
giardino era comparsa la vecchia Marta, portando,
sopra un vassoio, il latte che Rachele
aveva l'abitudine di prendere nel pomeriggio.
Il vassoio le era sgusciato di mano.
- Oh, povera Marta, che catastrofe!... -
grid Gilberto.
Myriam si era gi slanciata verso di lei e si
chin per raccogliere gli oggetti ancora intatti:
ma la signora Marta, tutta confusa,
balbett:
- No, no, signora; lasciate stare!... Far
da me...
- Non fate codesto viso desolato, Marta! -
disse il principe tutto allegro. - Non vale
la pena davvero per una tazza e un bricco!
- Io ne sono proprio contenta, signora
Marta, perch cos potr fare a meno di prendere
il latte, oggi, - disse subito Rachele.
- Oh, ma ce n' dell'altro in cucina, non
temete!
- Non vi piace il latte, piccina? - le domand
Gilberto.
- Lo detesto come nessun'altra cosa al
mondo!
-  il dottor Blck glielo raccomanda
tanto, invece! - disse Myriam accarezzando
la piccola guancia sulla quale l'aria aveva
ravvivato un po' il colore.
- Allora bisogna che vi rassegniate a prenderlo.
Marta ve ne porter ancora e voi lo
berrete davanti a me. E sapete? Dovete ubbidirmi,
perch da ora in avanti sono io il
vostro tutore invece di Glotz!
- Voi, mio tutore? Oh, che bellezza! -
esclam Rachele.
Gilberto si mise a ridere al grido spontaneo
della fanciulla.
- Mi lusinga molto sentirvi dire cos!...
Dunque quel povero Glotz non vi era simpatico?
- Non lo conosco, quasi; perch l'avremo
visto al massimo tre o quattro volte; non 
vero, Myriam?
- Non certo di pi, - rispose Myriam.
La notizia gettata dal principe con tanta
calma, come se si fosse trattato della cosa
pi naturale del mondo, l'aveva riempita di
stupore. Lui, tutore di Rachele Wrmstein!
Non gli bastava dunque d'essere unito alla
maggiore con quel legame che gli pesava tanto?
Non si accorse della rapida occhiata che
il principe gett sul suo viso perplesso.
- Non vi rallegrate troppo, Rachele, -
riprese il principe piegandosi verso la bambina
- perch io sar un tutore molto severo!
- Ma anche molto buono!... - disse la
bimba posando la manina su quella di lui
appoggiata al bracciuolo della poltrona, e
guardandolo con occhi pieni di fiducia.
- Come farei a non esserlo con una bimba
cos carina? Via, Marta, affrettatevi ad andare
a prender questo latte! Lasciate stare
il resto, che farete raccogliere pi tardi. Serviteci
anche del buon caff. -
La signora Marta s'indugiava apposta a
raccogliere i frantumi di porcellana per non
perdere una sillaba di quello che diceva il
principe. Quando questi aveva annunziato di
voler riprendere la tutela di Rachele, la- vecchia
era divenuta pallida per la commozione;
ma, all'osservazione impaziente del principe,
divenne rossa fino alla radice dei capelli e,
rialzatasi subito, si allontan di passo svelto.
Mentre questa, traendo profondi sospiri,
faceva riscaldare il latte in cucina e preparava
il caff, Gilberto, seduto accanto a Rachele,
discorreva con spirito del pi e del
meno come sapeva fare quando ne aveva voglia:
dotato di una grande cultura e di una
non comune intelligenza, aveva letto molto e
osservato parecchio nei suoi viaggi; visitando
tutte le capitali d'Europa, aveva conosciuto
un gran numero di uomini celebri nelle arti,
nelle scienze e nella politica. Senza esser per
niente prolisso, come sono spesso anche i pi
brillanti parlatori, Gilberto aveva invece
l'arte di trascinare i suoi interlocutori nella
conversazione, e di riuscire a conoscerne, con
un'abilit tutta diplomatica, il grado d'intelligenza
e di cultura e a informarsi, senza parere,
sui loro gusti e sulle loro abitudini.
Dapprima Myriam rimase silenziosa e impacciata;
ma a poco a poco, trascinata nella
conversazione, mostr la sua fine intelligenza
e la squisita delicatezza della sua anima
pura. Se il principe aveva creduto in principio
di trovarsi davanti a una giovane provinciale
senza grande cultura intellettuale e
artistica, ora doveva riconoscere di essersi
sbagliato, provando un piacere immenso a
discorrere con Myriam, a sentirne i giudizi
pieni di finezza e a vedere quegli occhi
maravigliosi raggianti di animazione. Rachele
ascoltava rapita; era abbastanza intelligente
per comprendere in gran parte i soggetti di
quella conversazione, ma, soprattutto, era
felice di vederli insieme, tutt'e due. Nel
segreto del suo cuore, fino dal giorno in cui
aveva rivisto il principe, Rachele chiedeva a
Dio di riunire Myriam e suo marito: e ora
sembravano intendersi cos bene!
Proprio in quel momento, parlando insieme
di un'opera letteraria, il principe aveva
esclamato, sorridendo:
- Ma noi abbiamo proprio gli stessi gusti,
dunque! -
Lo sguardo della bambina andava dall'uno
all'altra, fermandosi a lungo su Myriam:
come era bella, cos animata dalla conversazione!
E anche lui com'era bello e simpatico!
Ma mentre la signora Marta portava il
caff, si videro apparire Valeria, Leopoldo e
Annetta Oldrecht. Gilberto, allora, interruppe
la spiegazione che stava dando a Myriam
sull'opera recente di un compositore francese
e si oscur subito in viso, accogliendo con
freddezza la presentazione molto cordiale che
le due sorelle gli fecero dei loro amici. I giovani
Oldrecht, un po' impacciati anch'essi,
non sapevano cosa dire, e anche Leopoldo, di
solito tanto esuberante, non trovava che cosa
rispondere ai tentativi di conversazione di
Myriam.
Soltanto Rachele chiacchierava allegramente
cercando di vincere l'insolita musoneria
di Annetta.
- Ma che cos'hai, dunque?... - fin col
dirle Rachele. - Ti senti poco bene? Mi pare
che il tuo sia un male contagioso perch vedo
che anche Leopoldo non parla.
- Sono forse io che paralizzo le lingue?...
- disse Gilberto con un po' d'ironia. - Ma
gi  ora che io me ne vada.
- No, no! - supplic Rachele. - Restate
ancora! Vedo che Leopoldo ha portato i suoi
disegni. Presto, fateceli vedere!
- Questi tentativi di un ignorante come
me non possono interessare sua altezza, -
disse il giovane arrossendo.
- Non sono davvero cose insignificanti,
- replic Myriam. - Per quanto posso giudicare
io, voi avete una gran disposizione per
il disegno.
- Ebbene, mostrateceli, - disse Gilberto
appoggiandosi con negligenza al bracciuolo
della poltrona.
- Finirete presto il ritratto di Myriam? -
domand Rachele al giovane.
-  quasi finito, ma bisognerebbe che la
signora mi concedesse un'ultima seduta di
posa.
- Ma certo, quando vorrete, - disse Myriam.
La piega che s'era formata sulla fronte del
principe all'arrivo degli Oldrecht si fece pi
profonda, e il suo viso prese quell'espressione
dura che faceva dire ai suoi servitori:
Sua altezza  di cattivo umore: stiamo
attenti!
Leopoldo tir fuori i disegni e li espose
sopra una tavola che Myriam aveva avvicinata
a Rachele e al principe: poi gett una
timida e curiosa occhiata verso il principe
di Hornstedt.
- Avete del talento davvero! - disse Gilberto.
- Vi dedicherete alla pittura?
- No, purtroppo, altezza! Sono impiegato
alle Poste, come era mio padre, e non avr
mai i mezzi per dedicarmi a una carriera artistica.
-  peccato, per, che non possiate sfruttare
la vostra vocazione!... - disse Myriam
con rincrescimento. - Per voi ci vorrebbe
qualche occupazione che vi lasciasse parecchio
tempo disponibile. -
Parlando cos, Myriam pensava che il principe
avrebbe potuto aiutare molto il nipote
del dottor Blck; ma nessuna offerta venne
da lui.
Poco dopo, egli si alz e disse:
- Ho fatto tardi davvero.  colpa del caff
di Marta che era squisito. Glielo direte, non
 vero, Rachele? Arrivederci, pupilla! -
Mentre si piegava a salutare Rachele, il
mazzetto di viole che aveva all'occhiello cadde
sulle ginocchia della bambina.
- Tenetele pure, se vi fa piacere, - disse
questi, respingendo la manina che gliele tendeva.
- Oh, grazie, altezza! La violetta  il fiore
preferito da me e da Myriam. Tornerete a vedermi?
- Ma, Rachele, che sfacciataggine!... -
esclam Myriam.
- Ma perch? - rispose Gilberto sorridendo.
- Sono molto contento, al contrario,
perch questo mi prova che Rachele non ha
paura del suo severo tutore. S, piccola, torner
presto; ve lo prometto. -
S'inchin davanti a Myriam; rispose brevemente
al saluto dei giovani Oldrecht e si
diresse verso l'ingresso che conduceva alla
porta di casa. Mentre stava per uscire s'imbatt
nella signora Marta che veniva dalla
stanza da pranzo e le domand con freddezza:
- Ma dove avete la testa, Marta? Quando
sono venuto, ho trovato quest'uscio aperto, e
ora, di nuovo aperto. Tutti cos possono andare
e venire qui dentro senza che ve n'accorgiate,
come hanno fatto gli Oldrecht.
- Ma, altezza, quelli sono amici della signora
di Hakenau e di Rachele! Degli amici
intimi, i soli che vengano qua.
- Sono veramente molto intimi? Vengono
spesso?
- S, molto spesso, altezza.
- Quando ci sono io, mi farete il piacere
di non far passar nessuno, siano pure gli Oldrecht. -
E con quest'ordine, Gilberto se n'and seguito
dallo sguardo disperato della signora
Marta.
Il principe si diresse verso il parco a passo
lento: la sua irritazione, per, non scompariva:
pensava a quel Leopoldo Oldrecht, piccolo
impiegato di poste, che si permetteva
d'essere innamorato di Myriam come si vedeva
bene dalle sue occhiate di muta adorazione.
Non s'immaginava certo, quel pazzo,
di trovarsi davanti al padrone della cosiddetta
signora di Hakenau, a un padrone che
fino allora aveva ignorato che inestimabile
tesoro possedesse. Ma quel tempo era ormai
passato. Dopo il suo incontro con Myriam
dai Gloster, Gilberto, assillato dal ricordo di
quella deliziosa apparizione, aveva dovuto
arrendersi all'evidenza: quella donna,
abbandonata e disprezzata, aveva prodotto una
grande impressione su lui. La sua bellezza,
quel fascino che si sprigionava da lei, la grazia
fine della sua persona erano tali, che il
principe di Hornstedt, interamente conquistato,
si era detto:
Sarei un pazzo, se abbandonassi nella solitudine
questa maravigliosa creatura che 
mia moglie davanti a Dio, anche se non lo
 davanti agli uomini.
C'era sempre quel punto nero rappresentato
dall'avo; ma Myriam poteva seguitare a
rimanere nell'ombra. Gilberto la manderebbe
all'estero, in qualche bel luogo dove andrebbe
poi a trovarla molto spesso. Cos nessuno saprebbe
del suo matrimonio segreto ed egli
troverebbe finalmente quell' intima felicit
che aveva creduta irraggiungibile.
Dopo i primi incontri con Myriam, i sentimenti
del principe si eran cambiati in un
vero amore con tutte le sue esigenze e le sue
gelosie. Myriam rappresentava fisicamente
e moralmente l'ideale femminile che aveva
sempre sognato: si sentiva pronto, perci, a
passar sopra alla ripugnanza che gl' ispirava
la sua origine materna.
Era venuto a Hoendeck proprio per rivederla
e conoscerla meglio. Ora le avrebbe
detto: Vi amo, Myriam, e non posso pi
vivere lontano da voi. Partiamo dunque e
andiamo a cercare la nostra felicit lontano
dalla curiosit degli indiscreti. Alla condizione
equivoca e umiliante ch'egli avrebbe
cos preparato alla donna amata, Gilberto
non voleva pensare, o meglio, nell' incoscienza
del suo egoismo, si diceva:
Myriam potr ben fare questo sacrificio
per me, poich ne far tanti anch'io per amor
suo.
In giardino, intanto, dopo la partenza del
principe, Leopoldo aveva esclamato:
- Ma dunque ora il tutore di Rachele 
il principe?
- S,  venuto a dirci oggi che ha preso
il posto di Glotz, - rispose Myriam con voce
turbata.
- Ne son proprio contenta!... - esclam
Rachele aspirando con volutt il profumo
delle violette. -  tanto buono e simpatico!
Ma senti che profumo, Myriam! -
La giovane si allontan con moto istintivo
dalla mano di Rachele che le avvicinava il
mazzolino di fiori: gi troppo l'ossessionava
quel profumo dall'ultimo loro incontro nella
foresta!
Annetta, che dopo che il principe se n'era
andato sembrava di buon umore, disse scotendo
il capo:
- Sar buono con te, Rachele, ma con gli
altri... Tiene troppo a distanza la gente. E
poi sembrava seccato di vederci arrivare.
Non  parso anche a te, Leopoldo?
- Era chiaro: non si pu negare che sia
un uomo orgoglioso che sa, per, rendersi
simpatico quando vuole; ma d molta soggezione
e dicono che abbia un carattere un
po' strano. Credo, care sorelle, che non abbiamo
avuto l'onore di riuscir simpatici a
sua altezza! - concluse il giovane col suo
solito buon umore.
- Io compiango molto Rachele d'essere
ora la sua pupilla! - esclam impetuosamente
Annetta. - Al suo posto, avrei paura
di lui. -
Rachele rise allegramente.
- Paura di lui? Ma che idea! Io, invece,
gli parler molto di tutti voi, e cos, quando
lo incontrerete di nuovo, cambierete parere,
perch egli sa esser buono e gentile, ve lo
assicuro! -
Myriam non si un alla calda affermazione
della sorella: era rimasta urtata dall'atteggiamento
preso dal principe riguardo al giovane
nipote del dottor Blck che aveva curato
con tanta devozione il conte Clodoveo.
Non aveva dunque cuore, il bel principe Gilberto,
nonostante l'affettuoso interesse che
sembrava testimoniare a Rachele? Del resto,
egli aveva gi mostrato un'altra volta, con
la piccola Myriam Wrmstein, come l'orgoglio
fosse in lui pi forte di qualsiasi altro
sentimento. Per una ragione che essa ora
ignorava, gli Oldrecht non gli erano piaciuti
e l'aveva dimostrato chiaramente senza preoccuparsi
di ferire una famiglia degna d'ogni
stima e che possedeva, invece, tutte le qualit
per meritare la sua simpatia.
Myriam si disse che avrebbe fatto bene a
moderare l'entusiasmo di Rachele. Quella visita
e la lunga conversazione col principe le
avevan lasciato nel cuore una profonda impressione
che non riusciva ad analizzare, ma
che la turbava.
Nonostante la sua inesperienza, capiva che
questi l'ammirava e si domandava con un'angoscia
mista a un sentimento di rivolta:
Ma che cosa vuol mai da me? Un ravvicinamento?
No, io rimarr sempre per lui
la nipote di un uomo ch'egli disprezza, una
donna ch'egli considererebbe come un disonore
presentare ai suoi pari col nome di
principessa di Hornstedt.
Myriam si sentiva combattuta cos tra questi
pensieri e l'innegabile attrattiva che le
ispirava quell'uomo che si mostrava in tutta
la sua seduzione fisica e intellettuale, testimoniando
poi a Rachele un affetto quasi fraterno.
Ma era ben risoluta a non far nulla
per incoraggiare quei rapporti che ora egli
aveva deciso di stringere, giacch un giorno
aveva stabilito che quella donna da lui sposata
doveva rimanergli estranea per sempre.
 
Capitolo 4.

Da allora Gilberto comparve diverse volte
per settimana alla Casa delle Api. Veniva a
piedi, o si fermava di ritorno da una passeggiata
a cavallo e s'intratteneva a lungo
nel salottino dove Rachele l'accoglieva con
un sorriso pieno di gioia, mentre Myriam si
manteneva un po' riservata. Per distrarre la
bambina, che non s'era ancora rimessa dallo
spavento di quel giorno, il principe chiacchierava
allegramente con lei, raccontandole
degli aneddoti divertenti che facevan ridere
la malatina e spuntare sulle labbra di Myriam
uno di quei sorrisi maravigliosi che la
illuminavano tutta.
Ogni tanto arrivavano a Rachele, da parte
del principe, casse di libri, gingilli artistici,
e, due volte alla settimana, veniva portata
alla Casa delle Api una magnifica paniera di
violette che era spedita direttamente dalle
serre di Goelbrunn.
Tra i libri per Rachele ce n'erano sempre
tre o quattro molto pi seri per Myriam, e
Gilberto diceva:
Questi son per la sorella maggiore. Leggeteli,
signora; son curioso di sapere se vi
piaceranno come son piaciuti a me.
Era questa una buona occasione per intavolare
una di quelle fini conversazioni letterarie
che piacevan tanto a Gilberto. Spesso
egli le chiedeva anche di cantare; quella voce
magnifica esercitava su lui una commozione
straordinaria. Un giorno, mentre accompagnava
uno Stahat Mater che Myriam cantava
con molto sentimento, rendendo con una
straziante espressione la sofferenza della madre
dei dolori, Gilberto s'interruppe a un
tratto, dicendo con voce soffocata:
- Non posso pi sentire! Mi sembra che
voi soffriate davvero, Myriam! -
La giovane trasal e divenne rossa: era la
prima volta ch'egli la chiamava cos. Profondamente
turbata, distolse lo sguardo da
quegli occhi commossi e ardenti. Ma, per fortuna,
Rachele interruppe quel loro penoso
imbarazzo; commossa anche lei dal canto
della sorella, si mise a singhiozzare disperatamente.
Myriam le corse subito vicina per cercare
di calmarla, e Gilberto venne in suo aiuto
e riusc a farla sorridere di nuovo.
- Se la mia voce deve farti un tale effetto,
non canter mai pi! - dichiar Myriam.
- No, non dite cos! - replic Gilberto.
- Cercheremo piuttosto della musica meno
commovente. Sar meglio anche per voi, perch
mettete troppa anima nel vostro canto.
Scriver per farmi mandare dell'altra musica. -
Myriam ringrazi piuttosto freddamente:
negli ultimi tempi si era fatta sempre pi
riservata con lui perch non sapeva spiegarsi
quelle visite cos frequenti ch'egli faceva alla
Casa delle Api. A che cosa voleva arrivare?
Quali erano mai le sue intenzioni?
Quando incontrava lo sguardo appassionato
di Gilberto, Myriam si sentiva profondamente
turbata e provava una sensazione di
gioia mista ad angoscia. D'altra parte, s'era
accorta della maraviglia che il dottor Blck
e sua nipote non riuscivano a dissimulare
quando Rachele accennava davanti a loro alle
frequenti visite del principe di Hornstedt e
alla gentilezza che questi mostrava loro.
Si maravigliano, pensava con tristezza
perch un signore cos orgoglioso pu interessarsi
alle nipoti di un usuraio!
Ma accadde presto qualcosa che le dimostr
come il principe avesse ora intenzione
di agire da padrone, senza tener pi conto
di aver dichiarato un giorno che Myriam e
lui avrebbero conservato sempre la loro indipendenza.
Gli Oldrecht, da quando avevan saputo
delle visite frequenti del principe alla Casa
delle Api, andavano a trovare le loro amiche
soltanto la mattina o nelle prime ore del pomeriggio,
sapendo che il signore di Hoendeck
non veniva che sul tardi.
Ma un giorno in cui faceva molto caldo, la
signora Oldrecht e Valeria, volendo portare
a Myriam un' informazione urgente, s'incamminarono
che erano gi le cinque verso la
Casa delle Api. Il principe era gi arrivato,
e la signora Marta, seguendo le istruzioni del
suo padrone, disse che la signora di Hakenau
e Rachele non avrebbero potuto riceverle
perch c'era sua altezza.
La signora Oldrecht, nascondendo la sua
maraviglia, incaric la signora Marta di riferire
a Myriam la risposta che le aveva portato:
poi, dopo aver un po' esitato, le domand:
- Non vi pare, signora, che le visite cos
frequenti del principe possano compromettere
la signora di Hakenau?
-  impossibile proibire l'ingresso in
questa casa al principe, signora, - rispose
seccamente la vecchia.
- Ma se gli faceste capire il danno che pu
recare a quella giovane donna, orfana e sola?
Se faceste appello al suo onore e ai suoi alti
sentimenti? -
La vecchia ebbe un piccolo ghigno sardonico.
- No, signora, non c' niente da dire, n
da provare. Il principe verr tutte le volte
che gli piacer di venire e nessuno potr impedirglielo. -
Poi, temendo d'aver detto troppo, subitamente
aggiunse:
- Del resto, tutto  regolare, e non bisogna
dimenticare che il principe  il tutore
di Rachele e che ha pure diritto di dare qualche
consiglio alla signora di Hakenau che 
tanto giovane e inesperta.
- S, i rapporti tra un uomo come lui e
una piccola maraviglia come Myriam non devono
esser troppo facili! -
E, scotendo la testa, la signora Oldrecht
salut e usc.
Quando, dopo che il principe fu andato
via, la signora Marta fece a Myriam l'ambasciata
di cui l'aveva incaricata la nipote del
dottore, la giovane esclam tutta sorpresa:
- Ma perch non sono passate? Avevano
dunque tanta fretta?
- No, ma c'era sua altezza e ho dovuto
rispondere che non potevate riceverle.
- Come? E chi vi aveva mai dato questo
ordine?
- Il mio padrone, che mi ha proibito di
far passare qualsiasi persona mentre c'
lui. -
Myriam arross violentemente e i suoi occhi
scintillarono d'indignazione:
- Ah, davvero?... Il principe di Hornstedt mette alla porta i
miei amici? Agisce
dunque da padrone come se io non fossi libera.
- Voi lo sarete solo quando piacer a lui, -
disse la signora Marta con tono lugubre.
Queste parole sferzarono la fierezza di Myriam.
- Questo lo vedremo! Non posso ammettere
che egli venga qui a spadroneggiare dopo
quanto  stato convenuto tra noi. Se  necessario,
glielo far capire. -
Un lampo di soddisfazione brill negli occhi
della signora Marta.
- Se ne avrete il coraggio, farete bene a
dirglielo, - dichiar questa. - Perch  meglio
che vi dica, signora, che le visite di sua
altezza non passano inavvertite grazie a
quella chiacchierona di Uorotea, e suscitano
dei commenti poco piacevoli per voi. -
Myriam divenne ancora pi rossa, mentre
la signora Marta proseguiva:
- Ci vuol poco a immaginarsi che non 
soltanto per Rachele che il principe viene
qui; e allora, cosa pensa la gente?... Niente
che vi possa far piacere, signora. Sarebbe
dunque meglio di cercar di allontanare il
principe, con delicatezza, facendogli capire
che voi tenete alla vostra libert. Quando
sua altezza vedr che non siete disposta a
piegarvi, si allontaner. -
La vecchia Marta era soddisfatta della sua
arte machiavellica: mettere di fronte la fierezza
di Myriam e l'orgoglio del principe le
pareva il modo migliore per impedire questa
riunione dei due sposi, eh'essa temeva
tanto. Le era insopportabile l'idea che il suo
caro padrone, superiore per lei a tutti i mortali,
potesse lasciarsi vincere dal fascino di
Myriam e rinunziare alla sua antica indifferenza
per la giovane. Il pensiero che la nipote
del vecchio Eleazaro potesse, con la sua
bellezza, indurre il principe di Hornstedt a
darle in faccia a tutti il nome al quale aveva
diritto, le faceva orrore; ma sperava molto
nella propria tattica.
Myriam era stata assai turbata dal modo
di agire di Gilberto, e si tormentava per il
pensiero di quello che la gente poteva immaginare
sul conto suo. Avrebbe voluto farlo
capire al principe; ma in che modo?
Bisogna, per, pensava ch'egli smetta
di venire o, almeno, diradi le sue visite!
Ma questo pensiero le era doloroso.
Il giorno dopo arriv la cassa di musica
annunziata dal principe, e Myriam cominci
subito a mettere a posto gli spartiti e gli album
in uno degli scaffali del salotto. Ma
il suo pensiero era lontano di l e volava
verso il castello dove abitava colui che era
pur sempre l'arbitro del suo destino. La signora
Marta aveva ragione quando le diceva:
Non sarete libera che quando piacer a
lui.
A un tratto, Myriam sussult; la porta
del salotto si era aperta ed era entrato il
principe col viso ancora animato dalla cavalcata
che doveva aver fatto, a giudicare dal
vestito che indossava.
- Marta  proprio speciale per le porte
aperte!... - disse togliendosi il cappello.
- Bisogner rimproverarla; non  prudente
davvero. -
S'avvicin a Myriam che era subito divenuta
rossa e prese la piccola mano graziosa
che questa gli tendeva con gesto macchinale.
Nello stesso tempo avvolse in uno sguardo
pieno di passione il viso turbato della giovane
che lottava con se stessa per mostrarsi
ancor pi fredda del solito verso di lui dopo
quanto aveva saputo dalla signora Marta.
- Siete stanca? - le domand Gilberto.
- Non avete un buon aspetto, stamani.
- Stanca, no; ho soltanto mal di capo.
- Ne soffrite spesso?
- No, da qualche tempo.
- Bisogner sentire il dottor Blck. Forse
vi stancate troppo? Vedo l i vostri ricami
che debbono richieder troppa attenzione per
una persona un po'delicata come voi. -
Mentre parlava, butt il suo frustino sopra
una poltrona e si avvicin alla tavola sulla
quale erano sparse delle trine, una tovaglia
da altare e dei capi di un corredino da bambini
finemente ricamati. Myriam aveva preparato
tutto per fare la spedizione alla casa
per cui lavorava: il coperchio della scatola
era gi pronto con l'indirizzo: Muller-
Brenden - Ricami e trine E sopra c'era
scritto:
Spedisce la signora di Hakenau.
Il cuore di Myriam si mise a battere con
violenza: sent il sangue affluirle al viso.
Ora, vedendo quei lavori, egli le avrebbe
chiesto spiegazioni. Ma., del resto, era meglio
cos; sarebbe stato un pretesto per fargli intendere
le sue ragioni. Il coraggio per mancava
ancora alla giovane donna...
Gilberto prese la tovaglia da altare e la
osserv attentamente.
- Ma questo lavoro  una maraviglia, e
non dubito che non sia dovuto alla vostra
abilit e al vostro buon gusto!
- S, l'ho fatta io, altezza, - rispose Myriam
con voce che si sforz di render ferma.
-  bellissimo. Voi siete proprio brava
in tutto! -
Ma a un tratto lo sguardo di Gilberto
cadde sull' indirizzo, e voltandosi verso Myriam
ne incontr lo sguardo fiero e risoluto
ormai ad affrontare la tempesta.
- Che cos' questo? Non li vendete mica
questi vostri lavori, non  vero? - domand
con tono da padrone.
- S, li vendo.
- E a che scopo?
- Con l'intenzione di provvedere, almeno
in parte, col mio denaro, ai bisogni miei e a
quelli di mia sorella. Tra qualche anno spero
di poter dare lezioni di pianoforte e di canto:
potr allora pregare vostra altezza di cessare
di passarmi quel denaro che ha creduto suo
dovere di darmi, ma che  penoso per me di
ricevere. -
Per un momento, Gilberto rimase muto,
con gli occhi pieni d'ira fissi sulla giovane
donna cos bella nella sua fierezza.
- Perch vi  penoso? - domand poi in
tono breve.
- Perch voi mi passate quel denaro come
un compenso avendomi proibito di toccare
quello di mia madre: ma io non mi sarei mai
servita di quel denaro e, quando ne avremo
il diritto, io e Rachele lo distribuiremo ai
poveri. Non devo dunque ricever compensi
per un sacrificio che avrei compiuto in ogni
modo. Una volta m'avete fatto dire dalla signora
Marta che io ero libera: uso dunque
di questa mia libert per raggiungere quell'indipendenza
pecuniaria che trovo indispensabile
alla mia dignit e a una condizione
come la mia.
- E io vi dichiaro che non lo permetter
mai! Come s' potuta prestare Marta a questo
traffico?... Le proibir subito di lasciar
uscire di qui qualsiasi cosa di questo genere
per una simile destinazione. -
Myriam ebbe uno scatto d'indignazione:
- Voi non lo farete, altezza! Vi prendereste
dei diritti che non avete! -
Il principe fece un passo verso di lei e disse
con voce sorda:
- I miei diritti? Se m' piaciuto di non
curarmene fino a oggi, sappiate che intendo
da ora in poi di usarli interamente. -
Senza abbassar gli occhi davanti a quello
sguardo pieno d'irritazione, Myriam replic
con fermezza:
- Ho sempre pensato, altezza, che chi cred
bene un tempo di non curarsi dei suoi doveri,
non avesse ora da rivendicare dei diritti. -
I lineamenti di Gilberto si contrassero
mentre il rossore saliva al suo viso bruno.
Indietreggiando di qualche passo disse con
voce tagliente e un po' roca:
- Avete ragione, signora. Perdonatemi di
averlo dimenticato. -
Poi s'inchin, prese il frustino e usc.
Myriam sent il rumore dei suoi passi che
s'allontanavano e gli sproni che risonavano
sul pavimento. Poi ud il galoppo di un cavallo
che si allontanava.
 finita mormor.
E un fremito di dolore le attravers tutta
la persona.
I giorni seguenti, Rachele attese invano il
principe di Hornstedt. Affacciata alla finestra,
la bambina stette in ascolto aspettando
di sentire il rumore degli zoccoli di Mahmud,
il magnifico cavallo ch'essa ammirava
tanto; ma n Mahmud n il principe apparvero,
e Rachele, delusa, ne domand la ragione
a Myriam.
- Come mai non verr, Myriam?
- Non lo so; sar occupato nei preparativi
per gli ospiti che devono arrivare, -
rispose Myriam.
Questa non aveva fatto parola della scena
avvenuta tra lei e il principe, n con la sorella
n con la signora Marta: cercava di
sviare la conversazione tutte le volte che Rachele
parlava di lui e faceva tutti gli sforzi
possibili per dominare la commozione che
l'assaliva quando ne sentiva parlare.
La signora Marta si faceva pi serena via
via che i giorni passavano senza che il principe
riapparisse, e si mostrava d'una gentilezza
insolita verso Myriam di cui aveva notato
l'aspetto stanco e il viso pallido.
- Dovreste parlare della vostra salute al
dottor Blck, signora, - le disse un giorno.
- Dimagrite tutti i giorni; siete pallida e
tutto vi stanca.
- Non  niente di certo, signora Marta;
e poi il dottore  malato in questo momento
e non vorrei disturbarlo senza necessit. -
Ma gli Oldrecht s'accrsero anche loro del
cambiamento di Myriam, e la signora ne
parl allo zio che tentenn il capo con aria
pensierosa.
- Ci deve essere sotto lo zampino del
principe di Hornstedt, - disse il vecchio. -
Ma non so capire come una persona della
sua esperienza e soprattutto un uomo onesto
ed educato come lui, possa compromettere
cos una giovane donna inesperta dei pericoli
e delle malignit del mondo.
- Non credete che sarebbe mio dovere di
avvertirla, zio?
- S, specialmente se il principe ricominciasse
le sue visite frequenti che sembra aver
interrotte da qualche tempo. Forse ha riflettuto
e la sua coscienza gli ha mostrato la
via migliore da seguire. Un tempo aveva un
carattere forte e non era facile a lasciarsi
conquistare, ma quella Myriam  cos bella!
Anche il nostro povero Leopoldo se ne era
innamorato e sono stato quasi contento quando
i suoi superiori l'hanno trasferito lontano
di qui in quel modo improvviso che c' parso
cos strano.
- S, quel povero ragazzo soffre di questa
sua passione che non pu essere che senza
speranza. La signora di Hakenau  troppo
superiore a noi per origine e, d'altra parte,
un figlio di gente onesta come lui non potrebbe
sposare la nipote d'un ladro che gli
porterebbe una dote cos male acquistata.
- S,  vero; non sarebbe possibile in nessuna
maniera. Ma Leopoldo, lontano da lei,
si consoler, spero. In quanto al principe,
sar ora molto occupato coi suoi ospiti e questo
cambier il corso delle sue idee. -
Infatti, al castello si stavano preparando
gli appartamenti per gli ospiti del principe.
Una domenica, di ritorno dalla Messa, la nipote
della signora Marta si ferm un momento
alla Casa delle Api, dicendo che non
poteva trattenersi perch aveva molta fretta.
- Ieri arriv la contessa di Hornstedt e
attendiamo tra qualche giorno la principessa
Cecilia, vedova del defunto principe Massimiliano.
Quella povera donna, colpita da
tante disgrazie,  rimasta molto commossa
dalla delicatezza: che il nuovo principe ha
avuto a suo riguardo e gli si  proprio affezionata:
ha rifiutato di rimanere ancora a
Goelbrunn, com'egli le chiedeva; per lo vede
spesso alla capitale dove trascorre l'inverno e
quest'anno verr a passar qualche giorno a
Hoendeck.  una signora molto simpatica!
Avremo poi il conte Athory, cugino preferito
di sua altezza, con sua moglie, una bella francese,
e poi il conte Marklein, giovane luogotenente
dei lancieri sempre allegro! Se riuscisse
almeno a cambiar l'umore del principe,
che ora  proprio tremendo!... Eppure
che cosa gli pu mai mancare? Dicono che
la giovane arciduchessa Maria-Clara non sogni
che lui, e che il sovrano sarebbe ben disposto
a favorire questo matrimonio. Che cosa
avrebbe da desiderare di pi! -
Conoscendo l'idolatria della zia per il giovane
principe, la nipote si aspettava una
esplosione di gioia da parte sua a questa
notizia; ma, con sua grande maraviglia, vide
invece il viso della vecchia farsi sempre pi
scuro mentre borbottava tra i denti:
- Sicuro... L'arciduchessa o un'altra! -
Myriam, che era occupata a ricamare nel
salotto accanto alla stanza da pranzo, dove
le due donne parlavano, non perse una parola
di tutta la conversazione.
Che ostacolo sono per lui! pens allora
la giovane con amarezza.
Un ostacolo ch'egli doveva detestare. Forse
per qualche tempo egli aveva ceduto alla
compassione che le avevano ispirato la giovinezza
e la solitudine di Myriam; ma ben presto
il suo carattere orgoglioso aveva ripreso
il sopravvento. Ora doveva rallegrarsi con se
stesso di aver rotto ogni relazione con quella
giovane donna che rappresentava un ostacolo
cos grave per lui. Le lacrime salirono agli
occhi di Myriam mentre pensava:
Mio Dio, se la mia piccola Rachele non
avesse bisogno di me, come vi benedirei di
mandarmi la morte per dare a lui quella libert
ch'egli desidera e renderlo felice!
 
Capitolo 5.

La contessa Sofa, il giorno dopo il suo
arrivo a Hoendeck, trov tra la sua corrispondenza
una lettera della sua figlioccia la
cui lettura le fece storcere un po' la bocca.
Veramente  una cosa un po'delicata,
mormor ripiegando macchinalmente la lettera.
Ma forse pu riuscire! Con gli uomini
non si sa mai! E poi quella cara ragazza 
tanto abile! Ma dove trover il coraggio di
parlarne a Gilberto? Mi pare in condizioni
di spirito cos poco buone in questo momento...
Molto perplessa, la signora di Hornstedt
scese gi con la speranza d'incontrare il nipote
e di giudicare dalla sua fisonomia se
fosse il caso di fargli la domanda di cui la
incaricava Carolina.
Il caso le fu propizio. Gilberto era sulla
terrazza e stava indicando al capo delle guardie
forestali i tagli da farsi tra gli alberi vicini
al castello che davano troppa umidit.
- Andate a fare una passeggiata, zia? -
domand questi gentilmente.
- No, ma ti cercavo per domandarti una
cosa... -
Il principe s'accrse subito della sua aria
imbarazzata.
- Accordatemi dieci minuti, per favore,
zia, e poi sono da voi. Dunque tutto  stabilito,
Marshall; segnerete gli alberi che vi
ho indicati e comincerete a farli abbattere
questa settimana stessa. Mi avete portato le
note informative su Leopoldo Gloster?
- S, altezza, eccole. -
Gilberto prese le carte che gli tendeva la
guardia e le percorse con lo sguardo.
- Insistete molto sul cattivo stato della
sua salute: questo gl' impedisce veramente
di fare il suo servizio?
- Molto spesso, altezza: mi parrebbe indispensabile
di prendere un sostituto. -
Il principe lo interruppe con un gesto.
- Non  il caso di parlare di ci: Gloster
manterr il suo impiego, ma voi gli concederete
tutti i permessi necessari. Poi, data la
sua numerosa famiglia, io gli raddoppio lo
stipendio. Una guardia prender il suo posto
fino a che la salute non gli permetter di
riprender servizio. Sappiate, poi, Marshall,
che quest'uomo sar sempre oggetto di una
particolare benevolenza da parte mia, e che
se sopravvenissero delle noie tra voi e lui
non esiterei a preferir velo. -
La guardia si fece rossa e balbett:
- Ma non c' niente tra noi; vostra altezza
pu esserne certo. -
Chi aveva dunque potuto informare il padrone
sulle piccole persecuzioni ch'egli faceva
subire a Gloster, di cui voleva il posto
per uno dei suoi protetti?... Chi aveva mai
parlato in favore della guardia al principe
che non s'occupava mai di quei particolari?
Congedando con un gesto Marshall, che
sembrava addirittura annientato, Gilberto si
volse alla contessa che aspettava un po' in
disparte, molto soddisfatta di vedere che il
principe quel giorno sembrava meno di cattivo
umore del solito.
- Sono a vostra disposizione, zia. Di che
si tratta?
- Ricevo in questo momento una lettera
della contessa di Sargen:  tornata ora da
Biarritz, e sta trascorrendo qualche giorno
a Rennbrau dai Govicz.  cos vicina a Hoendeck che avrebbe un
gran desiderio di rivedere questi luoghi da lei
tanto amati un tempo! -
Gilberto rise con ironia senza rispondere.
La signora di Hornstedt prosegu a occhi
bassi, sgualcendo la lettera che aveva tirata
fuori di tasca:
- Ma Carolina non osa venire senza un
invito, e teme che...
- Che io la metta alla porta? Non potrei
mai esser cos maleducato, credetelo! -
La contessa, un po'confusa dal tono ironico
del nipote, balbett:
- Ah, Gilberto! Noi sappiamo bene... io
so che tu sei troppo gentiluomo per... No,
no, non temo questo, ma solamente non vorrei
dispiacerti...
- Dispiacermi con che cosa? Vi confesso
che la sua presenza mi sar proprio indifferente.
Se vi fa piacere, potete scriverle che
voi l'attendete; voi, per, non confondiamo,
non io! -
La contessa lo ringrazi tutta contenta:
quel permesso, nonostante il tono con cui era
stato dato, le sembrava di buon augurio. Pi
tardi, i dolci ricordi suscitati da quel luogo
avrebbero fatto il resto, e Gilberto si sarebbe
lasciato commuovere da quel grande amore
che Carolina aveva confessato alla madrina
di nutrire per lui.
Dopo tutto, pensava la signora di Hornstedt
faccio bene ad aiutare quella povera
ragazza.  vero che mio nipote potrebbe
concludere un matrimonio molto pi brillante,
ma so che ha rifiutato anche le offerte
sovrane a proposito di un'arciduchessa. Rifiuto
incomprensibile e insensato, insensato
davvero! Ma allora, tanto vale che sia la
mia figlioccia a divenire la principessa di
Hornstedt piuttosto che un'altra!
La buona signora non avrebbe certo conservato
questa speranza se in quel momento
avesse potuto leggere nei pensieri di Gilberto.
Mentre questi ritornava nei suoi appartamenti,
pensava con beffarda soddisfazione:
Ah, la bella contessa vuol rivedere Hoendeck?
Che venga pure, che venga! Le far
ben vedere, giacch si ostina a non volerlo
capire, che l'antico Gilberto  ormai morto
e sotterrato, e che il Gilberto di oggi nutre
il pi grande disprezzo per le civette false
e ambiziose come lei!
Sulla scrivania del suo studio si trovava
una lettera chiusa col sigillo sovrano: era
una lettera scritta di pugno del sovrano stesso
che ne indirizzava spesso al principe di Hornstedt.
Guardandola, Gilberto ebbe un sorriso
pieno d'ironia. Pensava ai tardi rimpianti
di Carolina e s'immaginava i propositi che
quell'anima falsa e ambiziosa doveva fare
per cercar di riconquistare l'uomo un giorno
da lei disprezzato e divenuto ora il favorito
della Corte; un uomo immensamente ricco
e potente. Aveva dovuto piangere pi d'una
volta di rabbia e di disperazione, la bionda
Carolina!
Anche lei  come tutte le altre! pens
Gilberto con disprezzo. False e commedianti
tutte!... Soltanto una  invece tutta franchezza
e candore; quella non conosce n ambizione
n civetteria, ne son sicuro. Oh, Myriam,
mia pura e incomparabile Myriam!
Cominci a passeggiare in su e in gi per
lo studio, nervosamente. Dopo la scena con
Myriam, egli aveva cercato di vincere l'amore
ispiratogli da questa donna che l'aveva
tanto colpito nel suo orgoglio. Si dava di
pazzo per essere uscito da quella linea di
condotta che s'era prefissa al momento del
matrimonio con Myriam: avrebbe dovuto
lasciar nella solitudine la figlia del conte
Wrmstein e di Salom Onhacz; cos la sua
bella giovinezza sarebbe sfiorita a poco a
poco, mentre egli avrebbe seguitato a condurre
quell'esistenza tanto brillante in apparenza
e cos triste in realt. La vita era
vuota per lui, ora che aveva conosciuto la
donna ideale e l'aveva amata con tutto il
fuoco del suo cuore ardente che conosceva
per la prima volta il vero amore.
Ma pi il principe cercava di scacciare il
ricordo di Myriam, pi questo si faceva insistente
e lo riempiva di turbamento. Il fiero
contegno della giovane donna, quell'energia
morale ch'essa aveva dimostrato nonostante
il suo dolce carattere, aumentavano in lui la
stima ch'ella gli aveva gi ispirato e rendevano
ancora pi forte la sua passione.
Myriam aveva avuto il coraggio di opporsi
alle sue pretese perch le sembravano ingiuste
e gli aveva risposto con dignit, senza
curarsi della sua irritazione che, di solito,
tutti temevano. Per questo, quella giovane
gli era divenuta anche pi cara: ora non
pensava pi che a rivederla al pi presto e
a chiederle perdono, lui, l'orgoglioso principe
di Hornstedt, perch s'era accorto di
non poter ormai pi vivere senza di lei.
Ma da quando la conosceva meglio, Gilberto
sentiva una nuova stima per Myriam,
e si domandava con perplessit se ella avrebbe
mai accettato la condizione ambigua che egli
voleva proporle.
Del resto, anche a lui, ora, ripugnava
quella soluzione sulla quale s'era arrestato
prima.
Non c'era dunque che una maniera: far
conoscere a tutti Myriam sotto il nome di
principessa di Hornstedt. Ma a questa idea
l'anima di Gilberto si ribellava ancora: no,
non poteva giungere a tanto! Myriam avrebbe
certamente compreso e fatto questo sacrificio
per lui.
S, certo, se lo amava...
Qualche volta negli occhi di Myriam gli
era parso di leggere l'amore: ma la sua
freddezza abituale lo faceva poi dubitare di
nuovo. Nell'ultimo loro colloquio, da alcune
parole aveva compreso che la giovane provava
del rancore per lui.
Ah, no, non era certo una donna comune
quella Myriam, e non si sarebbe lasciata mai
lusingare dal lusso n si sarebbe inorgoglita
d'essere stata scelta da uno degli uomini pi
ricercati e adulati d'Europa. Non aveva mai
mostrato di essersi accorta dell'ammirazione
appassionata di cui era oggetto: sembrava
piuttosto che le sue attenzioni la seccassero
un poco. Bisognava dunque concludere che
essa non provasse per lui che indifferenza,
se non antipatia addirittura.
Ma voleva accertarsene: sarebbe tornato
da lei quel giorno stesso. Aveva troppa nostalgia
di quegli occhi, di quel sorriso, di
quella voce! Vicino a lei, egli si sentiva un
altro, pi buono, pi generoso, privo di
quella ironia che di solito non l'abbandonava
mai. S, Myriam l'avrebbe rivisto, non pi
come il padrone che vuole imporre la sua volont,
ma come un uomo che riconosce i suoi
torti e vuol cercare di riparare con tutti i
suoi mezzi.
Un'ora pi tardi, Dorotea, la domestica
della signora Marta, fece passare il principe
nel salottino dove Rachele si trovava sola.
La bambina lo accolse con un'esclamazione
di gioia:
- Credevo proprio che non sareste ritornato
pi!
- Sono stato molto occupato, mia piccola
Rachele; ma ora eccomi qua! Come state?...
- Un po' meglio, altezza. Ma mi dispiaceva
tanto di non vedervi pi!
- Povera Rachele! - disse il principe accarezzandole
il visino. - Spero, cara, che
ora non resteremo pi tanto tempo senza vederci.
Ma vostra sorella  uscita?
- No:  in giardino dove sta cogliendo
dei fiori per la chiesa. Ora dico a Dorotea
di chiamarla.
- No, no, vado io. A tra poco, cara! -
Apr la porta che dava sul giardino e si
allontan di passo svelto lungo gli stretti
sentieri. Il giardino era pieno dei fiori preferiti
dalle api, perch la signora Marta da
due anni aveva rimesso su gli alveari di un
tempo.
Era un vecchio giardino con delle piante
di bossolo per bordure, un vialetto di carpini
e parecchie specie di peri nani. L'aria,
molto calda in quel pomeriggio, era piena
dei profumi penetranti che si sprigionavano
dalle corolle dei fiori intorno alle quali ronzavano
le api industriose.
A un tratto Gilberto si ferm: il vialetto
volgeva un poco verso un roseto; Myriam
era l, intenta a cogliere dei fiori, indossava
un semplice vestito di mussola verde che faceva
risaltare ancor pi la sua bellezza;
il sole batteva sulla sua maravigliosa capigliatura
intrecciata mollemente sulla nuca,
mettendovi dei riflessi d'oro. In quel momento
sembrava anche pi giovane e pi
bella, e Gilberto si ferm a contemplarla
senza parlare. Ma, a un tratto, Myriam volse
la testa e lo vide: un'esclamazione mor sulle
sue labbra; divenne rossa, e il piccolo cestino
pieno di fiori che essa teneva in mano le
cadde per terra.
Gilberto le fu subito vicino e le disse:
- Scusatemi, vi ho fatto paura? -
S'interruppe vedendo le lacrime che le
riempivano gli occhi.
- Che c'? Perch piangete?... - le domand
con ansia, prendendole la mano che
tremava.
- Oh, pensavo ai miei poveri amici Oldrecht
e al buon dottor Blck che sono tanto
disgraziati!
- Che  mai accaduto loro?
- Il fidanzato di Valeria, un giovane bravo
e onesto, si  trovato compromesso in un
brutto affare di denaro in cui invece non
entra affatto. Uno dei suoi superiori che lo
odia ha gettato la colpa su lui:  un uomo
assai potente che ha fatto sempre il possibile
per nuocere al povero Lodovico Marlbach.
Questi non  colpevole che di un' imprudenza,
come risulta dalle informazioni
che il dottor Blck  riuscito a procurarsi.
- Ma deve poterlo provare...
- Lo tenta, ma gli  difficile lottare contro
l'accanimento del suo accusatore. I miei poveri
amici sono molto inquieti e io piangevo
pensando al dolore di Valeria. -
E di nuovo i suoi occhi si riempirono di
lacrime.
Gilberto si pieg verso di lei e le disse commosso:
- Non piangete pi, Myriam! Mi occuper
io di questa faccenda e se quel giovane  innocente,
come spero, uscir senza macchia da
questo brutto affare. -
Uno sguardo riconoscente si pos su lui.
- Voi farete questo? Come son contenta!
Ma allora Marlbach sar salvo di certo!...
Come vi ringrazio! -
E con un gesto spontaneo, gli tese la mano.
Gilberto s'inchin e appoggi a lungo le labbra
su quella manina.
- Perch non me l'avete chiesto, Myriam? -
domand avvolgendola in uno sguardo appassionato.
- Perch mi avevan detto che non vi sareste
mai occupato di queste cose, - mormor
la giovane donna abbassando gli occhi
un po' turbata.
- Infatti,  cos: ma lo far volentieri per
voi e un po' anche per il buon dottor Blck.
Ho saputo ieri che  malato; non ha niente
di grave, spero?
- No, sta gi meglio, per fortuna.
- Andr a trovarlo uno di questi giorni...
o meglio oggi stesso, e cos gli dir che il suo
futuro nipote non avr nulla da temere, se
 veramente innocente di ci di cui si accusa.
E ora che vi vedo consolata, veniamo
all'oggetto della mia visita: l'ultima volta
che vi vidi, Myriam, fui duro e violento. Vi
ho poi serbato a lungo rancore per la vostra
ribellione alla mia volont e per le vostre
parole cos fiere ma... cos giuste!
- Forse, anch'io, non misurai abbastanza
le mie parole, - replic Myriam arrossendo.
- No, no, avevate ragione! Non cercate
delle scuse per discolparmi: riconosco che
non avevo il diritto di ordinare e che dovevo
soltanto pregarvi... -
Myriam credette che egli volesse chiederle
ancora di rinunziare a quel lavoro, e quel
giorno, siccome si sentiva debole sotto lo
sguardo dolce e affascinante di lui, ebbe paura
di cedere e s'irrigid in un atteggiamento
di fredda fermezza, rispondendogli un poco
bruscamente.
- No,  impossibile! Vostra altezza deve
comprendere che... -
Ma il principe la interruppe con impazienza:
- Per carit, non mi date dei titoli cos
cerimoniosi quando siamo soli! Chiamatemi
soltanto Gilberto e riserbate il resto per le
occasioni in cui ci troveremo in presenza di
estranei! -
Ma la giovane replic con freddezza guardandolo
duramente:
- Siccome io so di aver poca disposizione
a fare la commediante, non vorrei in quell'occasione
dimenticare la mia parte. -
Gilberto trasal a queste parole, e la sua
mano strinse il polso di Myriam.
- Avete proprio deciso d'esasperarmi? Ma
che volete dunque da me? -
Una maraviglia unita a un po' di spavento
apparvero sul viso di Myriam.
- Ma io non vi chiedo nulla! - disse.
- O forse s, altezza, - aggiunse a un tratto
decisa - ho da chiedervi davvero qualcosa.
 tanto che vorrei da voi un' informazione:
ditemi, perch mio padre e il vostro ci imposero
questo matrimonio? -
Gi la collera di Gilberto era svanita: la
sua mano rallent la stretta senza abbandonare,
per, il polso di Myriam.
- Dovete ancora perdonarmi!... Ma non
sono ancora abituato a esser contraddetto, e
nessuno osa mai farmi un rimprovero. Per
rispondere ora alla vostra domanda, vi ripeter
ci che mi disse mio padre morente. -
Myriam, con gli occhi fssi sul canestro che
giaceva ancora a terra, ascolt senza parlare
il racconto di Gilberto. Quando questi ebbe
finito, visibilmente commossa, disse senza alzare
gli occhi:
- S, lo capisco ora; fu una cosa terribile
per voi! -
La sua mano si trov a un tratto imprigionata
tra quelle di Gilberto e una voce ardente
le sussurr:
- Perch non vi conoscevo, Myriam! Ma
ora, non  pi cos! -
Con un movimento brusco, la giovane liber
la mano, e, indietreggiando di qualche
passo, pallida e con gli occhi scintillanti di
orgoglio, domand con accento di sfida:
- E perch non dovrebbe esser pi cos,
altezza? Io sono ancora oggi come allora la
nipote di Eleazaro Onhacz; non ve lo dimenticate! -
Anche Gilberto impallid, e, involontariamente,
indietreggi come lei di qualche passo.
Nei begli occhi neri che lo guardavano
pass un'ombra di dolore, e la bocca fremente
si pieg in un sorriso pieno di malinconia.
Ma in quel momento Gilberto si lasci sfuggire
un moto di collera: la signora Marta
col viso inquieto e contrariato era apparsa
a una svolta del viale.
- Che volete, Marta? Che cosa venite a
fare? - le domand con tono irritato.
La vecchia si ferm rossa in viso, come inchiodata
al suolo alla dura apostrofe.
- Venivo ad aiutare la signora di Hakenau... a vedere se...
- La signora di Hakenau non ha nessun
bisogno di voi dal momento che ci sono qua
io. Farete bene un'altra volta ad aver pi discrezione
e a non dimenticare con chi avete
a trattare. -
Le parole uscirono brevi e taglienti dalle
labbra di Gilberto e, sotto lo sguardo irritato
del padrone, la vecchia sembr annientata.
- Non dovete rimproverarla; la signora
Marta, senza dubbio, non sapeva che sua altezza
fosse qui, - disse Myriam impietosita.
Il viso di Gilberto si rischiar subito alle
buone parole di Myriam.
- Ammettiamo che sia andata cos! Non
fate dunque codesto viso afflitto, Marta, e
tornatevene alle vostre faccende. -
Al gesto di commiato che accompagn queste
parole, la vecchia fece un profondo inchino
e si allontan precipitosamente.
Myriam si pieg per raccogliere le rose
sparse in terra, ma Gilberto la ferm con
un gesto.
- Lasciate che le raccolga io. -
Mentre Gilberto raccoglieva i fiori, Myriam
seguit con gesto meccanico a coglierne
degli altri. Ma presto egli le fu vicino col
cestino di nuovo pieno.
- Ecco riparato al malestro che avevo cagionato
col mio arrivo improvviso. Volete
che ne colga ancora?
- Ho bisogno solo di qualche altra rosa.
- Datemi le vostre forbici e indicatemi
quelle che volete. Ecco, per esempio, questa
stupenda rosa bianca. -
E con un colpo secco le forbici tagliarono
il gambo del fiore.
- Oh, quella no, per carit! - disse Myriam.
- La signora Marta non vuole che si
colgano queste rose alle quali tiene molto.
- Non vuole? Si permette forse di rifiutarvi
qualcosa?
- Sono io che mi astengo dal farlo perch
so che le darei un dispiacere. -
Gilberto sorrise con un po' d'ironia mentre
il suo sguardo s'illuminava di quella fiamma
ardente che commoveva e turbava tanto profondamente
Myriam.
- Le direte che l'ho clta io e se ne consoler
subito! E le direte pure che  stata
colta per voi. -
E, prima che Myriam avesse potuto fare
un movimento, egli le aveva infilato nella cintura
il gambo del fiore. Poi, toltosi il cappello,
si allontan in fretta.
In quello stesso pomeriggio, la famiglia
Oldrecht ricevette la visita del principe di
Hornstedt. Questi fu gentile con tutti e particolarmente
col dottor Blck; poi disse a
Valeria che, avendo saputo dalla signora di
Hakenau delle noie del suo fidanzato, si sarebbe
occupato lui stesso dell'affare e avrebbe
difeso Lodovico.
- Non vi affliggete dunque pi, signorina,
- disse rivolgendosi a Valeria che era tutta
contenta e maravigliata. - Questa storia
finir bene per il vostro fidanzato, ne son sicuro. -
Quando, un poco pi tardi, le ragazze si
furono ritirate in camera, il dottore, rimasto
solo con la nipote, disse un po' pensieroso:
- Dunque il principe ha rivisto la signora
di Hakenau. Speravo che avesse avuto la
saggezza di allontanarsi, ma invece... Dovevo
pensare infatti che il fascino di quella
donna  troppo forte.
- Bisogner che l'avverta uno di questi
giorni, - disse la signora Oldrecht. -  un
dovere per me, data la sua et e la sua inesperienza. -
Sulla via del ritorno, il principe, assorto
nei suoi pensieri, allent le briglie ai cavalli.
Il cameriere che l'accompagnava raccont
la sera agli altri domestici:
- Sua altezza sembrava molto distratto e
preoccupato, oggi. Per fortuna, le bestie conoscono
la strada, altrimenti non mi sarei
sentito punto tranquillo specie nel punto vicino
alle cave. -
Claudia, la cameriera della contessa Sofia,
sorrise con furberia.
-  facile indovinare il motivo della sua
distrazione. Il nostro padrone pensava a un
paio di begli occhi! Occhi davvero splendidi,
non c' che dire!
- Quella bella signora che abita vicino al
parco? - sussurr il cameriere. - L'ho vista
l'altro giorno. S,  proprio bella! E voi
credete che il principe... -
Murken, il cameriere particolare del principe
che il favore del padrone investiva di
una grande autorit sul resto dei domestici,
li interruppe con tono perentorio.
- Non vi occupate di quanto pu fare o
pensare sua altezza. Ricordatevi che al principe
non piacciono le chiacchiere e che se ti
avesse sentito ora, Carlo, il tuo conto sarebbe
gi regolato. -
Carlo abbass il viso senza replicare, mentre
Claudia rispondeva con una strizzatina
d'occhi piena di malizia:
- Oh, Murken, vorreste che fossero tutti
discreti come voi? -
 
Capitolo 6.

La signora di Hornstedt, senza perder tempo,
aveva risposto subito a Carolina; questa
doveva esser gi pronta per la partenza perch
arriv dopo qualche giorno nel medesimo
tempo di Cecilia di Hornstedt.
L'accoglienza affettuosa che Gilberto dimostr
a quest'ultima fece risaltare ancor pi
l'indifferenza con la quale accolse la sua
amica d'infanzia: le spieg chiaramente subito,
mantenendosi tuttavia gentile da persona
educata qual era, ch'essa era l'invitata
di sua zia e non la sua. Per questo, Carolina,
quando rimase sola con la madrina, le si
gett al collo dicendole tra le lacrime:
- Non vuol dimenticare! Oh, come sono
disgraziata, cara madrina!
- Via, non ti disperare, cara!... Un uomo
col suo carattere non pu cedere subito, devi
capirlo; ti sar necessaria molta abilit, molta
dolcezza e molta umilt per arrivare a
farti perdonare. Ma tu finirai col vincere,
bambina, e sarai principessa di Hornstedt!
- Ah, possiate dire il vero! - mormor
Carolina con gli occhi scintillanti.
Che brillante avvenire! Tutte le soddisfazioni
di lusso e di amor proprio che una
donna pu desiderare si riunivano in quel
matrimonio. E questa volta l'ambizione si sarebbe
trovata d'accordo col cuore: infatti,
pi Gilberto si mostrava freddo con lei e pi
Carolina sentiva aumentare la sua passione
per lui. S, certo, verrebbe un giorno in cui
essa si sentirebbe la pi felice delle creature,
quando Gilberto le avrebbe detto:
Vi perdono, Carolina, e vi amo come una
volta.
Dopo essersi consolata con questi bei sogni,
la contessa di Sargen scelse con cura il vestito
che doveva indossare quella sera per il
pranzo, perch Gilberto aveva un gusto molto
sicuro e molto raffinato, ed essa non voleva
rischiare di offenderlo. Quando si vide nel
suo vestito bianco vaporoso, guarnito di trine,
la bella contessa ebbe un sorriso di soddisfazione:
per quanto difficili potessero essere
i gusti del principe di Hornstedt, non
avrebbe potuto negare che la sua amica d'infanzia
era, dopo tutto, una bella dama.
Mentre Carolina, soddisfatta, del suo giudizio
lusinghiero, si agganciava ai polsi degli
splendidi braccialetti, regali del defunto
principe di Storberg, entr la contessa Sofia
tutta rossa e agitata.
- Che cosa vi  accaduto, cara madrina?
- le domand Carolina.
La contessa accenn con gli occhi alla cameriera.
- Non ho pi bisogno di voi, Marietta, -
disse Carolina. - Tornerete dopo qui a mettere
in ordine. -
Uscita la cameriera, Carolina si avvicin
alla contessa che si era abbandonata in una
poltrona.
- Dunque che cosa c'?
- Claudia mi ha detto ora certe cose...
Ti ricordi di quelle bambine di cui mio cognato
aveva preso la tutela, poco tempo prima
di morire?
- Le piccole Wrmstein?... Le nipoti di
quell'usuraio?
- Loro appunto! Dopo la morte del padre,
Gilberto, non volendo occuparsi di una
simile tutela, l'affid a Glotz. Pare, invece,
che quest'anno abbia avuto l'idea di riprender
tale tutela, quella della pi giovane, soltanto,
per, perch la maggiore si  sposata
ed  vedova: a proposito, non si sa niente chi
fosse questo signor di Hakenau, marito della
maggiore, n dove e quando sia avvenuto
questo matrimonio. Le due sorelle vivono con
la signora Marta, e il principe, da quando 
venuto qui, va spesso alla Casa delle Api.
- Com' questa donna? - domand Carolina
che era divenuta pallida.
- Claudia dice che non pu esistere una
donna pi bella! - mormor la signora di
Hornstedt con accento disperato.
Una luce di collera attravers gli occhi di
Carolina che raddrizz subito la testa, dicendo
risolutamente:
- Mi sento pronta a lottare con chiunque!
Ammesso pure che Gii... che il principe di
Hornstedt abbia concepito qualche inclinazione
per quella nipote di un ladro, ci che
non  d'altra parte provato, io non ho paura
di nulla.
- Tuttava, questa idea di farsi tutore
della minore...
-  un' idea qualunque. Bisognerebbe cercare
d'interrogare la signora Marta, madrina:
nessuno pu sapere le cose meglio di lei.
- Quella vecchia non dice mai ci che si
vuole; non c' da fare assegnamento su di
lei, bambina mia.
- Vedremo: pure, cercher di vedere questa
donna per giudicare se Claudia non ha
esagerato. Forse domani alla Messa... -
Ma Carolina, all'entrata e all'uscita della
seconda Messa, cerc invano la sua presupposta
rivale. Nell'estate Myriam aveva l'abitudine
di assistere alla prima Messa e non
avrebbe certo cambiato le sue abitudini sapendo
che gli ospiti di Hoendeck sarebbero
venuti alla seconda Messa. (Il principe, data
la brevit del suo soggiorno al castello, non
aveva giudicato necessario far venire un cappellano.)
Ma c'era Rachele con la signora Marta e
fu notato il saluto affettuosamente amichevole
rivolto da Gilberto alla bambina che
usciva tra Valeria e Annetta, dirigendosi
verso la casa del dottor Blck.
Carolina domand al principe:
- Non sarebbe, per caso, quella la piccola
Wrmstein che incontrammo un giorno con
la sorella? -
Gilberto, fermo vicino all'automobile nella
quale aveva condotto fin l parte dei suoi
ospiti, discorreva col conte Athory e con sua
moglie, arrivati il giorno prima insieme col
conte Marklein, allegro ufficiale dei lancieri,
che per il suo carattere franco e gaio aveva
il dono di piacere al principe di Hornstedt.
Questi, alla domanda di Carolina, rispose laconicamente:
- S,  lei, infatti.
- Mi sembrava di riconoscerla:  sempre
gobba poverina! E sua sorella?
- Oh, la sorella non  gobba davvero! -
rispose tranquillamente il principe.
- Non ne dubito! -
Appena sfuggitale questa risposta, Carolina
avrebbe dato qualsiasi cosa al mondo
per poterla ritirare. Il principe la fiss con
uno sguardo sorpreso e beffardo, e le domand
in tono sarcastico:
- Perch non ne dubitate, signora?
- Ma..., perch, infatti, non aveva niente
di anormale un tempo, e ora dovrebbe esser
diventata piuttosto bella. -
Come se non avesse neanche udito, Gilberto
si volse verso la contessa Cecilia che si
trovava a pochi passi di distanza, accanto
alla signora di Hornstedt, e le disse:
- Venite in automobile con me, cara cugina?
Voglio farvi vedere il mio parco.
- Molto volentieri, Gilberto, - rispose
quella con un sorriso che illumin il suo
dolce viso, di solito tanto triste.
- E voi, Gabriella, salite con noi? - domand
Gilberto alla contessa Athory che stava
esaminando l'antica facciata della chiesa.
- Ben volentieri! Sar deliziosa una passeggiata
in automobile nel parco. Venite
anche voi, Matteo?
- Scusatemi, cara, ma Marklei ed io abbiamo
intenzione di salire alle rovine del castello
per godere la veduta.
- Libert completa! - disse il principe.
- Qui non guardiamo all'etichetta. Naturalmente
voi non lascerete la vostra madrina,
signora? -
Prima che Carolina potesse rispondere, la
signora di Hornstedt protest con vivacit:
- Oh, non  necessario che Carolina si
privi per me d'una distrazione! Mi dispiacerebbe
troppo!
- Ma, poich la signora  venuta qui proprio
per voi, non vorremmo impedirvi di godere
il pi possibile della sua presenza. Non
 vero, signora? -
Quanta ironia c'era nello sguardo che egli
diresse alla giovane vedova!
Carolina fremette di collera contenuta, ma
rispose con un dolce sorriso:
- Certo, mi dispiacerebbe di perdere anche
uno solo degli istanti gi troppo brevi che
passo accanto alla mia cara madrina! -
Quando, per, l'elegante automobile guidata
da Gilberto si fu allontanata, e la piccola
macchina si fu avviata a sua volta sopra
una via deserta della foresta, Carolina non
nascose alla contessa Sofia la sua profonda
disperazione.
- Avete visto come mi tratta? Ieri sera
non mi ha rivolto tre volte la parola! -
La contessa cerc di consolarla, ma in fondo
era un po' inquieta anche lei sulla riuscita
dei tentativi matrimoniali della figlioccia.
Quando Gilberto e le sue compagne tornarono dalla loro passeggiata, videro sulla
grande terrazza del castello un bellissimo
quadretto: la contessa Sofia, distesa mollemente
sopra una poltrona, ascoltava la lettura
che le faceva Carolina, elegantissima
nel suo fresco vestito color di rosa.
- Ho visto con vero piacere una parte di
questo parco maraviglioso! - disse la contessa
Cecilia sedendosi vicino alla signora di
Hornstedt. - Capisco bene come mio cugino
ami tanto questo posto, nonostante il suo
aspetto austero. Ma come mai per diversi
anni lo avete trascurato, Gilberto?
- S, me n'ero un po' disinteressato: ma
durante il breve soggiorno che ho fatto qui
in marzo, quest'anno, il fascino della mia
vecchia foresta mi ha ripreso e quest'estate
la maga mi ha irresistibilmente attirato all'ombra
dei suoi alberi. -
Gilberto, parlando, aveva un sorriso enigmatico
che rese inquieta Carolina.
- Speriamo che non vi tenga qui incantato
per sempre, altezza, questa cara foresta... -
Carolina aveva parlato con quel tono deferente
ch'essa prendeva sempre quando si
rivolgeva a Gilberto.
- Chi lo sa! - rispose questi beffardo.
- Ora mi tiene e forse non mi lascer pi!
- E cosa dir sua maest? - domand la
contessa Athory. - Il nostro sovrano non
rinuncer tanto volentieri a un uomo in cui
ripone un'illimitata fiducia.
- Dimenticate, cara cugina, che io sono
l'indipendenza personificata, e che tutti i desidera
e anche gli ordini sovrani stessi, non
mi smoverebbero quando avessi preso una
risoluzione.
- Oh, sappiamo bene che voi non siete un
cortigiano e ce ne rallegriamo con voi.
- S, Gilberto  molto fiero, - disse la
principessa Cecilia.
I suoi dolci occhi azzurri, stanchi e cerchiati
per le troppe lacrime versate, si posarono
sul giovane con simpatia.
- Ma la sua  una fierezza ben lecita e
degna, anzi, di approvazione, - aggiunse
- perch dimostra un carattere nobile e coraggioso.
Ah, ecco i nostri due alpinisti! -
Il conte Athory e Marklein erano apparsi,
infatti, a una svolta del viale. Quando furono
a pochi passi dalla terrazza, Gilberto grid
ridendo:
- Che aspetto agitato avete, Marklein!...
Avreste, per caso, incontrato la strega che
abita, come assicura la gente del luogo, tra
le rovine del vecchio Hoendeck?
- Una strega? No, davvero! Vostra altezza
non ha indovinato! Una fata, piuttosto;
s, una fata di una bellezza soprannaturale,
una vera maraviglia, un sogno!
- Che entusiasmo!... - esclam Carolina
scoppiando in una risata.
- Domandate al conte Athory se non dico
il vero, signore. Egli l'ha vista come me...
- Davvero; e non esagera affatto nel descrivervela
cos. Abbiamo visto la nostra
bella sconosciuta vicino alle rovine del castello:
anzi, la cosa mi  parsa molto imprudente,
perch tutto lass minaccia di
crollare da un momento all'altro, Gilberto.
- Aveva dei capelli rossi, ma di un oro
fiammante, cos maraviglioso!... - continu
l'altro con entusiasmo. - Un colore ideale!
E che occhi!... Non potete immaginare l'impressione
che ci ha prodotto l'apparizione di
quella figura tutta vestita di rosa pallido, in
mezzo a quelle vecchie pietre su cui batteva
il sole!
- Ne siete rimasto addirittura incantato,
Marklein! - disse allegramente la contessa
Athory. - Vorrei proprio vedere anch'io coi
miei occhi questa maraviglia. Ma gi, voi,
cugino, come signore del paese, dovreste certamente
sapere chi ! -
Il principe aveva trasalito alla descrizione
fatta dal suo giovane ospite; ma poi era tornato
impassibile. Alla domanda della contessa,
rispose laconicamente:
- Non conosco gli abitanti di Gleitz.
- Oh, ma quella non pu essere una del
villaggio! Se aveste visto con quanta grazia
aristocratica ha risposto al nostro saluto,
nonostante fosse molto sorpresa e intimidita
della nostra apparizione! -
La contessa Sofia, che aveva scambiato
un'occhiata con Carolina, disse in tono sdegnoso:
- Credo che si tratti di quella specie di
avventuriera, della signora di Hakenau. -
Gilberto si volse verso di lei con un movimento
brusco:
- La signora di Hakenau non  davvero
un'avventuriera, ma una giovane degna di
tutto il rispetto! E se  di lei che si tratta,
Marklein, vi assicuro che le sue doti morali
sorpassano anche il suo fascino fisico. -
La contessa Sofia, vinta, abbass gli occhi
sotto lo sguardo irritato del giovane. Il conte
Athory, al nome di Hakenau, aveva avuto
un sussulto di sorpresa. Carolina, invece, era
divenuta pallida e dov fare appello a tutta
la sua scienza mondana per non mostrare il
suo turbamento.
- Vostra altezza la conosce dunque?... -
domand il conte Marklein.
- S, - rispose brevemente il principe -
sono il tutore di sua sorella.
-  vedova?... - domand la contessa
Athory con curiosit, avendo notato l'atto
del marito e maravigliandosi che il principe
prendesse con tanto calore le difese di quella
sconosciuta.
- No.
- Ma come? - balbett la contessa Sofia.
- M'avevan detto...
- Ebbene, si sono sbagliati, ecco tutto,
zia. Suo marito  vivo e vegeto e non ha nessuna
intenzione di morire.
- Ma che cosa fa? Lo conoscete? - domand
la contessa Athory.
- S, un poco.  un povero cieco che aveva
troppo a lungo ignorato il valore del tesoro
che Dio gli aveva dato: ma alfine ha aperto
gli occhi, grazie al Cielo!
- Quella povera donna dunque era stata
abbandonata?... - domand il giovane ufficiale.
- S, ma ora tutto  finito, - disse Gilberto
con fermezza.
- Dunque  ritornato da lei? Ma che tipo
d'uomo era mai quello?
- Un uomo come gli altri, mio caro, -
rispose il principe brevemente, aprendo il
portasigarette che aveva tirato fuori di tasca.
Con voce un po' ironica, Carolina disse:
- No, non proprio come tutti, perch infine
non tutti avrebbero avuto il coraggio
di sposare la nipote di Eleazaro Onhacz! -
Per qualche minuto il viso di Gilberto divenne
pallidissimo e suo cugino Matteo si
appoggi con un movimento cos brusco al
tavolino che gli era vicino che quello scricchiol.
Ma quasi subito il colore torn sul viso del
principe, e la sua voce si alz dura e tagliente:
- Credo che un uomo onesto non abbia
fatto male a sposare la contessina Myriam
Wrmstein le cui rare qualit morali compensano
facilmente l'indegnit del nonno e
gli errori del padre.
- E cos non avrebbe fatto male neanche
ad adoprare quel denaro guadagnato dal
bravo usuraio?... - domand Carolina con
una risatina cattiva.
Uno sguardo pieno di disprezzo si pos su
di lei.
- Il marito della signora di Hakenau non
ha mai toccato quel denaro, e non lo adoprano
pi neanche la signora e sua sorella da
quando ne conoscono la provenienza: quelle
due creature sono dotate di una grandezza
d'animo e d'una elevatezza tale da poter far
invidia a parecchie donne che pure non hanno
un Eleazaro nella loro famiglia. Venite
con me a fumare una sigaretta, Marklein?
E anche tu, Matteo? -
Gilberto, molto calmo in apparenza sebbene
i suoi occhi mostrassero l'interna violenta
agitazione, si volse al cugino e al giovane
ufficiale. Tutt'e due acconsentirono e
seguirono il principe fuori della terrazza.
Carolina torn quasi subito in camera sua
col pretesto di dare un ordine alla cameriera;
ma quando fu sola, si butt su una poltrona
e si abbandon a una crisi di disperazione.
Aveva coscienza di aver commesso uno
sbaglio enorme e di aver offeso in un certo
modo il principe: che c'era dunque tra quella
giovane donna e lui, perch egli ne prendesse
a tal punto le difese da considerare come trascurabile
anche la sua origine materna?
E cos'era la storia di quel misterioso marito,
conosciuto soltanto da lui, che aveva
abbandonato la moglie e ora tornava tutt'a
un tratto? Perch allora la signora di Hakenau si era fatta
passare per vedova?
Bisogna che sappia la verit!... pens
Carolina torcendo il fazzolettino nel quale
aveva affondato prima con rabbia i denti.
Ma prima di tutto bisogna che io veda questa
donna le cui doti morali sorpassano il
fascino fsico. Con che calore l'ha detto, lui
che disprezza sempre tutte le donne!
 
Capitolo 7.

L'aria quella mattina era di un'insopportabile
pesantezza. Nel cielo di un azzurro
troppo cupo salivano dei nuvoloni neri che
facevan presagire per il pomeriggio uno di
quei temporali spaventosi che scoppiavano
ogni tanto in quella regione.
Seguita da Al, Myriam, un po' stanca,
camminava lentamente per la strada in mezzo
alla foresta: ritornava dai Gloster che
aveva trovati tutti contenti perch il principe
aveva aumentato alla guardia lo stipendio e
gli aveva dato una licenza fino a che non si
fosse completamente ristabilito. Il capo delle
guardie forestali, poi, che prima lo trattava
con tanta arroganza e ingiustizia, ora si mostrava
tutto zucchero e miele con lui.
La moglie di Leopoldo Gloster aveva chiesto
a Myriam:
- Chi mai avr parlato in favor nostro a
sua altezza? Siete stata voi, non  vero? -
Myriam aveva risposto di no, ma poi si era
ricordata che un giorno Rachele e lei avevano
parlato davanti a Gilberto della triste
condizione dei Gloster. Allora non le era
parso ch'egli vi avesse prestato troppa attenzione,
ma ora si accorgeva di essersi sbagliata.
Egli sapeva esser buono, molto buono,
quando voleva, quando l'orgoglio non prendeva
il sopravvento su lui. Anche la famiglia
Oldrecht, per merito suo, era pi tranquilla,
ora, e piena di buone speranze sull'esito dell'inchiesta
del loro caro.
S, egli possedeva davvero delle nobili qualit.
Un sentimento di rimpianto serr il cuore
di Myriam: giacch essa doveva vivere separata
da lui, sarebbe stato meglio per lei se
non avesse conosciuto mai un Gilberto affascinante
e buono e fosse rimasta sotto l'impressione
dell'uomo ingiusto e violento d'un
tempo. Cos non avrebbe provato ora tanto
dolore al pensiero che presto egli si sarebbe
allontanato da Hoendeck e forse per sempre.
A un tratto Al, che trotterellava vicino
alla sua giovane padrona, abbai con gioia e
si slanci verso una persona che era apparsa
alla svolta del sentiero.
- Siete voi, signora Oldrecht?... - disse
Myriam. - Siete stata dalla zia Anna? Come
sta?...
- Mi pare che vada perdendo un po' di
forze, ma  sempre allegra e contenta.
- E il dottore?
- Sta molto meglio, grazie al Cielo! Stamattina
era proprio contento, e noi con lui
naturalmente. Sua altezza gli ha scritto un
biglietto per fargli sapere che tutto si mette
bene per l'affare di Lodovico e che non c'
pi da stare inquieti. Potete immaginarvi la
gioia della mia Valeria!
- Oh, come ne son contenta!... - disse
Myriam commossa.
- Questa gioia, noi la dobbiamo a voi in
gran parte... perch infine siete stata voi che
avete parlato al principe.
- Io gli ho esposto semplicemente il caso,
ma  stato lui stesso che s' offerto di occuparsene.
- S, certo... -
Ma la signora Oldrecht sembrava un poco
imbarazzata: per qualche minuto cammin
senza parlare vicino a Myriam, tormentando
con mano nervosa il manico dell'ombrello.
Poi, come se a un tratto si fosse decisa, alz
gli occhi sulla giovane donna che camminava
un po' pensosa con gli occhi fissi sulla strada.
- Mia cara Myriam, avrei da parlarvi...
Volevo farlo gi da diverso tempo, ma...
- Che c', signora? - domand Myriam
sorpresa.
- Forse vi sembrer un po' indiscreta, ma
mi perdonerete, grazie alla profonda amicizia
che ho per voi. Mi sembra qualche volta
che voi siate un po' mia figliuola! Non avete
mai pensato, Myriam, che, data la vostra et
e la vostra condizione, le visite del principe
di Hornstedt alla Casa delle Api potrebbero
sembrare strane e provocare dei commenti
poco piacevoli sul conto vostro? -
Un vivo rossore sal al viso di Myriam che
si ferm bruscamente.
- Ah, la gente si maraviglia? S, lo capisco,
ma io non posso farci nulla. Il principe
ha diritto... come tutore di Rachele...
- Ma, forse, per mezzo della signora Marta,
voi potreste fargli capire che... Lo credo
troppo gentiluomo per non tener conto del
danno ch'egli cagiona a una giovane, sola,
senza famiglia, come siete voi.
- S, - disse Myriam con voce tremante
- avete ragione, e vi ringrazio, cara e buona
amica. -
La signora Oldrecht le prese la mano un
po' tremante, guardando con affetto quel bel
viso che mostrava un turbamento profondo.
- Non dovete, per, addolorarvene, cara.
Volevo solo avvisarvi, data la vostra inesperienza,
del possibile pericolo e delle chiacchiere
che potrebbero suscitare dei rapporti
troppo stretti con un uomo dell'et e della
condizione del principe.
- S, avete fatto bene, - disse Myriam
con sforzo. - Non avevo mai considerato la
cosa sotto quest'aspetto... Grazie ancora, signora
Oldrecht. -
La nipote del dottore salut Myriam e prese
un altro sentiero che doveva condurla direttamente
al paese, mentre la giovane continuava
la sua strada verso casa. Myriam si
sentiva oppressa da un sentimento di dolore
e d'irritazione nello stesso tempo: dunque
il principe di Hornstedt non era venuto che
per turbare in tutti i modi la vita della
donna che aveva abbandonata! Se egli era
stato mosso da un senso di compassione verso
di lei, bisognava convenire che, al contrario,
era soltanto riuscito a rendere la sua condizione
ancora pi difficile e delicata di prima!
E ora toccava a lei di fargli capire che non
poteva pi riceverlo, perch la signora Marta
non avrebbe mai accettato di far da intermediaria
presso il principe il quale, come
sapeva ormai per averne fatto esperienza recentemente,
non sopportava ch'essa si occupasse
delle cose intime di quella che era sua
moglie.
Perch infine, essa era sua moglie, ed egli
aveva il diritto assoluto di condurla dove gli
piacesse, o di continuare le sue visite senza
tener conto della preghiera di Myriam.
Ma non lo far mai! Comprender...
pens subito.
Un sentimento d'angoscia e di rimpianto
le salirono al cuore. Tra poco avrebbe rotto
quei rapporti che Gilberto aveva legati con
lei. Tutto sarebbe finito e non lo avrebbe pi
visto!.,. Non avrebbe pi incontrato quello
sguardo che tanto la turbava, quello sguardo
ch'egli aveva avuto per lei anche pochi giorni
prima nel giardino. Come era stato violento
in quel momento! Violento, tenero e sempre
pi enigmatico! E come l'aveva visto indietreggiare
quando gli aveva ricordato di chi
era nipote!
Myriam ebbe un lungo fremito di dolore
al pensiero che la sua origine la rendeva agli
occhi di lui oggetto di repulsione. Bisognava
a ogni costo che quello stato di cose terminasse:
ella avrebbe sofferto sempre di pi
senza risolver nulla.
Gilberto aveva molta simpatia per lei, e
Myriam lo riconosceva; da parte sua doveva
confessare ch'egli non le era indifferente.
Dal momento dunque che non potevano vivere
insieme, era necessario ch'egli si ritirasse
e la lasciasse al suo destino. Ma Myriam
sapeva che ora il ricordo di lui non
l'avrebbe pi abbandonata.
Al, a un tratto, drizz le orecchie; si sent
un rumore di zoccoli di cavalli.
Myriam si precipit nel bosco e si nascose
dietro un grosso tronco d'albero e, chiamato
Al, lo tenne stretto per il collare.
Quasi subito apparve un gruppo di cavalieri
e di amazzoni. La strada era piuttosto
stretta in quel punto e perci essi avanzavano
a due a due. Si trovavano in testa una
giovane bruna molto graziosa e un uomo che
Myriam riconobbe subito per il cugino del
principe che aveva fatto da testimone al suo
matrimonio. Erano seguiti dal principe Gilberto
e da una bella donna bionda vestita di
un abito scuro che faceva risaltare ancor pi
la sua bellezza.
Myriam strinse nervosamente il manico
dell'ombrello.
Emma, la nipote della signora Marta, all'arrivo
della contessa di Sargen aveva raccontato
a Myriam, senza che questa glielo
chiedesse, tutta la storia di Carolina.
- Ora vien qui e cerca di riacchiappare
il bel pesciolino che  stata tanto sciocca da
lasciarsi scappare! - aveva aggiunto la cameriera,
ridendo. - Sar un po' difficile, ma
con gli uomini non si sa mai! La bella contessa
 molto civetta e metter in opera tutte
le arti per arrivare ai suoi fini! -
A queste parole la signora Marta aveva risposto
alzando le spalle:
- Il nostro principe non  uomo da dimenticare
tanto facilmente, ricordatelo! E io
non gli augurerei davvero per moglie una
donna senza cuore come quella! -
Era molto bella, per, Carolina! Con che
tono umile parlava in quel momento al bel
cavaliere che batteva col frustino i rami vicini,
come se si volesse vendicare su loro di
qualcosa... Ma di che?... Forse dell'odioso
legame che lo teneva ancora incatenato a Myriam?...
La signora Marta poteva infatti sbagliarsi,
e il principe poteva desiderar di riannodare
i suoi rapporti di un tempo con l'amica d'infanzia...
Al, che aveva sentito vicino il suo padrone,
tirava con forza il collare che Myriam
teneva fermo con gran fatica: ma alla fine
riusc a scappare e salt in mezzo alla strada
abbaiando di gioia.
- Al! Tu, qua? -
Gilberto aveva fermato il cavallo e si era
chinato ad accarezzare la bella testa del cane
che si tendeva verso di lui. Poi gett un lungo
sguardo scrutatore nel bosco.
- Il tuo Al  qua, Gilberto? Come mai
non l'avevamo ancora veduto? - domand
il conte Athory.
- Non  pi mio, - rispose laconicamente
Gilberto.
- Come! Hai venduto questa bestia alla
quale tenevi tanto e che ti era tanto affezionata?
- Non l'ho venduta, l'ho regalata. Del
resto, non ha perduto nel cambio. E ora va',
Al, via! -
Al alz su lui i begli occhi che sembravano
domandare: Perch non vieni anche
tu? poi si allontan fino all'albero dietro
il quale si teneva nascosta Myriam.
La cavalcata era gi ripartita da un pezzo
e la giovane donna si trovava ancora l ferma
tutta triste e pensierosa. Finalmente riprese
la strada con passo ancora pi stanco.
Un'ora pi tardi, chiusa in camera sua, finiva
di scrivere un biglietto destinato al
principe. Delle lacrime le sfuggirono dagli
occhi e una cadde sul foglio gi coperto della
sua scrittura fine, ma un po'tremante, quel
giorno. Con quel biglietto segnava la fine:
da gentiluomo qual era, Gilberto avrebbe capito
che non doveva pi cercare di rivedere
colei che chiamavano la signora di Hakenau.
Ma come fargli recapitare quel biglietto?
Per la posta, sarebbe passato per le mani
dei domestici, e questi chi sa quante chiacchiere
avrebbero fatto vedendo una scrittura
femminile e il timbro del paese. La maniera
pi sicura sarebbe stata che la signora Marta
avesse accettato di rimetterlo lei nelle mani
del principe: ma la vecchia era andata a fare
spese a Gleitz e non sarebbe ritornata prima
di mezzogiorno. Myriam scese con la lettera
in mano per raggiungere Rachele in giardino;
mentre si trovava nell' ingresso, il
campanello son; sapendo Dorotea occupata
in fondo al giardino, Myriam si diresse verso
la porta e l'apr.
Ma sussult e si tir indietro involontariamente,
trovandosi davanti la giovane donna
bionda, che dal ritratto che gliene aveva fatto
Emma, la nipote della signora Marta, aveva
gi riconosciuto per la contessa Carolina di
Sargen.
Nonostante la padronanza acquisita con
l'esperienza che aveva del mondo, Carolina
non seppe trattenere l'impressione che le fece
quella maravigliosa apparizione. La prima a
rimettersi fu Myriam che, un po' sorpresa
dello strano modo poco benevolo con cui la
donna la guardava, le domand con fredda
cortesia:
- Che cosa desiderate, signora?
- C' la signora Marta? - domand la
contessa con voce sibilante che sembrava
uscisse con difficolt da quelle labbra livide.
- No, signora; ma non tarder molto a
tornare. Volete attenderla?
-  inutile, ritorner. -
In quel momento il suo sguardo cadde su
Al che, dietro a Myriam, guardava con poca
simpatia l'estranea.
- Ma questo  il cane del principe di
Hornstedt! Come mai  qui?
- Il principe ha giudicato che in questa
casa tanto isolata, la presenza di un buon
cane non sarebbe stata inutile, - rispose Myriam
con voce un po' turbata, evitando con
imbarazzo lo sguardo scrutatore di Carolina.
La contessa si lasci sfuggire una risatina
ironica.
- Quanta premura per quella brava signora
Marta!... Un cane di questo valore al
quale teneva tanto!
- Non l'ha dato via, perch pu riprenderselo
quando gli piacer, - rispose freddamente
Myriam.
- Ma stamani ha detto che non gli apparteneva
pi! A chi dunque devo credere, a voi
o a lui?
- Non conosco le intenzioni del principe a
questo proposito! - rispose Myriam sempre
freddamente.
Ella sentiva di perdere la pazienza e guardava
in viso con altera fermezza quella donna
piena d'ironia e di curiosit nella quale
aveva subito indovinata una nemica.
- Davvero? - disse Carolina con tono
canzonatorio. - Tuttavia voi dovete vederlo
molto spesso se , come pare, il tutore di vostra
sorella. Mi ricordo molto bene di voi e
del giorno in cui il conte Gilberto e io v'incontrammo
nel parco di Hoendeck. Da allora
non avevo pi sentito parlare di voi. E ora
vi ritrovo vedova; perch siete vedova, non
 vero? -
Come pesava sul cuore di Myriam quella
bugia che durava gi da due anni! Prima di
rivedere Gilberto le era meno penosa, ma
ora...
Le sue labbra tremanti si rifiutarono di
pronunziare un s, ed ella si content di
abbassare alquanto la testa.
Di nuovo sent la risata beffarda di Carolina,
la quale, afferrata una mano di Myriam,
la strinse forte tra le dita, dicendole:
- Cara signora di Hakenau, dovevate
mettervi d'accordo col principe per le vostre
piccole bugie! Vedete: voi dite di esser vedova
e lui invece ci ha raccontato che vostro
marito  vivo e che, dopo avervi abbandonata,
ora  tornato da voi per sempre. Qual' 
dunque la verit in tutto quest'affare?
- Il principe vi ha detto cos? - balbett
Myriam pallida di commozione.
- Sicuro; e io allora ho mostrato la mia
sorpresa che abbiate trovato da sposarvi, perch
bisogna proprio che vi sia capitato un
uomo molto basso, che aspirasse soltanto alle
agiatezze procurategli dal vostro denaro! -
Che gioia cattiva prov Carolina nel vedere
alterarsi quel bel viso e nel notare l'angoscia
che appariva in quegli occhi il cui fascino
aveva conquistato, ormai ne era certa,
Gilberto.
- Insomma, chi ha ragione, voi o lui? -
Riuscendo, con uno sforzo coraggioso, a riprendere
la sua presenza di spirito, Myriam
rispose fissando con uno sguardo altero il
viso della cattiva contessa:
- Domandatelo a lui stesso, signora. Lui
potr rispondervi, se vorr. Io non ne ho il
diritto.
- Come, non avete il diritto di dirmi se
siete o no vedova?  strano davvero! E in
che cosa pu entrarci il principe? -
Myriam ebbe un attimo di disperazione:
ah, in che imbroglio l'aveva messa Gilberto
con la sua strana idea di dire alla contessa
di Sargen che il marito della signora di Hakenau
era ancora vivo e che ora non l'avrebbe
pi lasciata!
- Non posso che ripetervi ancora, signora,
di domandarlo al principe, poich vi ha gi
cos bene informata. -
Dette queste parole, Myriam, non potendone
pi, e per troncare altre domande, le
fece un cenno di saluto con la testa e si diresse
rapidamente verso la scala.
- Ah, ve la cavate con la fuga! - le grid
Carolina con voce beffarda. - Ma non abbiate
paura, lo sapr lo stesso. S, son proprio curiosa di sapere chi di voi due dice la
verit! -
E dette queste parole, se n'and con un
fruscio di sete.
Quando Myriam fu arrivata in camera, si
lasci scivolare in ginocchio davanti al suo
crocifisso e preg e pianse a lungo, confidando
a Dio, unico suo consolatore, tutta
l'amarezza di un cuore addolorato.
Verso le due di quel pomeriggio la signora
Marta usc di casa e prese la via del castello:
andava a portare al suo padrone la lettera di
Myriam. Compiva questa incombenza molto
a malincuore, bisogna confessarlo; non aveva
osato, per, di rifiutare quel piacere alla giovane
perch l'aveva vista cos pallida e sconvolta
che n'era rimasta un poco impressionata.
Che cosa poteva aver mai da scrivergli, Myriam?...
Dal giorno in cui aveva visto il
principe nel giardino, egli non era pi tornato.
Forse alla giovane sembrava ora troppo
lungo il tempo senza di lui e gli chiedeva
di venire a vederla?
Ma allora Myriam non avrebbe avuto
quell'aspetto disperato, perch infine doveva immaginarsi
che il principe non avrebbe risposto
di no al suo appello. Purtroppo!
Un grosso sospiro gonfi il petto della vecchia
Marta: come sarebbe andato a finire
tutto quell'affare? Il principe avrebbe avuto
la forza di rompere quell' incantesimo e di
fuggire la giovane donna che col suo fascino
lo attirava tanto da trattenerlo ancora a
Hoendeck?
Mentre la vecchia attendeva nell'ingresso
il ritorno del cameriere incaricato da lei di
chieder udienza al principe, la contessa Athory
e Carolina rientrarono nel castello perch
il temporale minacciava ormai di scoppiare
da un momento all'altro.
La contessa di Sargen s'avvicin alla signora
Marta e le disse gentilmente:
- Buon giorno, mia buona Marta: stamani
ero venuta a farvi una visitina, ma voi
non c'eravate...
- S, me l'hanno detto, signora contessa;
mi dispiace molto e vi sono proprio grata...
- Se non ho trovato voi, ho avuto, per,
il piacere di vedere quella giovane, quella signora
di Hakenau di cui si parla molto ora.
 rimasta vedova, mi hanno detto, poco tempo
dopo il suo matrimonio, non  vero? -
La signora Marta rispose seccamente:
- S, signora.
- Davvero? Povera figliuola! E suo marito
era una brava persona?
- S, signora; non poteva esser un uomo
migliore.
- Allora deve esser stato un gran dolore
per lei!
- Lo immagino, signora contessa. -
In quel momento comparve il cameriere
che annunzi alla signora Marta che il principe
l'attendeva. Questa salut Carolina e segu
il domestico pensando con una certa soddisfazione:
La bella contessa vorrebbe farmi parlare;
ma ce ne vorrebbero cento pi astute di lei
per farmi aprir bocca quando il mio padrone
mi ha ordinato di tenerla chiusa.
Gilberto era nel suo studio e stava dando
gli ultimi ordini al suo segretario dopo lo
spoglio della corrispondenza. La sua mano
trem un poco quando prese la lettera che la
signora Marta gli porse dopo avergli fatto
un profondo inchino.
- Grazie, Marta, - le disse con voce benevola
- e ora affrettatevi a tornare a casa
perch il barometro ci annunzia un terribile
temporale. -
Quando rimase solo, Gilberto apr con gesto
impaziente la busta e percorse in fretta
la lettera.
Una violenta commozione apparve sul suo
viso: appoggi le labbra con passione nel
punto dove una lacrima di Myriam aveva lasciato
una piccola traccia.
Povera cara! Come vi faccio soffrire con
le mie vili esitazioni davanti a quello che sarebbe
il mio dovere e la mia felicit! Ma ora
tutto  finito e voi avete vinto!
Si alz, apr una porta e si trov in un
piccolo ingresso, illuminato da alte vetrate.
Di qui, per mezzo di una scala, si saliva all'appartamento
di Gilberto e a quello che un
tempo era stato di sua madre. Questo era
rimasto disabitato fin dalla morte della contessa
Ilea, ma i domestici avevano avuto
l'ordine di tenerlo sempre pronto come se
sua altezza avesse l'intenzione di alloggiarvi
qualcuno. Gilberto entr in questo appartamento
e gett uno sguardo su quelle sale
arredate con gusto finissimo; poi, soddisfatto
del suo esame, ridiscese gi e usc dal castello.
Poco dopo, una figura femminile, chiusa
in un mantello, comparve sulla soglia di una
delle porte di servizio: gett un'occhiata intorno
e poi, vedendo che non c'era nessuno,
segu con passo svelto il principe che si era
diretto verso il parco.
 
Capitolo 8.

Il temporale previsto si avvicinava: un
vento fortissimo sollevava nuvoli di polvere
e il cielo si era coperto di nubi scure, color
del piombo.
Gilberto arriv in poco tempo alla Casa
delle Api; son e domand a Dorotea che era
venuta ad aprire:
- La signora di Hakenau  in casa?
- No, altezza; non c' che la signorina
Rachele.
- Va bene, voglio parlarle. -
E, allontanando con un gesto la domestica,
entr nel salotto dove Rachele, che quel giorno
si sentiva stanca, si riposava sopra una
poltrona a sdraio.
- Buon giorno, cara; potreste dirmi dov' 
vostra sorella?
-  uscita da circa dieci minuti, altezza.
Tutta la mattina  stata tanto pallida e nervosa
e dianzi mi ha detto: Voglio salire
fino alle rovine del castello. Ho bisogno di
camminare e di prendere un po'd'aria.
- Alle rovine del castello? Ma che imprudenza
con questo tempo! Vado subito a cercarla.
A tra poco, Rachele. -
Ma la mano della bambina lo trattenne e
due occhi supplichevoli si alzarono verso lui.
- Myriam ha pianto. Ditemi: non potreste
voi impedirle di piangere? -
Gilberto si chin, prese tra le mani la testolina
di Rachele e vi depose un bacio.
- S, cara, state tranquilla: Myriam non
pianger pi per colpa mia, ve lo prometto.
A presto, sorellina. -
E sorridendo agli occhi color pervinca
della bimba che lasciavano vedere la loro sorpresa
a quell'insolito appellativo, Gilberto
si allontan rapidamente.
Il giovane non aveva fatto ancora cento
metri che un improvviso, violentissimo colpo
di vento pieg i rami frondosi dei vecchi alberi
e lo fece quasi vacillare. La bufera si
scatenava in tutta la sua forza.
Gilberto cerc di affrettare il passo; ma
invano, perch il vento lo spingeva indietro.
Pens con ansiet a Myriam che forse si sarebbe
trovata in mezzo a quel temporale spaventoso
prima di arrivare alle rovine del castello.
Finalmente raggiunse la cima: lass
la tempesta infuriava con tutta la sua violenza
ed egli dovette curvarsi per arrivare
all'antica stanza dei Signori.
Myriam era l avvolta in un grande mantello
nero, ritta vicino al grande camino.
Anche in quella stanza ormai in rovina il
vento entrava con forza, ululando. Con un
salto, Gilberto fu vicino alla giovane. Questa
dette in un'esclamazione soffocata, guardandolo
con una sorpresa mista a un sentimento
di sollievo.
- Che imprudenza, Myriam, di venire
quass con questo tempo!... Volete dunque
farmi morire di pena? -
Cos dicendo, Gilberto le aveva afferrato le
mani e l'attirava verso di s fissando il suo
sguardo ardente in quei begli occhi vellutati
che, pieni di turbamento, cercavano di non
guardare il giovane.
- Non c' niente da temere, - balbett
Myriam senza sapere quasi cosa diceva.
- Qui sono al riparo. Spero che non vi sarete
disturbato per me.
- E per chi dunque dovrei disturbarmi se
non per la donna che amo pi della mia vita?
Sono venuto a cercarvi, Myriam; voglio condurvi
nel mio vecchio Hoendeck, mia piccola
principessa, vita mia, perch senza di voi non
posso pi vivere. -
Myriam cerc di liberare le mani dalla sua
stretta.
- Ma voi sapete che  impossibile! - disse
con voce soffocata.
- Impossibile? No, davvero. Anche prima
di aver ricevuto la vostra lettera sapevo che
questo era il mio dovere.
- Ma io non accetter mai d'esser per voi
un ostacolo, un continuo rimpianto! - replic
Myriam con voce vibrante. - Questo
matrimonio ha gi rovinato la vostra vita;
ma giacch nessuno conosce questo nostro legame,
lontano da me voi potrete dimenticare
che esiste.
- Dimenticarlo ora? Non capite dunque
quanto vi amo? Se fosse necessario, andrei
a vivere anche nella pi completa solitudine,
purch voi accettaste di seguirmi. Che cosa
m'importa quello che si dir del nostro matrimonio!
Noi saremo superiori all'opinione
del mondo, e saremo felici!
- No, non lo sarete mai, perch non potrete
dimenticare di chi io sono nipote. Un
tempo sono stata per voi oggetto di disprezzo
e di odio. Ricordatevi di quel giorno in cui
mi scacciaste; guardate... porto ancora il segno
della ferita che mi feci battendo contro
la balaustrata della terrazza. Ebbene, oggi
come allora, io sono sempre la figlia del conte
Wrmstein e di Salom Onhacz. Sono la
donna che vi hanno imposta come sposa.
- Tacete, tacete! -
Gilberto aveva portato alle labbra le mani
della giovane e le baciava con passione.
- Dunque quel giorno io vi feci tanto male,
Myriam cara? Che pazzo, che pazzo ero allora!...
E quel ricordo vi fa ora esitare a
seguire l'uomo del quale provaste cos il carattere
violento e ingiusto? Ma se sapeste,
Myriam, se sapeste come desidero farvi felice,
ora! -
Myriam fremette di gioia sotto lo sguardo
di ardente preghiera che Gilberto le rivolgeva,
e mormor con voce tremante:
- Credo alla vostra sincerit e sento che
mi amate veramente. Ma se io acconsentissi
alla vostra domanda, voi lo rimpiangereste
presto... S, quando vedreste distrutta per
colpa mia la vostra brillante carriera di diplomatico
e d'uomo di mondo, finireste col
dire: Ho fatto male a cedere a quel sentimento
cavalleresco che mi spingeva a togliere
quella giovane dalla sua falsa condizione!.
Voi soffrireste e io lo vedrei e...
non potrei sopportarlo! - termin Myriam
con accento di dolore.
Con un movimento pieno di dolcezza, Gilberto
l'attir verso di s, circondandola con
le sue braccia.
- No, non rimpianger mai niente, cara.
Per voi, rinunzio a tutto, senza rimpianto.
Basterete voi a riempire la mia vita; voi che
mi siete cara pi di qualsiasi cosa al mondo.
Ditemi subito che avete fiducia nel mio amore
e che mi seguirete per prendere nella mia
casa il posto che vi spetta. Myriam, ve ne
supplico!
- No, - mormor Myriam - non posso...
non devo farlo! -
E cercava di lottare ancora e di non guardare
quegli occhi che avevano uno sguardo
cos implorante.
- Che mai posso dirvi dunque per convincervi?
Myriam, vi ho sempre amata dal giorno
che vi ho incontrata dai Gloster. Quel giorno
la vostra bont e la vostra bellezza mi conquistarono
per sempre.  per voi, per voi soltanto,
che sono tornato. Volete, dunque, respingermi
ora, e condannarmi alla sofferenza
e alla solitudine? Ditemelo, voi che siete e
sarete sempre il mio unico amore.
- Vorrei credervi, ma ho paura... -
Myriam s'interruppe con un grido di spavento.
Tra le rovine era apparsa una figura femminile
avvolta in un lungo mantello chiaro.
Sotto il cappuccio si vedeva il viso di Carolina
pallido e contratto: i suoi occhi brillavano
di una collera sorda e le sue labbra
avevano un ghigno cattivo.
- Lei! - disse Gilberto tra i denti. -
Ci spiava! Tanto meglio! -
Abbracciando pi stretta Myriam che aveva
cercato di svincolarsi, Gilberto disse con
voce forte per poter superare gli ululati del
vento:
- Avvicinatevi, signora; qui sarete un
po' meglio al riparo... Intanto avr il piacere
di presentarvi mia moglie, la principessa
Myriam di Hornstedt. -
La mano di Carolina si aggrapp al muro
come se stesse per cadere.
- Vostra moglie?
- S, mia moglie. Potrete informarvi, se
volete, presso il conte Athory che fu uno
dei testimoni al nostro matrimonio celebrato
due anni fa.
- Ah, davvero?...  inaudito... E vostra
altezza non aveva creduto prima suo dovere
di darci notizia di questo strano matrimonio? -
Queste ultime parole passarono come un
sibilo tra le labbra pallide e contratte di Carolina.
- No, signora, - rispose il principe con
tono altero. - Questa unione mi era stata
imposta da mio padre e io non potevo sopportare
l'idea di trovarmi cos legato senza possibilit
di poter far prevalere la mia scelta.
Ma appena ho conosciuto colei che era mia
moglie, non ho pi rimpianto nulla e non ho
desiderato pi nulla.
- Gi, vi ha fatto dimenticare i piccoli...
inconvenienti di questo matrimonio! -
Queste parole e la voce cattiva di Carolina
avevan fatto sussultare Myriam che mormor
con disperazione:
- Vedete! Vedete! -
Ma Gilberto si pieg e le sussurr all'orecchio:
- Non temete, mia cara; le parole di questa
donna non possono toccarmi. Non mi
curo dei giudizi del mondo che sono cos
spesso falsi e interessati. -
S'interruppe. Una raffica di una violenza
straordinaria s'abbatt a un tratto sulle vcchie
rovine. Per qualche minuto parve che
un'orda infernale si rovesciasse ululando tra
le mura.
Carolina, non pi capace di resistere alla
forza del vento, s'era rannicchiata in terra e
si teneva aggrappata come poteva al muro
rovinato.
Ma ecco si ud uno scricchiolio spaventoso
e tutta la parte ancora intatta della stanza
croll trascinando nella sua caduta anche il
vecchio camino. Con un gesto istintivo, Gilberto
aveva allontanato Myriam: ci nonostante
un enorme pietrone arriv fino a loro,
ma si ferm ai piedi della giovane.
Carolina, gettato un grido di terrore, fugg
nella direzione del sentiero, incurante delle
raffiche che si accanivano contro di lei.
Tutta tremante Myriam si strinse a Gilberto,
mormorando un'ardente preghiera che
era anche un ringraziamento per il pericolo
al quale erano sfuggiti.
Sarebbe stato bello, per, morire insieme
tutt'e due... Ma Rachele, la cara sorellina?
- Non possiamo pi rimanere qui, - disse
Gilberto con ansia. - Tutto quello che resta
di questi vecchi muri minaccia di crollare da
un momento all'altro. Appoggiatevi a me pi
che potete e cercheremo di arrivare a Hoendeck.
Non avrete troppo paura d'affrontare
la tempesta?
- No, no, con voi. -
Uscirono dalle rovine sulle quali il vento
turbinava ancora. Ma appena furono entrati
nel sentiero parve che la furia del vento si
fosse calmata, e cos poterono raggiungere
abbastanza facilmente il parco che era meno
esposto alla violenza delle raffiche.
- Venite a Hoendeck, Myriam? Venite a
casa nostra? - le domand Gilberto con voce
di preghiera.
I begli occhi neri si alzarono verso di lui
e lo fissarono con un ultimo attimo d'esitazione.
- Lo volete proprio? Non rimpiangerete
nulla?
- No, mai. Voi sola mi basterete, Myriam,
mio incomparabile tesoro!
- Allora verr con voi dove vorrete. Ma
bisogna che prima vada a rassicurare Rachele
che sar di certo inquieta.
- Non temete: mander subito un domestico
ad avvertirla. Non vorrei certo che stesse
in pensiero, la nostra cara sorellina! -
Queste parole e la dolcezza dell'accento
con cui erano state pronunziate, riempirono
di gioia il cuore di Myriam, che volse a Gilberto
uno sguardo riconoscente e pieno di
amore.
- Finalmente, Myriam! - mormor questi
rapito e baci a lungo quelle ciglia tremanti.
Poi, senza dire parola, ripresero il loro
cammino. Nei pressi del castello non incontrarono
nessuno perch tutti si eran messi
al riparo dal temporale. Nell'ingresso, alla
sonata del principe, comparve subito un cameriere
che, nonostante la sua impassibilit
di bravo servitore, non riusc a nascondere
completamente il suo stupore alla vista di
quella giovane cos bella e pallida che s'appoggiava
al braccio del suo padrone.
- Avverti Emma di venir subito da me e
di' a Marco di servirci il t nel mio appartamento,
- ordin il principe.
E mentre il cameriere visibilmente maravigliato
se ne andava verso le stanze della servit,
Gilberto condusse Myriam al primo piano,
in un grande salone arredato con gusto
severo. Candide pelli d'orso erano buttate
qua e l sui tappeti antichi e alcuni oggetti
artistici che al principe piaceva di aver sempre
sott'occhio ornavano le antiche credenze
e gli scrigni finemente scolpiti. Qua e l coppe
e vasi di cristallo erano pieni di violette
che spandevano nell'aria un profumo leggiero.
Un bel fuoco di legna brillava nel camino.
Gilberto fece sedere Myriam vicino al fuoco
dopo averla aiutata a togliersi il mantello. Il
vento le aveva quasi sciolto i bei capelli che
ora le cadevano sulle spalle. Myriam fece un
gesto per riappuntarseli, ma Gilberto la interruppe
con vivacit:
- No, ve ne prego, aspettate! Ora vi condurr
nel vostro appartamento e l potrete
ripettinarvi a vostro piacere: ma ora lasciatemi
ammirare questa maraviglia! -
Con un gesto rapido, le tolse le ultime forcine
che erano ancora rimaste, e la magnifica
capigliatura d'oro fiammante cadde gi in
larghe ondate sulle spalle della giovane.
- Gilberto, che fate mai? - disse Myriam
tutta confusa. - Ora verr Emma e il vostro
domestico...
- Crederanno che sia stata la tempesta e
ammireranno anche loro... -
Gilberto sorrideva guardando con amorosa
compiacenza quella giovane donna cos deliziosa
nel suo turbamento; sarebbe stata la
compagna ideale per lui. Si sentiva pronto
a compiere qualsiasi sacrificio per essa.
Sedutole vicino, Gilberto le prese le mani
fredde e tremanti.
- Ora dovete bere subito qualche tazza di
t per riscaldarvi. Poi dovrete curarvi perch
siete diventata pallida e magra in questi ultimi
tempi... e temo che sia per colpa mia.
Ma ora vi amer tanto che vi far dimenticar
presto tutti i miei torti.
- Ah, ho gi dimenticato! -
Il bel viso di Myriam si era illuminato di
un raggio d'amore e i begli occhi lo guardavano
con tanta passione che Gilberto fremette
di gioia.
- Moglie mia adorata! -
E si chin a baciare con devozione la cicatrice
della ferita che Myriam gli aveva mostrata
poco prima.
- Anche questa  perdonata?
- Tutto, tutto! E mi sento cos felice! -
esclam Myriam con un sospiro di felicit.
- Ripetetemelo ancora, amor mio! Ditemi
che non avrete pi paura di me e del mio cattivo
carattere! -
Myriam dette in una risata cos fresca
come Gilberto non aveva mai sentito da lei.
- Oh, s, al contrario, ne ho molta paura!
Bisogner dunque che cerchiate di non mostrarmelo
mai pi! -
 
Capitolo 9.

Poco dopo, in tutto il castello si sparse
l'incredibile notizia: quella bella giovane
che aveva portato fino allora il nome di Hakenau, era in
realt la moglie legittima del
principe di Hornstedt. Il principe l'aveva
portata al castello a prendere il posto che le
era dovuto ed Emma aveva avuto ordine di
dare gli ultimi tocchi all'appartamento della
defunta contessa che era destinato alla sposa.
Per mezzo della sua cameriera anche la
contessa Sofia fu presto al corrente di tutto:
dapprima non volle crederci, ma poi Claudia
la convinse raccontandole molti particolari.
- Emma l'ha vista nell'appartamento di
sua altezza, seduta presso il fuoco, bella
come una fata, coi capelli sciolti sulle spalle.
Il principe le sedeva vicino e sembrava incantato! -
La signora di Hornstedt, sbalordita, alz
le mani al cielo.
- Ma  impossibile!  pazzesco! Ammettiamo
ch'egli si sia lasciato sedurre da quell'abile
intrigante; ma  mai possibile ch'egli
pensi di presentarcela sotto il nome di principessa
di Hornstedt?
- Eppure sua altezza ha detto a Emma:
Questa  mia moglie, la principessa di Hornstedt,
alla quale voi dovete la stessa ubbidienza
e la stessa devozione che a me. -
La contessa Sofia non s'era ancora riavuta
dalla sorpresa che comparve il conte Athory.
Questi veniva a informarla a nome di Gilberto
del matrimonio segreto di cui era stato
uno dei testimoni e ad annunziarle la decisione
che il principe aveva ora preso di renderlo
ufficiale.
- Dunque  proprio vero? - esclam la
contessa diventando, da pallida che era, rossa
di collera. - Ma  una cosa spaventosa!...
Gilberto ha sposato la nipote di Eleazaro
Onhacz. Come potete rimaner calmo davanti
a una cosa cos vergognosa, voi, conte?
- Non posso negare che mio cugino incontrer
molte noie per cagione dell'origine di
sua moglie; ma, d'altra parte, la giovane
principessa  una nobile creatura sotto tutti
i rapporti, e render molto felice il nostro
Gilberto che ne  innamoratissimo. Dal momento
che questi, come vi ho spiegato, era
obbligato a far questo matrimonio per il giuramento
di suo padre,  meglio che tutto si
sia risolto cos, finalmente.
- Ma egli non potr pi mostrarsi a Corte!...
Tutto il suo magnifico avvenire sar
troncato, distrutto! E io dovr vedere quest'avventuriera
insediarsi qui come padrona?
Credete che io possa sopportare di vivere vicino
a questa nipote di un usuraio?
- Vi consiglio di moderare i vostri sentimenti,
- disse freddamente Athory. - Conoscete
meglio di me il carattere di Gilberto
e sapete che questi vorr che la donna, giudicata
da lui degna d'esser portata nella dimora
dei suoi antenati, sia circondata da
tutti i riguardi e che non sia offesa da nessuno.
Non credo dunque di sbagliarmi pensando
che le persone che saranno cos malaccorte
da dimostrare una certa freddezza
alla bella principessa, se ne dovranno poi
pentire amaramente. -
La contessa impallid e si mosse impaziente
nella sua poltrona; ma alla fine dichiar
con tono cambiato:
- Ma nessuno avr quest'idea; no, nessuno,
caro conte, siatene certo. Naturalmente
Gilberto  libero di fare ci che vuole. Ma
sul primo momento, capirete, la sorpresa...
-  molto comprensibile. Vado ora a dare
la notizia agli ospiti di Gilberto. Scuser
presso di loro mio cugino per stasera: egli
resta vicino a sua moglie che  rimasta molto
scossa dal temporale. Domani la principessa
di Hornstedt sar loro presentata. -
Appena il conte Athory fu uscito, la contessa
si precipit nell'appartamento di Carolina;
ma la cameriera le disse che la signora,
soffrendo d'una forte emicrania, si era chiusa
in camera proibendo a chiunque di disturbarla.
La contessa Sofia ritorn nelle sue stanze
ripetendosi con accento disperato:
Che catastrofe! Quel disgraziato di Gilberto
 proprio pazzo!
In tutti i casi Gilberto sembrava un pazzo
molto felice la mattina dopo nel suo studio,
mentre aspettava Myriam che si vestiva per
andare con lui alla Casa delle Api.
Sorrise vedendola entrare nella vasta stanza
un po' cupa, che parve tutta rischiarata
all'apparizione di quella bella giovane vestita
di una stoffa color viola pallido.
- Voi avete scelto il mio colore preferito, -
disse Gilberto chinandosi a baciare le piccole
mani che Myriam gli tendeva.
- Meglio cos, Gilberto! Io non conosco
ancora i vostri gusti e bisogner che impari
a conoscerli.  stata Rachele che mi ha tanto
tormentata perch abbandonassi i miei vestiti
neri.
- I vostri vestiti da vedova! Povera cara!
Ora non ci pensiamo pi, e andiamo subito
ad abbracciare la nostra cara sorellina! -
Mentre stavano per uscire dallo studio, un
domestico venne ad annunziare Leopoldo Gloster
il quale domandava di parlare al principe
per un'importante notizia da comunicare.
Gilberto dette ordine di introdurlo.
La notizia dell'esistenza di una giovane
principessa che non era altri che la signora
di Hakenau s'era gi sparsa fino al paese.
Gloster, passando di l quella mattina, ne
era stato gi informato: perci non si mostr
per niente sorpreso trovando al castello
anche Myriam che lo accolse con un amichevole
sorriso. La guardia aveva un aspetto
allegro e pensieroso nello stesso tempo, e
Gilberto se ne accrse subito.
- Ebbene, che cosa c', Gloster?
- Una cosa proprio straordinaria, altezza!
Stamani nel fare il mio giro, volgo per caso
lo sguardo verso le rovine del castello e mi
accorgo che tutta una parete  crollata. Per
rendermi meglio conto della cosa, salgo fin
l e vedo che  caduta la parte meglio conservata
dell'edifizio, quella in cui si trovava
il camino. Siccome avevo fretta, stavo per
tornarmene via quando in una parte di muro
ancora in piedi scorgo una grande cavit.
Mi avvicino e vedo il candelabro, il candelabro
d'oro!
- Davvero!... - esclamarono insieme Myriam
e Gilberto.
- E io, - aggiunse questi - che credevo
fosse tutta una leggenda!... Ne siete sicuro,
Gloster?
- Oh, sicurissimo, altezza! Non sognavo
davvero e sono corso subito qui perch se
qualche vagabondo passasse di l non vorrei
che lo vedesse e lo portasse via.
- Certo: prendete dunque con voi un domestico
e portatemi qui subito il candelabro.
Sono proprio contento che siate stato voi a
fare questa scoperta., perch far s che ve
ne ricordiate per un pezzo! -
Gloster, tutto felice per la promessa della
generosa ricompensa contenuta in questa
frase, salut profondamente e si allontan
per eseguire l'ordine ricevuto.
- E pensare, Myriam, che io facevo lo
spirito forte trattando di creduloni tutti
quelli che credevano alla storia del famoso
candelabro d'oro! - esclam allegramente
Gilberto. - Anche l'altro giorno scherzavo
a questo proposito con la contessa Athory.
Ma ora sar assediato da tutti i figli d'Israele,
desiderosi di possedere questa reliquia del
loro passato nazionale e religioso. Poi anche
i collezionisti verranno alla carica! Sfortunatamente,
si sapr subito della scoperta;
non mi rimarr che chiuder la porta a tutti
i richiedenti.
- Come son contenta che sia stato Gloster
a trovarlo; perch ho capito che sarete molto
generoso con lui!
- S, e con lui pi che con un altro.
Proprio in casa sua vi vidi per la prima volta.
Del resto, son pronto a far tutto quel che
vorrete per coloro che mi raccomanderete.
- Ebbene, vi prendo in parola, subito. Voi
avete trovato degni d'attenzione i disegni di
Leopoldo Oldrecht: non potreste aiutare quel
ragazzo a seguire la sua vocazione artistica?
Tutta la famiglia ne sarebbe cos felice!
- Naturalmente, Myriam; me ne occuper
con piacere.
- Come siete buono!... Non osavo parlarvene
perch mi era parso di notare che non
vi fosse molto simpatico. -
Gilberto trattenne un sorriso: non voleva
confessare a Myriam che per un istante era
stato geloso di Leopoldo Oldrecht e che l'improvviso
richiamo di questo da parte dei suoi
superiori era dovuto all' intervento del potente
principe di Hornstedt.
- Ma no, non mi  affatto antipatico, e vi
assicuro che sar molto felice di rendergli
un servigio. Andiamo, ora, perch questo leggendario
candelabro ci ha fatto far tardi. -
Mentre l'automobile guidata da Gilberto
si allontanava dal castello, una finestra si
socchiuse al primo piano; una testa bionda
si sporse un poco e due occhi scintillanti di
collera e di disperazione seguirono l'elegante
macchina fino a che questa non disparve nei
viali del parco.
Allora la finestra si richiuse bruscamente,
e la cameriera, chiamata da una furiosa
scampanellata, ebbe l'ordine di preparare subito
le valige perch la contessa di Sargen
partiva col treno del pomeriggio.
Gilberto aveva stabilito di presentare sua
moglie ai suoi ospiti quel giorno stesso perch
prendesse subito il suo posto di padrona
di casa.
Myriam pensava con apprensione a questa
prova che doveva affrontare, nonostante le
assicurazioni del marito. Quale sarebbe stato
l'atteggiamento di tutti i parenti del principe
davanti a questa giovane che arrivava come
un'intrusa e che Gilberto intendeva di metter
subito al suo posto di principessa? Come
avrebbe agito anche lui, se le avessero fatto
cattiva accoglienza? Ma Myriam fu ben presto
rassicurata: la principessa Cecilia e la
contessa Athory erano donne troppo di tatto
e di cuore e seppero non urtare la sua sensibilit.
Del resto, esse subirono subito il
fascino di Myriam e Cecilia quella sera l'abbracci
con gesto spontaneo e con materna
tenerezza, prima di ritirarsi in camera, e
disse a Gilberto che le guardava commosso:
- Mi permettete di considerarla un poco
come mia figlia, non  vero, Gilberto?
- A patto che mi permettiate d'essere per
voi un figlio affettuoso, - rispose questi baciandole
la mano.
In quanto alla contessa Sofia che in cuor
suo soffocava di collera, essa in principio si
mostr abbastanza gentile al solo scopo di
non urtare suo nipote; alla fine della serata,
per, si sent conquistata anche lei dal fascino
di Myriam e, tornando nelle sue stanze,
pens:
A conoscerla, quella ragazza, si capisce
un poco come Gilberto abbia potuto commettere
una simile pazzia... Certo, Carolina non
poteva competere con lei!
 
Capitolo 10.

In tutto lo Stato, la notizia dello strano
matrimonio del principe di Hornstedt provoc
una grande maraviglia. In quanto poi
agli abitanti di Gleitz, questi, passato il
primo stupore, si rallegrarono tutti pensando
alla nuova principessa che era tanto buona e
caritatevole; anche il principe, che era stato
fino allora sempre indifferente verso di loro,
si mostrava ora invece pieno di benevolenza
e nessuno ignorava che questo cambiamento
era dovuto a Myriam. Cos la giovane, per
la sua grazia e per la sua bont, divenne
l'idolo di tutto il paese.
Gli Oldrecht cercarono per i primi di mostrare
in tutti i modi la loro riconoscenza
alla giovane principessa e a suo marito. Questi
era riuscito senza difficolt a far riconoscere
l'innocenza di Lodovico Marlbach e
quel superiore che lo aveva perseguitato
tanto ingiustamente fu trasferito poco dopo
in una piccola guarnigione di secondaria importanza.
Ma il principe non si limit a questo, e
promise a Valeria, di cui voleva essere uno
dei testimoni al matrimonio, di protegger
sempre Lodovico durante la sua carriera. In
quanto a Leopoldo, fu, sempre dal principe,
raccomandato a un celebre pittore della capitale
e ottenne un impiego che gli lasciava
molto tempo disponibile per dedicarsi con
grande ardore alla sua arte.
Gli ospiti del castello continuavano a dimostrare
alla giovane principessa la loro
simpatia e la loro ammirazione e Myriam si
sentiva veramente felice di quella vita calma
le cui sole distrazioni erano la musica, la
caccia e le passeggiate.
Ma era proprio felice? Non certo quando
l'assaliva il terribile dubbio che Gilberto
potesse un giorno pentirsi di ci che aveva
fatto: allora, col cuore pieno d'angoscia,
spiava tutti i movimenti del viso di lui e le
intonazioni della sua voce.
Gilberto aveva deciso che avrebbero passato l'inverno a
Goelbrunn, perch gli era
impossibile di condurre e presentare alla capitale
la nipote di un usuraio che aveva fatto
tante vittime tra i membri dell'aristocrazia.
In quel momento, pensava Myriam, egli non
misurava forse ancora la grandezza del sacrificio
che compiva per amor suo; non vedeva
che lei, e nel suo amore dimenticava il resto:
ma se un giorno l'avesse amata meno? Se,
attivo e intelligente com'era, un giorno avesse
rimpianto il posto che aveva abbandonato nel
mondo?
Gilberto indovinava subito quando questi
pensieri assalivano Myriam e allora, con affettuosa
sollecitudine, moltiplicava le sue attenzioni
verso di lei dimostrandole ancor pi
la grandezza del suo amore.
Spesso i due sposi salivano insieme alle
rovine del castello per rivivere durante qualche
istante le emozioni provate lass un
giorno. Dell'antico castello non rimaneva
ormai quasi pi nulla in piedi. Il candelabro
d'oro, tolto dal suo nascondiglio, si trovava
ora nel gran salone del castello. Gilberto,
come aveva preveduto, aveva ricevuto molte
richieste di vendita e molte persone venivano
in persona a chiederglielo: ma sia che le domande
fossero scritte o fatte a voce, tutte
venivano scartate subito senza esser prese
neanche in considerazione; il segretario del
principe aveva l'ordine di rimandare indietro
tutti quelli che si fossero presentati con
quello scopo.
Tuttavia, egli si trov molto imbarazzato
un pomeriggio davanti all'insistenza di un
vecchietto dalla barba bianca e dai lineamenti
molto pronunziati, che chiedeva con insistenza
di parlare al principe in persona.
- Non voglio nascondervi che vengo allo
scopo di acquistare il prezioso oggetto, il candelabro
d'oro. Ma quello che offrir al principe
in cambio sar per lui di un valore inestimabile. -
Questa frase fece un po'esitare il segretario;
ma poi, poco soddisfatto dell'aspetto
falso e untuoso del vecchio e temendo d'incorrere
nella disapprovazione del principe, si
decise a rimandarlo indietro.
Mentre usciva, per, il vecchio incontr nell'ingresso
Gilberto che tornava dal parco:
subito gli espose la sua richiesta, ma il principe
lo interruppe dicendogli seccamente:
-  inutile; quell'oggetto non lo vendo. -
E stava per passar oltre, quando lo sconosciuto
gli disse sottovoce:
- Neanche in cambio di una rivelazione
che farebbe la vostra felicit, altezza? -
Gilberto trasal e guard con occhi scrutatori
il viso enigmatico dell'uomo.
- Che cosa volete dire? -
Con un gesto, il vecchio fece capire che
non poteva parlare davanti ai camerieri che
eran presenti.
Gilberto esit un momento; poi, decidendosi,
disse brevemente:
- Venite. -
Quando fu nel suo studio il principe misur
con uno sguardo freddo il vecchio e gli
disse:
- Ora spiegatemi le vostre parole.
- Altezza, io sono Eleazaro Onhacz. -
Il principe sussult e i suoi occhi brillarono
di collera e di disprezzo.
- Voi? E osate presentarvi qui?
- Che vostra altezza si rassicuri; non ho
nessuna intenzione di chiedere di vedere le
mie nipoti. -
Gilberto serr i pugni.
- ...per la semplice ragione, - continu
costui - che esse non lo sono.
- Che cosa volete dire con questo?
- Vostra altezza comprender pi tardi:
ma prima vorrei che mi promettesse il candelabro
d'oro in cambio della rivelazione che
far.
- Dovr prima giudicare se vale questo
prezzo.
- Vostra altezza me la pagherebbe anche
molto di pi, ne son persuaso: ma io confido
nella sua giustizia e nel suo onore e confesser
tutto. Colei che  stata sempre considerata
mia figlia, Salom Onhacz, si chiamava
veramente Edvige Baroczy, ed era la
figlia del conte Michele Baroczy e della contessa
Sonia Varazyi, sua seconda moglie. -
Pallido di commozione, Gilberto grid:
- Che cosa? Che cosa mi raccontate mai?
Badate, non tentate di trarmi in inganno.
- Quello che vi dico  l'assoluta verit.
Ecco come andarono le cose: il conte Baroczy
e sua moglie morirono a pochi giorni
di distanza, e la piccola Edvige fu data in
tutela a suo fratello, nato dal primo matrimonio.
Questo giovane, vizioso e giocatore,
sprovvisto di qualsiasi scrupolo, avendo gi
dilapidato parte del patrimonio paterno, in
poco tempo divor anche il resto. Allora ricorse
a me, e io gli prestai delle forti somme;
ma poi, visto che non poteva restituirmele,
cessai i prestiti e feci vendere i suoi
possessi.
Un giorno il giovane venne a trovarmi
tutto disperato per pregarmi di prestargli
tremila fiorini per l'ultima volta, diceva.
Fui irremovibile ed egli se n'and dicendo
che non gli restava che morire.
Quel giorno stesso noi avemmo la disgrazia
di perdere la piccola Salom, nostra figlia
unica, e mia moglie ne era disperatissima.
Avevo veduto la piccola Edvige. Essa era
una bella bambina, ed era stata affidata dal
fratello a una donna qualsiasi che egli pagava
molto irregolarmente o forse non pagava
affatto, e che si curava pochissimo della
povera creatura.
Davanti al dolore di mia moglie, la sola
persona che io abbia veramente amata, mi
venne un' idea che misi subito in esecuzione:
andai a trovare il conte Baroczy e gli offrii
la somma che mi aveva chiesta a patto che
mi cedesse la sorella e non facesse mai pi
valere alcun diritto su lei.
Il giovane accett tutto contento. Il giorno
dopo andai a prendere la bambina e la portai
a mia moglie che le si affezion subito moltissimo.
Il fratello mor pochi mesi dopo. Egli
aveva rotto ogni rapporto da diversi anni con
tutta la sua famiglia ed Edvige non aveva pi
che dei lontani cugini in Francia.
Nessuno quindi si occup di lei e nessuno
mi disput la tutela che ottenni senza difficolt,
grazie ad alcuni appoggi di cui potevo
disporre.
Poco tempo dopo lasciai la citt, dove
ero sempre vissuto fino allora, per stabilirmi
nella capitale. Fu l che conobbi il conte Carlo
Wrmstein.
- Ma questi sapeva la verit quando si
spos? - lo interruppe Gilberto che aveva
ascoltato con la pi profonda attenzione.
- S, certo, perch io non gliel'ho mai
nascosta; ma gli piacque tuttavia di far credere
che sposava una figlia mia per vendicarsi
cos della sua famiglia e di quel mondo
aristocratico che lo aveva respinto. Nel medesimo tempo, il suo orgoglio di razza era
soddisfatto perch, in realt, faceva un matrimonio
con una che apparteneva al suo
stesso ceto.
- Ma che prove potete darmi di quanto mi
dite?
- Se vostra altezza vuol gettare un'occhiata
su questi documenti... -
E tir fuori dal portafogli alcune carte che
tese al principe.
- Ecco qui l'atto di morte di mia figlia
Salom, l'atto di nascita di Edvige e quello
del suo matrimonio fatto sotto il suo vero
nome. Ed ecco poi la lettera che mi feci scrivere
dal conte Baroczy con la dichiarazione
di avermi consegnata sua sorella di propria
volont, e con la promessa di non riprendermela
mai pi. -
Mentre Gilberto percorreva le carte che
aveva prese dalle mani dell'usuraio, sentiva
una gioia immensa che lo faceva fremere
dalla testa ai piedi.
Quando ebbe finito, domand:
- Ma come spiegate che il conte Wrmstein abbia mantenuto
sempre il silenzio sulla
vera origine di sua moglie, col rischio di
cagionare del male irreparabile alle sue figliuole?
- Gli avevo chiesto di lasciare a me la
cura di svelare quest'origine pi tardi, quando
la bambina fosse stata la moglie di un
gran signore molto altero, che mi avrebbe
ben pagato la mia rivelazione. -
A questa cinica confessione, Gilberto non
pot frenare un gesto d'indignazione.
- Ah,  cos! Che cosa odiosa! Ma chi
era dunque questo conte Wrmstein per accettare
una proposta cos infame? -
Eleazaro ebbe un ghigno sardonico.
- Aveva tanto bisogno di denaro, altezza!
Con questo mezzo io potevo fare di lui ci
che mi piaceva. E poi lo divertiva il pensiero
che il conte di Hornstedt si sarebbe creduto
unito a una mia nipote... Era un uomo tanto
strano, quel Carlo! Mi detestava, ma non poteva
fare a meno di me! -
L'usuraio si stropicci le mani ridendo
furbescamente.
Gilberto aggrott la fronte e pos le carte
sulla scrivania.
- Va bene: ora potete andarvene. Prima
di concludere qualche cosa, per, devo prendere
le mie informazioni. Se saranno soddisfacenti,
il candelabro sar vostro.
- Capisco benissimo e attender senza timore
che vostra altezza si sia completamente
assicurato di quanto gli ho detto, perch ripongo
intera fiducia nella sua parola.
- Suppongo, infatti, che non possiate dubitarne, -
rispose Gilberto con tono pieno
di disprezzo. - Ma non dimenticate di lasciarmi
il vostro indirizzo.
- Eccolo, altezza. -
Eleazaro tir fuori un biglietto dal suo
portafogli e lo porse al principe che gl' indic
con un gesto di disprezzo di posarlo sulla
scrivania.
In quel momento, la porta si apr e comparvero
sull'uscio Myriam e Rachele.
Queste si fermarono vedendo uno sconosciuto.
Eleazaro le avvolse in una rapida occhiata
e disse con voce untuosa:
- Son venuto a portarvi una notizia che
vi far felice, principessa. Non serbate troppo
rancore ora per il vecchio Eleazaro se ha
atteso un poco a farvi sapere ch'egli non
aveva l'onore di essere vostro nonno. -
E inchinatosi fino a terra, l'usuraio usc.
Appena la porta si richiuse, Gilberto si
slanci verso sua moglie abbracciandola con
trasporto.
- S, Myriam, il sangue degli Onhacz non
scorre nelle vostre vene, n in quelle di Rachele!
Tutte le preoccupazioni sono finite,
ora, e non vedr pi nei vostri begli occhi
quelle ombre che vi scorgevo tanto spesso! -
Il giorno dopo, nel pomeriggio, al ritorno
da una passeggiata in carrozza, il principe,
sua moglie e Rachele si fermarono davanti
alla Casa delle Api.
Alla signora Marta, accorsa con tutta la
sveltezza che le permettevano le sue gambe
malate, Gilberto disse con voce allegra:
- Preparateci un po' di quel vostro eccellente
caff, Marta!... Ci fermeremo un momento
da voi per darvi una notizia. La indovinate? -
Cos dicendo; il principe aiutava Myriam
e Rachele a scender di carrozza. La bambina
corse subito a buttarsi al collo della vecchia
donna, gridando:
- S, indovinate, cara signora Marta!...
Una cosa incredibile! Un sogno!
 Ma non saprei... Non ho un'idea...
- Una buona notizia, Marta, vi ripeto:
una cosa che vi riempir di gioia, - disse
il principe.
- Me? Me? - balbett la vecchia, sorpresa
dell'espressione allegra e un po' ironica
del suo padrone.
- S, voi, Marta, che avete fatto di tutto
per allontanarmi da quella che era pur sempre
la mia legittima sposa. -
La signora Marta indietreggi di qualche
passo e congiunse le mani tutta confusa; Myriam,
per, sempre compassionevole, come
al solito, disse a suo marito:
- Via, Gilberto, smetti di rimproverarla.
La povera Marta non poteva sopportare
l'idea che il suo caro principe avesse per
sposa una discendente degli Onhacz. Non
bisogna fargliene troppa colpa, perch 
proprio vero che questo pensiero era una
spina per lei. Ma ora che, grazie a Dio, tutto
 finito, perdonale come le ho gi perdonato
io.
- Oh, gi, - rispose ridendo Gilberto -
tu non rimani mai indietro quando si tratta
di essere indulgenti. Ma tranquillizzatevi,
Marta; non posso serbar rancore a una
domestica fedele come siete sempre stata: e la
prova ne  che siete una delle prime a sapere
la notizia, la grande notizia!... Ma Rachele
brucia dalla voglia di dirvela; via, sorellina,
diglielo, te lo permetto. -
Con voce un po' velata dalla gioia, la bambina
grid:
- Noi non siamo nipoti dell'usuraio! Nostra
madre non era una Onhacz, era una
contessa Baroczy! Dite, Marta, non vi sembra
un sogno? -
La signora Marta spalanc gli occhi per
lo stupore e alz le mani al cielo senza poter
pronunziare una parola.
- Che vi dicevo, Marta? -
La voce ironica del suo padrone parve richiamare
alla realt delle cose la vecchia
domestica, che s'inchin quasi fino a terra, balbettando: - Altezza... io sono... io sono troppo felice! - Gilberto le si avvicin di qualche passo e le pos amichevolmente una mano sulla spalla.
- Via, mia vecchia Marta, siete contenta ora? Rimpiangete pi nulla, ormai?
- Oh, no, pi niente!... Pi niente davvero! - E, volgendosi verso Myriam che le sorrideva con bont, aggiunse con le lacrime agli occhi: - So bene che ora il mio amato padrone sar completamente felice con voi! -
...
.
...
FINE.